500 giorni di invasione. Il punto

Si accumulano le giornate - 498 - e  si accumulano i morti. Muoiono i soldati - forse 300mila - e continuano a morire i civili. Il "caso" della centrale di  Zaporizhzhia e delle cluster bomb

di Raffaele Crocco

Sono 498 i giorni della nuova fase della guerra in Ucraina. I giorni si accumulano, esattamente come si accumulano i morti. Muoiono i soldati – forse 300mila ormai le perdite dei due eserciti – muoiono i civili. A Lviv le bombe russe hanno colpito un blocco residenziale. I morti, tutti civili, sono 4, mentre sono 9 i feriti sin qui accertati. Si continua a scavare tra le macerie, il conteggio è assolutamente provvisorio. Contemporaneamente, perché le bombe di tutti sono tutte cattive, diversi edifici residenziali e amministrativi sarebbero stato distrutti a Makiivka, città della regione di Donetsk controllata dai russi. Anche qui ci sono morti e feriti. Sui campi di battaglia l’Ucraina continua l’offensiva. I carri armati sono andati all’assalto nella zona di Robotyne, lungo la strada che va a Melitopol. Non hanno sfondato. I russi hanno resistito. In tutto, sono stati conquistati, pare, 300 metri di terreno. Secondo il comando russo, le truppe ucraine hanno tentato un attacco anche a Kupyansk, ma sarebbero state respinte con molte perdite.

Ma quello che preoccupa davvero le cancellerie internazionali è quanto accaduto nella notte fra il 4 e il 5 luglio, con i combattimenti a soli 40 km dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha chiesto immediatamente e nuovamente l’accesso a tutti gli edifici della centrale nucleare. Ad occuparla, ricordiamolo, sono i russi. L’Agenzia vuole “confermare l’assenza di mine o esplosivi sul sito. Con l’aumentare della tensione e dell’attività militare nella regione, i nostri esperti devono essere in grado di verificare i fatti sul campo”, ha spiegato il direttore generale, Rafael Grossi.

Da mesi la centrale è al centro del gioco di accuse e contraccuse tra Kiev e Mosca. L’Ucraina, per bocca del presidente Zelensky, accusa esplicitamente i russi di aver minato l’impianto. Accusa che non ha trovato riscontro nelle indagini e nelle ispezioni, dei giorni passati, effettuati proprio dagli esperti dell’Agenzia internazionale. Zelensky, pero’, insiste e chiede un’azione immediata della comunità internazionale e torna ad indicare ai propri cittadini come comportarsi per difendersi da eventuali radiazioni nucleari. Il Cremlino respinge tutto al mittente e rilancia. Mosca parla di “alto rischio” di sabotaggio da parte di Kiev. Difficile capire dove stia la verità, ma la “paura nucleare” si sta diffondendo, più rapida e spaventosa di quanto si immagini. Secondo il Financial Times, il presidente cinese Xi avrebbe messo in guardia Putin contro un attacco nucleare in Ucraina.

L’incubo atomico non ferma, però, la corsa al riarmo. In settimana è emerso che gli Stati Uniti potrebbero consegnare munizioni a grappolo all’Ucraina. Lo hanno rivelato funzionari statunitensi alla CBS News. Cosa sono? Sono ordigni che trasportano decine di bombe più piccole. Quando esplodono, le piccolo bombe si disperdono, coprendo un’area sino a cinque volte superiore rispetto alle bombe convenzionali. Sono un’arma micidiale e distruttiva. Non a caso, sono state vietate da più di 100 Paesi. Il rischio, poi, resta con gli ordigni inesplosi. Si trasformano in trappole mortali per i civili anche molti anni dopo la fine della guerra. Esiste una Convenzione sulle munizioni a grappolo. E’ entrata in vigore nel 2010 e vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio di questo tipo di munizione nei 123 stati che ne sono parti o firmatari. Peccato che Stati Uniti, Russia e Ucraina non abbiano mai firmato il Trattato.

Se confermata, questa decisione alzerebbe il livello di tensione fra Washington e Mosca, proprio mentre filtrano voci su colloqui segreti fra Stati Uniti e Russia per trovare una soluzione diplomatica alla guerra. Lo rivela la Nbc News. Ex alti funzionari della sicurezza nazionale Usa avrebbero avuto colloqui segreti con non identificate personalità russe vicine al Cremlino. In almeno una occasione avrebbero anche incontrato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. All’ordine del giorno ci sarebbero stati il destino del territorio controllato dalla Russia e la ricerca di una exit strategy accettabile per entrambe le parti.

 

 

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