Tintinnar di sciabole in Cile

Scontro radicale sulla nuova Costituzione. Boric sotto attacco di fake news e minacce di golpe  

di Maurizio Sacchi

Il 4 settembre i Cileni dovranno decidere se approvare o respingere la bozza dei 499 articoli della nuova Costituzione, scaturita dalle proteste del novembre 2019, il “reventón”. Malgrado la schiacciante vittoria delle sinistre sia nell’elezione dell’ Assemblea costituente, sia nelle elezioni presidenziali  che hanno visto la vittoria di Gabriel Boric, il rischio che la nuova Carta non passi alla prova del referendum é concreto. Sebbene  la destra non abbia avuto potere di veto all’interno dell’Assemblea, il fuoco di sbarramento esercitato dai media sta avendo effetto.

L’ultimo sondaggio dell’agenzia  Plaza Pública Cadem dice che il 45 percento degli intervistati è propenso a “rifiutare” la Costituzione, contro il 37 percento favorevole.  Invece, secondo l’agenzia Data Influye, il 40 percento degli intervistati ritiene che una vittoria di Apruebo – la nuova Costituzione – porterà una maggiore pace sociale e politica in Cile nel lungo termine, indipendentemente dalla loro preferenza per il plebiscito del 4 settembre, mentre  il 29 percento ritiene che una vittoria del rifiuto porterà una maggiore pace sociale e politica in Cile. E il 14 percento ritiene che nessun risultato contribuirà a questo risultato, a conferma di una forte radicalizzazione della società cilena. La campagna per il referendum inizierà ufficialmente il 6 luglio, quando saranno autorizzati gli eventi di propaganda, e la stampa e i media  pubblicheranno le posizioni delle due  parti. Ma nei fatti la campagna é già in corso, con toni e contenuti quanto meno preoccupanti.

In questo clima, in sostanza,  essere ”anti-Boric” equivale a essere contro la nuova Costituzione. Il movimento conservatore Amarillos por Chile, uno dei più attivi della rete. ha in Cristián Warnken, presentatore televisivo, un paladino popolare. Ma  Warnken ha dovuto ammettere che rifiuta qualcosa che non conosce, perché non ha letto la bozza del testo costituzionale. Secondo l’Osservatorio di Politica e Reti Sociali dell’Università Centrale (UCEN), quasi il 50 percento degli utenti di Internet ha un’opinione negativa della Costituzione e dell’Assemblea stessa, ma solo il 3 percento ha qualche conoscenza del testo uscito dalla Costituente.

Così circolano fake news  che parlano di tribunali esclusivamente indigeni, o di aborto libero fino al nono mese di gravidanza.  Mentre il testo della bozza di costituzione recita :”il Cile è uno Stato plurinazionale e interculturale che riconosce la coesistenza di nazioni e popoli diversi nel quadro dell’unità dello Stato” e che tutte le persone hanno “il diritto di decidere in modo libero, autonomo e informato sul proprio corpo, sull’esercizio della sessualità, sulla riproduzione, sul piacere e sulla contraccezione”. Boric sta pagando un prezzo molto alto in tutto questo: a soli tre mesi dal suo insediamento il 57 percento disapprova il suo operato, e molto dipende da questa massiccia campagna di disinformazione e radicalizzazione. 

Boric ha individuato nell’informazione l’arma per combattere questa strategia.  La campagna “Facciamo la storia” cerca di migliorare la conoscenza dei cileni sul voto del 4 settembre. “Come governo adempiremo al nostro dovere di informare, considerando che entrambe le alternative, approvo o respingo, sono valide e legittime“, ha detto il presidente, che ha molto in gioco nella consultazione. Boric ha ricordato che “il processo costituente è anche parte del patrimonio immateriale di tutti i cileni“.  L’opposizione conservatrice ha lanciato una serie di ricorsi legali, affermando che si tratti di interferenza illecita sul processo referendario, ma per ora questi  sono stati respinti.

L’Assemblea costituente del Cile ha anche approvato una norma che impedisce la rielezione dell’attuale presidente Gabriel Boric per un secondo mandato consecutivo una volta terminato quello attuale nel 2026. Boric dovrà infatti attenersi alle disposizioni previste dall’attuale Carta fondamentale, che non prevede la possibilità di una rielezione immediata del presidente. Con 124 voti favorevoli, nessun voto contrario e tre astenuti, è stato approvato ieri l’articolo che stabilisce che “il Presidente della Repubblica eletto per il periodo 2022-2026 non può candidarsi alla rielezione per il periodo successivo, e resterà in carica con i poteri costituzionali per i quali è stato eletto”. Lo stesso presidente Boric ha valutato positivamente il provvedimento. “Molto bene”, ha scritto sul suo account Twitter.

Ma c’è anche chi minaccia apertamente il golpe. L’ex comandante in capo della Marina, Miguel Ángel Vergara, in occasione del  Día de las Glorias Navales, il 21 di maggio, ha detto, parlando  all’attuale Stato maggiore che esiste una “minaccia interna” che vuole distruggere le nostre tradizioni e valori, e che è necessario essere pronti ad andare “all’arrembaggio, lasciandoci alle spalle la nostra confort zone, come lo fecero quelli che ci hanno preceduto”. Il procuratore Cristián Andrade ha annunciato che indagherà sulle dichiarazioni dell’ex ammiraglio.

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