In manette il presidente di Amnesty Turchia, parte la raccolta firme

Ancora un’ondata di arresti in Turchia. A finire in manette questa volta Taner Kılıç, presidente di Amnesty International Turchia, finito in carcere il 6 giugno, insieme ad altri 22 avvocati.

Per loro l’accusa di  far parte del movimento guidato da Fethullah Gülen, ideatore, secondo le autorità turche del fallito colpo di stato del luglio 2016.

In seguito al fallito golpe la repressione del presidente Erdogan ha portato all’arresto di almeno 50 mila persone e all’epurazione di 150 mila dipendenti pubblici: giudici, docenti universitari, insegnanti, impiegati ministeriali, comandanti della polizia e delle forze armate e anche alcuni sportivi turchi di fama internazionale.

Per richiedere l’immediata scarcerazione l’organizzazione ha lanciato una raccolta firme.

 “La storia di Taner Kılıç parla chiaro: è quella di un uomo che ha sempre difeso quelle libertà che le autorità di Ankara stanno cercando di annullare”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Taner Kiliç fa parte del direttivo di Amnesty International Turchia a partire dal 2002 ed è stato eletto presidente nel 2014.

“Il fatto che le purghe abbiano raggiunto persino il presidente di Amnesty International è l’ennesima prova del punto a cui sono giunte e di quanto siano diventate arbitrarie”, ha protestato il segretario generale dell’ong, Salil Shetty.

Al momento il fermo non appare comunque legato al lavoro di Amnesty International, né sembra prendere di mira specificamente l’organizzazione, precisa l’ong.

Secondo quanto riporta l’agenzia Nena News La procura di Ankara ha in questi giorni emesso mandati di cattura anche contro quattro dipendenti e altri quattro ex dipendenti della principale azienda nazionale del settore della difesa, Aselsan. Per loro, l’accusa si basa sul presunto utilizzo di ByLock, una applicazione di messaggistica per smartphone che i golpisti avrebbero impiegato per scambiarsi informazioni criptate.

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