Ecuador: si ricontano i voti

Dietro alla sinistra tradizionale, contesa fra un indigenista e un conservatore

 

di Maurizio Sacchi

Dopo più di una settimana dalle elezioni presidenziali del 7 febbraio l’Ecuador non sa ancora quale candidato andrà al ballottaggio con Andrés Arauz, il delfino dell’ex presidente Rafael Correa, l’unico ad avere una maggioranza sufficiente per assicurarsi il posto al ballottaggio dell’11 aprile. I due contendenti al secondo posto, il conservatore Guillermo Lasso e il rappresentante indigeno Yaku Pérez sono infatti separati dau na manciata di voti. Torna ad irrompere con forza il movimento indigeno ecuadoriano, con la figura di Yaku Pérez, riconosciuto leader indigeno e ambientalista, ex prefetto della provincia di Azuay e difensore dei diritti della natura (benché i dati che giungono oggi mettano a rischio questa possibilità ndr).

Mentre Arauz si impone al primo posto con il 32,22% dei voti, siamo di fronte al virtuale pareggio tecnico tra Pérez (19,80%) e Lasso (19,60%), Dopo una raffica di polemiche, e di accuse incrociate di furto del voto  i due hanno concordato con Diana Atamaint, presidente  dell’Autorità di controllo elettorale, di rivedere i verbali in 17 delle 24 province. Sarà ricontato  il 100% dei voti del  Guayas, il territorio che ha ribaltato la tendenza  nella fase finale del conteggio dei voti, quando Perez sembrava certo del secondo posto. E anche il 50 percento di altre 16 province.

Questa decisione pone fine a una ridda di riecriminazioni, riavvicinamenti e accuse che ha disorientato gli ecuadoriani nell’ultima settimana. Le aaccuse di Yaku Pérez di “frode elettorale” sono scattate quando il conteggio era al 90 percento, e lo davano davanti a Lasso, Il politico dell Creo, che ha infine accettato una revisione dei voti  Sullo sfondo c’è un possibile accordo fra i due  per formare un fronte comune contro il candidato dell’Unes, sia chi sia che raggounga il secondo turno, i due contendenti si sono riuniti il 12 febbraio a parlare per ore.

“Non è certamente la stessa cosa che al ballottaggio vada Pérez o Lasso. Se Lasso andasse al secondo turno, la polarizzazione tossica [fra conservatori e progressisti] tornerebbe in primo piano, e sarebbe lo scenario peggiore. Se invece andasse al ballottaggio Yaku Pérez, si aprirebbe uno scenario politico nuovo e inaspettato. Ci troveremmo di fronte alla disputa tra due sinistre ´[quella tradizionale di Arauz, e la nuova sinistra di Perez ndr]`. “ lo scrive sul manifesto Maristella Svampa, che prosegue: “ Da un lato ci sarebbe il “progressismo reale”, che è stato al potere per dieci anni (2007-2017), con Alianza País e sotto la ferrea guida di Rafael Correa, che persiste nella vittimizzazione e non mostra alcuna volontà autocritica; dall’altra parte c’è invece la sinistra indigena e ambientalista, che oggi appare rinnovata, rafforzata dalla rivolta dell’ottobre 2019, alleata con nuovi settori giovanili urbani (e anche con settori femministi).”

Un punto di polemica tra la nuova sinistra e quella tradizionale riguarda le estrazioni di minerali. Mentre l’indigenista Perez osteggia questa politica, che se pur fonte di introiti economici, causa danni enormi, non solo all’ambiente, ma anche alle comunità indigene, la visione dell’ex presidente Correa, e mentore del candidato di testa, è legata a un modello di sviluppo aggressivo, e questo sembra mettere in dubbio una possibile alleanza fra i due volti della sinistra ecuadoriana. Il correísmo ha portato a un’espansione della frontiera del petrolio, ha cancellato  il progetto Yasuní, che nel 2007 si aveva proposto di bloccare l’estrazione del petrolior.e ha  invalidato la richiesta di Iniziativa popolare, proposta dal movimento “Yasunidos”, contro  lo sfruttamento petrolifero. Sempre a Correa si devono i processi penali contro i portavoce delle organizzazioni indigene e il ritiro dello status giuridico e l’espulsione del’ Ong Fundación Pachamama nel 2013, la minaccia di scioglimento di Acción ecológica, una delle principali ONG ambientali con un forte legame con movimenti indigeni nel 2009 e 2016 e la cancellazione del visto ed espulsione di consulenti stranieri legati a leader ambientalisti.

Nell’immagine da Unsplash, Quito in uno scatto di Mauricio Muñoz

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