Scommessa di pace nel cuore del conflitto

La testimonianza di Renato Sacco dalla Carovana di StopTheWarNow che ha incontrato a Kiev i pacifisti obiettori ucraini 

“Stare qualche ora con Yuri Sheliazhenko, Segretario esecutivo del movimento pacifista ucraino, con chi cerca la pace qui in Ucraina, significa anche percepire la fatica di essere nel proprio Paese in guerra eppure continuare a credere che si debba lottare contro la follia delle armi”, ci dice al telefono da Kiev don Renato Sacco di Pax Christi, organizzazione cattolica sempre in prima fila quando c’è da mettere in campo sforzi per la pace. Sacco è stato a Sarajevo, a Kabul e ora è a Kiev. Gli abbiamo chiesto le sue impressioni del quarto viaggio della Carovana di StopTheWarNow mirata al tema dell’obiezione al servizio militare. “Sono momenti importanti per uno come me, come noi di questa Carovana – dice Sacco – noi che siamo sempre stati obiettori di coscienza, ci siamo schierati contro le banche armate, il traffico d’armi, che abbiamo detto: Io non collaboro! Ma qui sei dentro la guerra e vicino a gente che, pur amando il suo Paese, non accetta la logica del conflitto e vi si oppone. Non è facile

Una scelta difficile…

A Sarajevo, durante l’assedio, ricordo bene che mi dicevano: la guerra è un treno  che non si ferma e da cui non si scende. E ne abbiamo un esempio in Italia dove la cultura della guerra si diffonde con facilità in questi mesi. Ecco allora che è importante essere qui: essere qui fisicamente vicini a chi rischia continuamente di essere additato come disertore, traditore solo perché rifiuta la logica della guerra. In una parola siamo con chi continua a dire Signornò. E del resto anche il Papa ci ha additato come modelli coloro che nei porti si rifiutano di caricare le armi o quei militari che ebbero il coraggio di dire no a Hitler

Ora in Ucraina, come in Russia, dire Signornò significa pagare un caro prezzo

Si, questa gente che con l’obiezione si oppone all’assuefazione alla guerra è disposta a pagare in prima persona. Disobbedire è pericoloso e ciò vale per credenti e non ma è il punto. Si avvicina l’anniversario della nascita di don Milani (Firenze, 27 maggio 1923 ndr) e certo ci saranno celebrazioni su questo grande sacerdote. Ma quanti vorranno ricordare che don Lorenzo ci disse che Obbedire non è più un virtù? E’ un insegnamento forte che vale per tutti: politici, insegnanti, giornalisti…

Avete avuto incontri con il movimento pacifista e toccato temi come obiezione e diserzione. Avete avuto difficoltà?

No, tutto è direi filato liscio ma se noi eravamo 22 loro erano assai di meno. E’ facile capire come sia difficile e faticoso opporsi alla guerra e come sia stato difficile pubblicizzare un evento del genere. Ti faccio solo questo esempio: in questi giorni alcuni giovani studenti che stavano cercando di attraversare la frontiera per motivi di studio sono stati bloccati. Il clima è questo anche se a Kiev si vive una normalità indecifrabile. Stamattina la nebbia fitta ci ricordava i tempi che viviamo… E’ fin troppo chiaro che chi non vuole alimentare la guerra, chi la denuncia, chi vi si oppone non ha vita facile. Ed ecco il senso di questa Carovana di StopTheWarNow, la quarta. Forse quella più “politica” nei suoi contenuti. Abbiamo portato aiuti in sei pulmini e anche tenuto un piccolo convegno in Romania sui temi della pace all’Università di  Chernivtsi.  C’erano 100 studenti. Il nostro gruppo è formato da tante sigle. Coordinato da Un Ponte Per e Movimento non violento, c’è Pax Christi ma anche Libera o la Casa delle donne di Pisa. Poi eccoci a Kiev per un’agenda di nuovi incontri anche con la nostra ambasciata e la nunziatura. Andiamo avanti.

In copertina uno scatto di Marco Di Marcantonio: la Carovana e i pacifisti ucraini sotto la statua di Ghandi a Kiev. Renato Sacco è il settimo da sinistra

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