Ucraina, il comico e l’oligarca

Come previsto, Zelenskiy vince a valanga sul magnate Poroshenko. Uomo nuovo o “burattino”? Indipendente o manovrato? Restano i nodi da sciogliere: corruzione, rapporti con la Russia, con la Nato, con l’Europa

di  Maurizio Sacchi

Con una percentuale di voti al di sopra del 70%, Volodymyr Zelenskiy ha sbaragliato il suo rivale e presidente uscente, Petro Poroshenko, nella votazione finale delle elezioni presidenziali in Ucraina. Il primo dato da non sottovalutare è proprio questo, che rappresenta forse l’unica certezza di questa svolta. Perchè dubbi e ambiguità sulle politiche che seguirà il neo-eletto non mancano. Malgrado le tensioni con la Russia siano ancora tangibili, e la guerra del DonBass sia più congelata che finita; malgrado i problemi che dividono le due popolazioni di lingua ucraina e russa; il  processo di adesione all’Unione europea in fase di definizione, gli elettori ucraini hanno scelto un volto nuovo, che ha per sua priorità la lotta alla corruzione e allo strapotere degli oligarchi, che condizionano la vita del Paese.

La sensazione degli ucraini che la corruzione sia il primo problema del Paese è condivisa: si trova al 130 ° posto su 180 paesi nell’ indice di percezione della corruzione del 2017 di Transparency International, un autorevole think-tank tedesco. Nel 2015, il britannico The Guardian ha definito l’Ucraina “la nazione più corrotta in Europa”. Secondo un sondaggio condotto da Ernst & Young nel 2017, gli esperti hanno considerato l’Ucraina la nona nazione più corrotta al mondo. Il risultato è che l’Ucraina è, dopo la Moldavia, la nazione più povera d’Europa. Tutta l’economia è dominata da un piccolo gruppo di oligarchi, che condizionano la magistratura, e tutto l’apparato dello Stato e dell’economia, con un sistema di corruzione radicato. La speranza di rompere questa rete soffocante ha portato il protagonista della serie tv “Servitore del popolo”  al vertice dello Stato.

Anche Petro Poroshenko, 5 anni fa, fu eletto come campione della lotta a questo sistema. Con il problema di far parte egli stesso dell’oligarchia: era ed è il proprietario del colosso dei dolciumi nazionale. E la sua fortuna si è ingigantita durante il mandato, mentre l’Ucraina scivolava sempre più in basso. Un’ ombra simile sembra proiettarsi fin da ora però anche sulla figura scintillante di Zelenskiy, che ha colpito l’immaginazione popolare col personaggio televisivo di un uomo comune, ma onesto, che si ritrova per caso alla guida dell’Ucraina. L’ombra è quella di Ihor Kolomoisky, un miliardario ucraino che risiede attualmente in un esilio auto imposto in Israele, accusato dalle autorità di Kiev di appropriazione indebita di oltre 5 miliardi di dollari dei titolari di conti presso la sua ex banca, PrivatBank.

Ihor  Kolomoisky è il proprietario della casa di produzione Kvartal 95, che è quella della serie televisiva “Servitore del popolo”, interpretata da  Zelenskiy, in onda dal  2015 al 2019. Il partito politico di Zelenskiy ha lo stesso nome della serie, ed è stato creato nel marzo 2018. Il neo-presidente ha negato di essere un “burattino” nelle mani dell’oligarca, o di esserne finanziato. Ma i giornali ucraini hanno scoperto documenti di volo che provano suoi frequenti viaggi a Tel Aviv e Ginevra, le due basi operative  dell’oligarca espatriato. Questo sembra inquietare gli ambienti della finanza internazionale. Il livello di corruzione è tale, che gli investitori esteri fuggono. Commenta al riguardo Timothy Ash, esperto dell’Ucraina e economista londinese con BlueBay Asset Management:”Non sono così preoccupato per l’influenza della Russia – il rischio di Kolomoisky è maggiore” .

E la Russia? “Il nuovo presidente dell’Ucraina potrebbe riprendere il controllo sulla parte  separatista Est del suo Paese in pochi mesi, e ottenere gas a buon mercato e importanti investimenti dalla Russia se riparasse i legami con Mosca”, ha detto il più stretto alleato del Cremlino in Ucraina. Viktor Medvedchuk, una figura di spicco dell’opposizione ucraina sostenitrice della Russia; Medvedchuk ha delineato questa prospettiva in un’intervista a The Moscow Times, giornale in inglese della capitale russa, prima del ballottaggio delle elezioni presidenziali in Ucraina di domenica. Cittadino ucraino, Medvedchuk non rappresenta ufficialmente la Russia, ma le sue parole hanno un peso dovuto alla sua stretta amicizia con il presidente Vladimir Putin e ai precedenti come intermediario tra le due nazioni. Secondo il giornale di Mosca, la Russia ha deciso di interferire il minimo nel processo elettorale, quando si è resa conto che alla presidenza sarebbe salito un uomo nuovo. In attesa di capirne le intenzioni.

E l’ Occidente? L’Ucraina è alle soglie di una entrata nell’Unione europea; e le sue navi partecipano alle manovre navali della Nato, in aperta sfida alla marina del Cremlino. Ma la sua adesione al blocco occidentale non sembra per ora in discussione. Secondo lo stesso Timothy Ash, “nessun politico ucraino può essere filo-russo e rimanere in carica o vincere un’elezione”. Eppure nemmeno la decisa scelta occidentale di Poroshenko, che pure aveva ottenuto grandi agevolazioni per gli ucraini che desiderassero emigrare nell’Area Schengen, lo ha salvato dall’indignazione popolare per la corruzione dilagante. Quel penultimo posto nella graduatoria della povertà graverà più delle scelte di politica internazionale nel capire chi è l’uomo nuovo dell’Ucraina.

In copertina: uno show della catena Kvartal 95, il trampolino del neo.presidente

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