Tensione tra Chisinau e Mosca dopo il voto russo

Espulso un diplomatico dopo la raccolta di voti in Transnistria. Il 7 maggio l'incoronazione di Putin. Al potere da un quarto di secolo

Gli effetti della scontata rielezione di Putin e i malumori che circondano la Russia hanno visto una prima dura reazione in Moldavia dove è stato espulso un diplomatico russo per l’apertura di seggi elettorali per le elezioni presidenziali russe nella regione separatista della Transnistria. E’ un elemento di nuova tensione all’interno di relazioni sono sempre più tese tra Russia e Moldavia, il cui governo filo-occidentale si è fermamente opposto all’invasione russa dell’Ucraina.

di Kateryna Mishchenko

Dopo aver conteggiato ed elaborato con un algoritmo il 100% delle schede, la Commissione elettorale centrale (Cec) ha dichiarato che Vladimir Putin è stato rieletto Presidente della Russia con l’87,28%, mentre gli altri candidati hanno ottenuto meno del 5% dei voti: Nikolai Kharitonov il 4,31%, Vladislav Davankov il 3,85% e Leonid Slutsky il 3,20%. Le elezioni si sono svolte dal 15 al 17 marzo. La cerimonia ufficiale è prevista il prossimo 7 maggio. La Cec ha riportato un’affluenza elettorale record: 87 milioni di votanti, pari al 77,44% del totale dei cittadini aventi diritto in tutta la Russia. È la percentuale più alta nella storia delle elezioni presidenziali del Paese. “Più di 76 milioni di elettori hanno espresso il loro voto a favore del capo di Stato in carica. Anche questo è un numero record. Nel 2018, Vladimir Putin aveva ricevuto 56.426.399 voti”, si legge sulla pagina telegram della Commissione.

Mentre Putin, che governa la Russia dal 2000, si è potuto candidare a un quinto mandato, la Commissione elettorale centrale ha però rifiutato la registrazione a tutti i candidati dei partiti non rappresentati in Parlamento e a quelli che si erano presentati in seguito a una raccolta di firme. Giornalisti indipendenti hanno inoltre notato che l’affluenza alle urne è stata “falsata” in diverse decine di regioni come per esempio in Daghestan, Kemerovo, Belgorod e Ivanovo dove è stato documentato che i seggi elettorali hanno fornito risultati identici.

Il movimento per la tutela dei diritti elettorali “Golos” ha denunciato numerose violazioni durante il voto e il conteggio delle preferenze indicando frodi, voti a carosello e come è il caso dei lavoratori del bilancio, voti di massa pubblici. Golos ha definito la campagna presidenziale “la più senza senso” della storia della Russia moderna, dato che i candidati non hanno nemmeno cercato di simulare la propria volontà di competere. Le votazioni si sono svolte anche nei territori occupati da Mosca in Ucraina. L’Unione Europea ha prontamente dichiarato di non riconoscerne la validità. In Crimea, così come nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, le ha definite “una chiara violazione del diritto internazionale”.

Il processo di voto e gli incidenti

In diverse città della Federazione Russa sono state date alle fiamme le urne, o riempite di inchiostro, iodio e verde brillante. Secondo “OVD-Info”, alla fine delle elezioni, sono state arrestate 86 persone in 21 città della Russia. Una coppia per esempio è stata arrestata in un seggio elettorale a Mosca perché indossava una sciarpa con una citazione di George Orwell, mentre nella regione di Saratov un osservatore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) è stato arrestato per aver detto: “Putin getta la gente sotto i carri armati per 250 mila rubli al mese”. Nell’ultimo giorno di elezioni, migliaia di persone hanno partecipato a un’azione di protesta contro il presidente dal nome “Mezzogiorno contro Putin” mettendosi tutte in fila davanti ai seggi elettorali sia in Russia che all’estero. Come ha scritto “Meduza”, nel giorno della protesta gli elettori hanno anche visitato la tomba di Alexei Navalny al cimitero di Borisov, dove hanno lasciato molte schede elettorali con il nome del politico scritto a mano.

Un quarto di secolo al potere

Il 31 dicembre 1999, il presidente Boris Eltsin si è dimesso dal suo incarico. Vladimir Putin è diventato Presidente ad interim della Federazione Russa e il 26 marzo 2000 è stato eletto ufficialmente.
Putin è quindi al potere da 24 anni. Dopo un mandato – dal 2008 al 2012 – in cui ha guidato un governo ufficialmente presieduto da Dmitry Medvedev, è diventato nuovamente presidente senza più interruzioni.
Il dittatore russo più longevo è stato Joseph Stalin: 29 anni, dal 1924 al 1953. Mentre Leonid Brezhnev ha governato per 18 anni.

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