Ucraina: la mediazione del “sultano”

Erdogan si propone come elemento di equilibrio tra Nato e Russia. Scommessa difficile di un leader sempre più ambizioso

di Filippo Rossi

(Istanbul) – Durante una visita ufficiale a Kiev lo scorso giovedì, il Presidente turco Recep Tayip Erdogan si è offerto di mediare nella crisi attuale fra Russia e Ucraina che rischia di scatenare un conflitto che potrebbe sfuggire facilmente di mano a livello mondiale. Erdogan, dopo l’incontro con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha annunciato che farà il possibile per evitare una guerra nella regione cercando una soluzione diplomatica all’escalation che sembra non cessare da ormai un mese e che vede coinvolte potenze a livello mondiale. “La Turchia è pronta a partecipare affinché cessi la crisi fra due nazioni amiche e vicine con le quali condivide le coste del Mar Nero” ha commentato Erdogan, aggiungendo: “Ho annunciato che saremmo lieti di ospitare una conferenza per discutere di dei dettagli tecnici”.

Il Presidente turco ha inoltre dichiarato di aver invitato il Presiedente russo Vladimir Putin in Turchia per discutere di un piano concreto per attutire gli attriti non appena quest’ultimo sarà di ritorno da Pechino, dove si è recato per assistere all’apertura dei giochi olimpici invernali cominciati venerdì sera.  Ankara si muove però su un campo minato. Se da un lato intrattiene forti relazioni commerciali e diplomatiche con entrambi i paesi, dall’altro la sua posizione potrebbe compromettersi facilmente.

La settimana scorsa, sconsigliando a Putin di invadere l’Ucraina, Erdogan si è messo in una posizione scomoda visto che la Turchia, sebbene intrattenga forti relazioni con entrambi i Paesi, è un membro della Nato e deve ottemperare ai suoi doveri. Questo potrebbe far desistere un eventuale avvicinamento da parte della Russia se l’invito dovesse essere preso in considerazione, in particolare calcolando che ormai da anni, Ankara ha firmato un accordo strategico con l’Ucraina fornendo i droni Bayraktar TB2 a Kiev (proprio giovedì è stato inoltre annunciato che saranno prodotti anche su suolo ucraino), i quali sono stati usati contro i separatisti nella zona orientale del Paese, sotto lo sguardo fortemente critico di Mosca. Inoltre, sempre giovedì, Ucraina e Turchia hanno firmato un ulteriore accordo commerciale che – secondo quanto si è calcolato – dovrebbe aumentare il volume di commercio bilaterale annuale fra i 7 e i 10 miliardi.

Tutte mosse che potrebbero essere viste con sospetto da Mosca, la quale intrattiene relazioni forti e amichevoli con la Turchia, sebbene episodi di crisi non siano mancati negli ultimi anni. Nel 2015, un jet militare russo è stato abbattuto in Siria proprio dalla Turchia. Mosca ha reagito fermando i voli turistici verso sud e colpendo direttamente al cuore dell’economia turca. Più tardi, nel 2020, quasi 40 soldati turchi sono invece rimasti uccisi in un bombardamento russo nella regione siriana di Idlib. Uno scenario, quindi, che va al di là della sola crisi fra Russia e Ucraina, e che incide ormai anche nel ruolo giocato dalle potenze in altri contesti geopolitici. Infine, non da meno, c’è in ballo anche la volontà della Turchia di provare a ristabilire un rapporto più solido con gli Stati Uniti e la Nato dopo la decisione – anche questa considerata controversa dai suoi alleati- di comprare sistemi di difesa aerea proprio dalla Russia.

In uno scenario intricato e delicato, Ankara sembra essere decisa a prendere in mano la situazione. Se la Russia sembra essere un mercato indispensabile per l’economia turca, Erdogan dovrà cercare di mediare in maniera molto cauta per evitare di far innervosire il partner ucraino e i suoi alleati occidentali, evitando di subire un contraccolpo diretto nel suo Paese. Per la Turchia, una guerra fra Russia e Ucraina sarebbe devastante non solo economicamente ma anche geograficamente, condividendo parte dei confini marittimi sul Mar Nero con entrambi. Da mesi, tuttavia, la tensione internazionale in Europa dell’est sembra non cessare. Se da un lato Stati Uniti e Nato sono apertamente schierati nei confronti dell’Ucraina rinfoltendo i loro ranghi nelle loro basi a est, Mosca, dall’altro, ha già radunato un esercito di più di 100 mila uomini al confine ucraino, in assetto di guerra, minacciando un’invasione caso in cui le sue richieste -fra cui quella più importante di non fare entrare l’Ucraina nella Nato- non venissero accolte dalla controparte.

In copertina, l’ingresso di  Mehmed II il Conquistatore a Costantinopoli. Particolare del quadro di  Fausto Zonaro

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