War Games: la guerra sotto traccia per Taiwan

Una simulazione americana di un attacco cinese  mostra uno scenario drammatico e costoso da evitare. Come? Aumentando la deterrenza: rafforzando le difese dell'isola contesa e mandando più armi. Dall'inviato nel Sudest asiatico

di Emanuele Giordana

Bangkok – Il Centro americano per gli studi strategici e internazionali (Csis) sostiene, con una simulazione resa nota all’inizio di questa settimana, che i costi troppo alti di una guerra con la Cina sconsigliano fortemente questo possibile scenario ma anche che è possibile che Taiwan sconfigga un’invasione cinese solo se gli Stati Uniti intervenissero in difesa dell’isola. Una vittoria, dice lo studio del Csis, che avrebbe comunque un costi enormi e non solo in termini di denaro: andrebbe infatti incluso nel prezzo da pagare per Washington anche la perdita di decine di vite umane. La ricerca, che ha simulato un “War Game” che considera un’invasione cinese anfibia a Taiwan nel 2026, sostiene che la simulazione è stata fatta più volte e consiglierebbe dunque di evitare in ogni modo un intervento diretto. Meglio, dice lo studio, puntare sulla prevenzione rafforzando le difese dell’isola come forma di deterrenza.

Secondo gli esperti americani, la Cina comincerebbe il suo attacco distruggendo la marina e l’aeronautica di Taiwan sin dalle prime ore dell’attacco. Poi la marina cinese circonderebbe l’isola contesa mentre decine di migliaia di soldati attraverserebbero lo stretto di Taiwan sia con mezzi navali sia con truppe aviotrasportate. The First Battle of the Next War / Wargaming a Chinese Invasion of Taiwan (di cui riproduciamo la copertina) sostiene dunque che Taiwan deve resistere e non capitolare e che se Taiwan si arrendesse prima che le forze statunitensi possano essere utilizzate, il risultato sarebbe scontato. Bisogna dunque, dice il rapporto, rafforzare le forze di terra taiwanesi che devono diventare il centro dello sforzo di difesa di Taiwan. La difesa dell’isola va dunque rafforzata e dunque, in tempo di pace, gli Stati Uniti e Taiwan devono lavorare insieme per rifornire l’isola delle armi di cui ha bisogno e prevedere per gli Stati Uniti l’utilizzo delle proprie basi in Giappone per operazioni di combattimento preparando così la capacità di colpire la flotta cinese rapidamente e in massa dall’esterno.

Forse l’indicazione più interessante del rapporto, studiato per elaborare un quadro militare che eviti una situazione ucraina e preveda dunque per tempo un attacco cinese, è che una guerra con Pechino sarebbe devastante in termini di denaro e perdita di vite umane. Ciò, crediamo noi, dovrebbe spingere verso altre soluzioni che non solo quella militare. Meglio forse sarebbero simulazioni di “Diplomatic Games”, scegliendo ben altro tipo di prevenzione.

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