Sangue nel telefono cellulare

di Andrea Tomasi

Nel Congo si trova la maggior parte delle risorse naturali del pianeta (80%). Fra queste c’è il coltan. In Congo viene estratto circa un chilo di coltan al giorno. Si tratta di una miscela complessa di columbite e tantalite, due minerali della classe degli ossidi che si trovano molto raramente come termini puri. Il termine «coltan» è usato in Africa per riferirsi ad una columbite-tantalite a relativamente alto tenore di tantalio. «La miscela estratta in diversi paesi africani è spesso scambiata con armi e altri beni da organizzazioni paramilitari e guerriglieri africani, in particolare nella regione del fiume Congo». Il tantalio si usa sotto forma di polvere metallica nell’industria elettronica e dei semiconduttori per la costruzione di condensatori ad alta capacità e dimensioni ridotte che sono largamente usati in telefoni cellulari e computer. La paga per chi lavora nelle miniere di coltan – scrive Sconfinare – va da 10 a 50 dollari al mese. Un «affare» per i minatori, se confrontiamo la paga di un operaio, che si ferma a quota 10 dollari/mese. «Il problema è che tanti sono tenuti lì come schiavi, tenuti sotto controllo dai soldati delle varie fazioni ribelli che occupano i giacimenti. Molti sono sfollati a causa delle continue guerre della zona, che finiscono nella rete di sfruttamento». Miseria, violenza e diritti violati in un Paese, che sarebbe uno degli Stati più ricchi al mondo. «Ma il governo nulla può contro i gruppi armati, sostenuti da Paesi come Ruanda, Uganda e Burundi che sono stati denunciati dall’Onu per lo sfruttamento delle risorse congolesi. Il primo, inoltre, è il più grande esportatore mondiale di coltan, nonostante non abbia nemmeno una miniera sul proprio territorio». Un lavoro massacrante: «Adulti e bambini scavano alla ricerca dei preziosi minerali per guadagnarsi l’essenziale per vivere, per non morire di fame, per il sogno di potersi costruire una casa, forse un giorno anche una famiglia. Le zone dei giacimenti dove sono le miniere dai cui si estraggono coltan e cassiterite (l’altra sostanza necessaria per i nostri telefonini) – scrive Francesca Cavaliere su Blitz Quotidiano – sono controllate dai militari, dai membri delle Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda, le FDLR, uno dei più sanguinari e violenti gruppi di combattenti africani». La cassiterire è un minerale (biossido di stagno). Essendo il minerale principale dello stagno viene commercialmente utilizzato per estrarre questo metallo usato per produrre il bronzo ed altre leghe speciali (Wikipedia) e per fare le saldature. Nel 2010, il regista danese Frank Piasecki Poulsen è andato in Congo per vedere con i suoi occhi, è entrato in una di questa specie di miniere ed ha girato il documentario «Blood in the Mobile» per far conoscere al mondo cosa c’è dietro alle materie prime dei nostri cellulari, da dove vengono e come sono estratte». Ma l’utilizzatore di telefoni cellulari ha un’alternativa? Secondo Gianluca Lemma dell’Ong Accri, che si occupa di bambini lavoratori, la risposta è sì. Sarebbe «il Fairphone, marca di smartphone olandese creati solo con componenti tracciabili e progettato per durare nel tempo, grazie anche alla facilità con cui i singolo pezzi possono essere sostituiti. Nel frattempo, comunque, l’Unione Europea ha approvato l’anno scorso un emendamento sull’obbligo per i produttori di tracciare alcuni minerali usati: è un inizio, ma il cambiamento deve partire dall’anello più importante della catena: noi».

èStoria 2016 – Coltan, quando i nostri smartphone costano vite umane

https://it.wikipedia.org/wiki/Columbite-tantalite

https://it.wikipedia.org/wiki/Cassiterite

Perché ho mollato l’iPhone per passare a Fairphone

foto tratta da www.rivoligiovani.it

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