Zimbabwe: elezioni tra sospetti e scontri

Il partito Zanu-Pf rivendica la vittoria ma l'opposizione non ci sta e scende in piazza: bilancio di sangue per le prime elezioni dopo Mugabe

di Alice Pistolesi

Il vincitore non è ancora ufficiale ma almeno una parte della popolazione dello Zimbabwe è già in rivolta.

Lunedì 31 luglio si sono svolte le elezioni, le prime dopo la caduta del presidente Robert Mugabe (costretto alle dimissioni nel novembre 2017). Per la prima volta dopo 37 anni ininterrotti Mugabe non era candidato.

Anche senza il leader 94enne, però, sembra cambiare poco per lo Zimbabwe. A vincere la tornata elettorale (o almeno così pare trapelare) è stato il partito Zanu-Pf (L’Unione Nazionale Africana di Zimbabwe), al governo insieme a Mugabe dal 1980.
L’Assemblea Nazionale ha un totale di 210 posti e lo Zanu-PF , se confermate le proiezioni che saranno ufficializzate il 4 agosto, si sarebbe assicurato la maggioranza.

Tutto questo nonostante il partito di opposizione Mcd (Movimento per il Cambiamento Democratico ) tramite il proprio candidato Nelson Chamisa avesse annunciato la propria vittoria il giorno dopo le elezioni.

In un tweet il leader aveva dichiarato: “Vittoria eclatante. Abbiamo realizzato un ottimo risultato e siamo pronti a formare il prossimo governo”

Victory is ours!Long winding queues in most parts of Harare.There seems to be a deliberate attempt to suppress and frustrate the Urban vote. Good turn out but the people’s will being negated & undetermined due to these deliberate & unnecessary delays.We are in because #Godisinit

— Nelson Chamisa (@nelsonchamisa) 30 luglio 2018

Al suo annuncio era seguito il tweet del capo dello Stato ad interim Emmerson Mnangagwa, leader di Zanu-Pf “Dai seggi mi giungono notizie molto positive”.
Al voto si sono presentati 23 candidati, ma da subito era stato evidente che a giocarsi la presidenza erano soltanto il quarantenne pastore protestante e avvocato Chamisa e Mnangagwa.

Gli animi del Paese sono agitati. La giornata di ieri è stata all’insegna degli scontri nella capitale Harere tra manifestanti ed esercito che in tenuta anti sommossa ha utilizzato idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. I militari hanno sparato sulla manifestazione provocando almeno tre vittime.

“La polizia dello Zimbabwe conferma la sfortunata morte di tre persone durante gli scontri avvenuti ad Harare nel distretto centrale del business”, ha dichiarato la portavoce Charity Charamba alla tv di stato.

Dopo la fine della manifestazioni i soldati sono rimasti a presidio degli incroci e la polizia ha vietato gli assembramenti. Proteste si erano levate anche davanti alla sede della Commissione elettorale prima dell’intervento armato dell’esercito.

Gli oppositori lamentano brogli e i sospetti condivisi anche dagli osservatori inviati dall’Unione Europea, che sono potuti tornare a ‘presidiare’ le elezioni del Paese dopo 17 anni. Gli osservatori internazionali avevano infatti criticato con una nota: “La disparità delle condizioni (tra i candidati), le intimidazioni agli elettori e la mancanza di fiducia nel processo elettorale hanno minato l’ambiente pre-elettorale”.

I brogli sono stati smentiti dalla Commissione elettorale dello Zimbabwe.
“Siamo assolutamente certi che non ci sono stati brogli – ha detto la presidente della Commissione Priscilla Chigumba – vogliamo dimostrare al popolo dello Zimbabwe che noi, la Commissione elettorale dello Zimbabwe (ZEC), non violerà la scelta dei leader, non cambieremo la loro volontà”.

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