Tigrai: la tregua non ferma le atrocità

La commissione d'inchiesta Onu smette di indagare anche se avverte che "c’è il rischio reale e imminente che la situazione peggiori ulteriormente"

Nessuna proroga: in Etiopia l’Onu non indaga più sulle violazioni dei diritti umani. Dopo che nessun paese si è fatto avanti per chiedere un rinvio, l’indagine sostenuta dalle Nazioni Unite verrà sciolta alla scadenza del suo mandato, ovvero alla fine del mese di ottobre. Martedì 3 ottobre gli esperti della commissione internazionale indipendente hanno chiesto nuovamente al Consiglio dei diritti umani a Ginevra di estendere l’indagine, sottolineando che le atrocità nel Tigrai non si sono fermate con la tregua fissata nel novembre 2022.

Gli esperti Onu hanno infatti affermato che le truppe eritree alleate con l’esercito etiope stanno ancora violentando le donne e sottoponendole alla schiavitù sessuale e hanno citato notizie di esecuzioni extragiudiziali e detenzioni di massa nei nuovi combattimenti in corso nella regione di Amhara, la seconda più popolosa dell’Etiopia. “Siamo seriamente preoccupati per la situazione in Etiopia e per il rischio di future atrocità”, ha affermato Mohamed Chande Othman, presidente della Commissione. Secondo la Commissione, “gli ultimi risultati si basano su una valutazione dei fattori di rischio per le atrocità, che sono i crimini più gravi contro l’umanità”. Il rapporto della Commissione ha rilevato che tutti gli otto fattori di rischio sono ora presenti in Etiopia. “C’è il rischio reale e imminente che la situazione peggiori ulteriormente, ed è compito della comunità internazionale garantire che le indagini continuino in modo che le violazioni dei diritti umani possano essere affrontate e le peggiori tragedie evitate”, ha affermato Steven Ratner, uno degli esperti indipendenti.

Lo Stato etiope si oppone da tempo alla commissione, impedendo agli esperti di condurre indagini che sono stati costretti a lavorare da remoto, da un ufficio in Uganda. La commissione è stata istituita nel dicembre 2021 dopo che un rapporto congiunto delle Nazioni Unite e della commissione statale per i diritti umani dell’Etiopia aveva raccomandato ulteriori indagini indipendenti sugli abusi. Da allora sono stati pubblicati due rapporti completi che hanno concluso che tutte le parti hanno commesso abusi durante la guerra del Tigrai e che sono stati commessi crimini di guerra. Il primo rapporto accusava il governo etiope di usare la fame come arma di guerra, limitando l’accesso degli aiuti alla Regione mentre i ribelli la controllavano. Nel loro secondo rapporto, pubblicato nel mese di settembre, gli esperti della commissione hanno affermato che il processo di giustizia avviato dall’Etiopia “è ben al di sotto” degli standard africani e internazionali. Intanto il 3 ottobre, l’Unione Europea ha annunciato un pacchetto di aiuti da 650 milioni di euro per l’Etiopia, il primo passo del blocco verso la normalizzazione delle relazioni con il Paese.

A sostenere che le atrocità proseguono c’è anche l’ong Human Right Watch. “La tregua di novembre nel nord dell’Etiopia non ha posto fine alla pulizia etnica dei tigrini nella zona occidentale del Tigray”, ha dichiarato Laetitia Bader, vice direttore per l’Africa di Human Rights Watch.

(Red/Est/Al.Pi.)

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