Si decide il destino di Assange

Cadute molte accuse contro l'attivista ma c'è un pessimo rapporto con la stampa e il rischio di una trappola

di Maurizio Sacchi

Il 27 ottobre 2021, l’Alta Corte presieduta da Ian Burnett, Lord Chief Justice di Inghilterra e Galles, e da Lord Justice Holroyde,ha tenuto la prima d’udienza d’appello sul caso di Julian Assange che ha seguito  parte del procedimento  in collegamento video dalla prigione. Ci si aspettano settimane per una sentenza, dopo di che è possibile per entrambe le parti appellarsi alla Corte Suprema. Si dovrà decidere sull’estradizione di Assange, verso gli Stati uniti, o, come parrebbe da una controversa proposta, verso l’Australia, di cui l’imputato fondatore di Wiki Leaks è cittadino., 

Per gli Stati uniti, che da sempre premono perché Assange venga portato davanti a una corte a stelle e strisce, l’anno è iniziato con una sconfitta legale, quando la richiesta al Regno unito  di estradare Julian Assange per affrontare le accuse di spionaggio  è stata respinta. anche se da allora egli si trova  nella prigione di Belmarsh in attesa di un appello. Cosa potrebbe far pendere orala bilancia verso l’estradizione? Una novità è rappresentata da un pacchetto di assicurazioni senza precedenti da parte degli Stati Uniti, sul fatto  che Assange non verrebbe tenuto in condizioni di massima sicurezza e che avrebbe potuto scontare la pena nella sua nativa Australia. Ma un esperto di Amnesty International sulla sicurezza nazionale e i diritti umani in Europa ha detto: “Queste non sono affatto assicurazioni. Non è così difficile guardare quelle assicurazioni e dire: queste sono intrinsecamente inaffidabili, si promette di fare qualcosa, ma  poi ci si riserva il diritto di rompere la promessa”.

Nell’agosto 2021 una perizia dello psichiatra Prof Michael Kopelman,sul rischio di suicidio per Assange, potrebbe ora essere messa in discussione dal giudice Baraitser che pensa si sia dato troppo peso a questo fattore. Ma nel corso di quest’anno, molte delle accuse contro Assange si sono rivelate, più che false, costruite ad arte: nel giugno 2021 il giornale islandese Stundin ha pubblicato i dettagli di un’intervista con Sigurdur Ingi Thordarson, uno dei testimoni del Dipartimento di giustizia americano contro Assange. Nell’intervista Thordarson ha dichiarato di aver fabbricato le accuse utilizzate nell’atto d’accusa statunitense. In quanto all’estradizione di Julian Assange in Svezia per una “indagine preliminare” su accuse di reati sessuali, che ha preluso all’incarceramento nel Regno unito, Il procedimento  iniziato nel 2012. e si è chiuso il 12 agosto 2015, quando i procuratori svedesi hanno annunciato di aver abbandonato le indagini su tre delle accuse contro Assange, perché i termini di prescrizione erano scaduti. L’indagine sull’accusa di stupro è stata abbandonata dalle autorità svedesi il 19 maggio 2017.

Nel maggio 2019, i procuratori svedesi hanno riaperto l’indagine, con l’intenzione di chiederne l’estradizione  dal Regno Unito, dove sta scontando  50 settimane di carcere per aver saltato la cauzione. Nel giugno 2019 il tribunale distrettuale di Uppsala ha negato la richiesta di trattenere Assange, impedendo così la sua estradizione in Svezia. Ha detto che l’indagine svedese non richiedeva la presenza di Assange in Svezia, che avrebbe potuto essere ascoltato online. Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer, ha indagato sulle accuse di stupro contro Assange e ha detto di non aver mai visto un caso paragonabile in cui una persona è stata sottoposta a nove anni di indagini preliminari per stupro senza che le accuse siano state presentate.

Nel suo rapporto, Melzer  critica apertamente  i procuratori svedesi, tra le altre cose, per aver presumibilmente cambiato le dichiarazioni di una delle donne senza il suo consenso, per farlo sembrare uno stupro. Melzer ha descritto l’indagine svedese sullo stupro come un “abuso dei processi giudiziari volto a spingere una persona in una posizione in cui non è in grado di difendersi”.  E’ da notare che una delle donne intervistate da Melzer in seguito lo criticò aspramente, e ne chiese le  dimissioni. Ha detto che Melzer, definendo come una “corretta vittima di stupro” dovrebbe agire, stava cadendo nel victim blaming -il dare la colpa alla vittima- e che il suo rapporto era in parte “falso e diffamatorio”. Melzer ha pubblicato una dichiarazione in cui cerca di risolvere i malintesi e spera che non distolgano l’attenzione dai problemi nel caso di Assange. Più tardi la donna ha detto, che  per lei l’azione di Assange non era stata un crimine, e che ha “perdonato da lungo tempo” Assange.

A giocare a sfavore di Assange nella controversia potrebbe pesare il suo difficile rapporto con la stampa. Un lungo e dettagliato articolo di  Bill Keller del New York Times Magazine del 22 ottobre 2021 ricostruisce proprio le tappe della sempre più difficile relazione tra l’attivista e le maggiori testate del Pianeta: il New York Times, il Guardian di Londra, el Pais di Madrid…tutti questi appaiono nel servizio, che il magazine italiano Internazionale traduce e pubblica. E’ una storia avvicente; ma è anche una storia nella storia, poiché riguarda strettamente i rapporti fra Assange e i grandi giornali, mentre rimane sullo sfondo il problema: sulla processabilità e estradizione di Assange, sulla fondatezza delle accuse. Quello che è in discussione in questi giorni.

E’ interessante però la precisazione che si fa nel sostenere che i media avevano il diritto di non farsi strumentalizzare e dirigere da Assange, che sembrava arrogarsi il diritto di decidere cosa e quando pubblicare. L’immagine che ne esce di Julian Assange è questa: “Con il tempo i giornalisti si sono fatti l’idea che Assange era un tipo intelligente e istruito, con enormi competenze tecnologiche, ma anche arrogante, permaloso, paranoico e stranamente ingenuo.” E’ difficile a dirsi se la Corte britannica sarà influenzata o no dal clima mediatico. Ma certamente il verdetto per cui bisognerà ancora attendere sarà comunque controverso. E nel frattempo Assange è in carcere.

Nell’immagine, uno sticker pro-Assange in uno scatto di Markus Spisske per Unsplash

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