Stupro: un’arma da guerra

di Andrea Tomasi

Lo stupro di massa è un’arma da guerra. A dirlo per la prima volta è la Corte dell’Aja. Con un pronunciamento che è destinato a restare nella storia, la Corte penale internazionale (Cpi) ha condannato il 21 marzo scorso l’ex vicepresidente del Congo, Jean-Pierre Bemba. Capi d’accusa: saccheggio, assassinio e, appunto, stupro. Bemba è stato considerato colpevole in quanto al comando delle milizie «che commisero atrocità continue e generalizzate nella Repubblica Centrafricana nel 2002 e 2003» scrive il Fatto Quotidiano.  È la prima volta che la Corte dell’Aja condanna un uomo per il ruolo avuto come comandante militare e siamo anche di fronte alla prima sentenza che considera gli stupri di massa come armi da guerra. Bemba, 53 anni, era alla guida dei soldati del Movimento per la liberazione del Congo, inviate a sostegno del presidente Ange-Feliz Patasse, attaccato dai ribelli di Francois Bozize. «Che peraltro riuscirono a rovesciare Patasse». La vicepresidente del Senato Valeria Fedeli (Pd) ha commentato così: «La Corte penale internazionale lancia un messaggio importante, che sollecita tutta la comunità internazionale e ogni singolo Stato affinché ci sia un impegno deciso contro le violenze sessuali. Mi auguro che questa nuova decisione sia un monito per tutti gli Stati ad agire ancora più concretamente contro questi crimini, che colpiscono principalmente donne e bambine e vengono perpetrati per seminare il terrore tra la popolazione civile in zone di guerra, disgregare famiglie, distruggere comunità, nonché, in alcuni casi, modificarne la composizione etnica». Insomma si tratta di un precedente importante che fa sperare chi osserva cosa accade sul palcoscenico internazionale dove, un giorno sì e uno no, in alcune zone del mondo spadroneggiano dittatori, nascono milizie, si consumano violenze, spesso nel silenzio dei Paesi democratici e con la connivenza di potentati economici di valenza multinazionale. Intanto – scrive Internazionale – neanche un mese dopo la storica pronuncia dell’Aja, settantacinque miliziani congolesi arrestati per gli stupri in Sud Kivu. «Le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno arrestato 75 persone appartenenti a un gruppo accusato di aver compiuto violenze sessuali su una trentina di ragazze. Gli stupri sarebbero avvenuti nei pressi del villaggio di Kavumu e avrebbero avuto una funzione rituale». Violenza e miseria in Congo, dove si continua a morire di povertà. Il Paese – racconta l’agenzia Ans – viene chiamato «il paese maledetto dalla sua ricchezza». La definzione è del giornalista D.Snow: «La Seconda Guerra del Congo, chiamata “la Grande Guerra d’Africa”, ha risucchiato militari e civili provenienti da 9 Paesi”». Per le strade di Bukavu – raccontano i missionari salesiani – vagano centinaia di giovani tra i 14 e i 20 anni. «Alcuni di loro non hanno mai frequentato la scuola. La povertà delle loro famiglie li costringe a cercare un lavoro e molti di loro sopravvivono impegnandosi in piccoli lavoretti. Mantengono sempre la speranza di tornare a scuola. E il loro lavoro è sempre sottopagato». Una delle piaghe è l’interruzione o la totale assenza di educazione. La mancanza di formazione priva il Paese di possibilità di sviluppo. «Alcuni giovani entrano nei gruppi criminali e finiscono per utilizzare le armi».

 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/23/stupri-di-massa-corte-dellaja-condanna-ex-presidente-congo-per-uso-come-arma-di-guerra-e-la-prima-volta/2575918/

http://www.infoans.org/sezioni/notizie/item/727-r-d-congo-nel-paese-piu-ricco-del-mondo-la-poverta-continua-a-distruggere-le-vite-dei-giovani

http://www.internazionale.it/tag/paesi/repubblica-democratica-del-congo

 

 

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