Rdc: l’infinita violenza del Nord Kivu

Scontri tra il governo e la milizia M23 mentre il dialogo con i gruppi armati langue, si schiera una nuova compagine tripartita e l'esercito regolare viene accusato dalle Nazioni Unite

La violenza non abbandona il Nord Kivu, una delle regioni della Repubblica Democratica del Congo più interessate dal conflitto alimentato dal controllo delle fonti minerarie di cui il territorio è colmo. Il 22 maggio sono ripresi i combattimenti tra le Forze armate della Repubblica democratica del Congo (Fardc) e i ribelli M23, un gruppo ribelle dissolto ma del quale alcuni membri hanno ripreso dal 2017 ad effettuare incursioni nell’est della Rdc. Teatro degli scontri è Jomba, nel Rutshuru, dove, nel febbraio 2021 venne ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista del Programma alimentare mondiale (Pam) Mustapha Milambo.

Gli scontri dei giorni scorsi hanno costretto migliaia di civili ad abbandonare le loro case e altri a fuggire in Uganda. Come raccontato dall’emittente locale Radio O Kapi le problematiche non si limitano all’area di Jomba ma coinvolgono anche il territorio di Beni (Nord Kivu). Qui contadini hanno dichiarato che i loro campi sono invasi dai miliziani, sia governativi che ribelli. Per questo la popolazione è costretta a concentrarsi sulla coltivazione di piccoli campi vicino alle proprie case.

I ribelli accusano la Monusco

Il 23 maggio la Missione delle Nazioni Unite, Monusco, una delle operazioni Onu più numerose del Pianeta ha condannato gli attacchi condotti dai ribelli del Movimento 23 marzo (M23) e li ha esortati a “cessare immediatamente le ostilità“. In una dichiarazione pubblicata su Twitter hanno riconosciuto “il coraggio e la determinazione” delle sue forze, che hanno risposto agli attacchi avvenuti nel fine settimana nel territorio di Rutshuru.

I ribelli dell’M23 accusano le forze dell’Onu di organizzare “attacchi simultanei” contro di loro. Il loro portavoce, il maggiore Willy Ngoma, ha riferito alla Bbc che le forze delle Nazioni Unite stanno “bombardando seriamente la nostra posizione con elicotteri” e ha accusato la Monusco di aver aiutato una coalizione dell’esercito e altri gruppi di milizie ad attaccarli.

I colloqui di Nairobi

I combattimenti arrivano nonostante il Governo sia in questa fase impegnato a riprendere il dialogo con i gruppi armati nel cosiddetto processo di Nairobi. Rappresentanti del Governo e l’ambasciatore keniota distaccato a Kinshasa sono stati infatti inviati nell’Ituri e nelle due province del Kivu per incontrare i delegati dei ribelli, delle milizie e degli altri movimenti armati attivi nel Paese, che si stima superino il centinaio. Ai colloqui non partecipano però tutti i gruppi e tra gli assenti c’è proprio il movimento M23.

Un altro incontro si era svolto l’8 aprile 2022, al quale hanno partecipato i rappresentanti di oltre 20 gruppi armati congolesi e il governo della Rdc. Secondo la dichiarazione diffusa al termine del vertice, i gruppi che non parteciperanno ai colloqui saranno “trattati militarmente”. Al summit il presidente keniota Uhuru Kenyatta, il congolese Felix Tshisekedi, l’ugandese Yoweri Museveni e il ruandese Paul Kagame (Rwanda) avevano discusso dell’opzione di un dialogo con i gruppi armati. Un secondo vertice che si è volto la scorsa settimana ha portato allo schieramento nell’est della Rdc una forza militare congiunta: questa nuova compagine armata si unisce alle forze ugandesi che sono presenti nell’est della Rdc dal novembre 2021.

Il documento delle Nazioni Unite che accusa l’esercito

Ma i gruppi armati presenti nel Paese non solo l’unico moltiplicatore di violenza nel Paese. Un recente documento delle Nazioni Unite accusa i soldati congolesi di “almeno 231 violazioni” dei diritti umani commesse in nove mesi nel territorio del Nord-Est. I reati, racchiusi in una ‘nota verbale’ e 25 pagine di allegati inviati il 22 febbraio al ministro congolese della Difesa dall’Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica democratica del Congo (Unjhro) fanno riferimento a “violazioni del diritto internazionale umanitario, che costituiscono crimini di guerra”, sempre secondo l’ufficio delle Nazioni Unite.

L’esercito congolese si sarebbe macchiato di attacchi, rapimenti, reclutamento e utilizzo di minori, violenze sessuali e torture. I fatti sarebbero avvenuti nel territorio di Masisi, nella provincia del Nord Kivu, tra il 6 maggio 2021 e il 9 febbraio 2022. Gli esecutori sarebbero i soldati del 3410esimo reggimento delle Forze Armate della Rdc (Fardc) che erano di stanza nella regione. Nella lettera al ministro della Difesa, inoltre, l’ufficio delle Nazioni Unite sottolinea che non è stata “intrapresa alcuna azione per porre fine a queste violazioni e per mettere a disposizione della giustizia i colpevoli”.

Per accendere i riflettori sulla violenza nella Rdc causata anche dal controllo del coltan, oggi a Empoli parta una marcia di sensibilizzazione che attraverso dieci tappa arriverà a Bruxelles. 

*In copertina un’immagine dell’incursione dell’esercito ruandese del 24 maggio 2022 sul suolo congolese tratta dal profilo Twitter di Maître MPINDA K. Richard, politico congolese 

Tags:

Ads

You May Also Like

Elezioni, fattore Kappa

di Andrea Tomasi Kappa, come Kenya, come Kenyatta: il nome di una famiglia che ...

Reattori nucleari sul Mediterraneo

di Ilario Pedrini «Arsenale nucleare da rafforzare», parola del nuovo presidente degli Stati Uniti ...

Tana balcanica per sovranisti

Neofascisti europei a convegno. Un laboratorio pericoloso nel cuore della Serbia ipernazionalista

di Raffaele Crocco Il neofascismo europeo sembra aver trovato una nuova patria. E’ la ...