77ma Assemblea Generale: la fatica dell’Onu

Le Nazione Unite provano a rilanciare un ruolo sempre più in crisi e criticato per la sua inazione. Guterres promette un ruolo più attivo

di Gianna Pontecorboli

New York – Martedi prossimo, le porte del Palazzo di Vetro si riapriranno per una delle sessioni dell’Assemblea Generale più tese e più difficili della sua ormai lunga storia. Almeno apparentemente, il protocollo sara’ poco diverso dal passato, malgrado le limitazioni dovute alla pandemia e qualche cambiamento nei programmi dovuto alla concomitanza con i funerali della regina Elisabetta. A presiedere la 77esima sessione ci sara’ il nuovo presidente, l’ungherese Csaba Korosi, che ha appena preso il posto del maldiviano Abdullah Shanid. Sul podio, a inaugurare il dibattito dei 193 paesi membri, salirà  come sempre per primo il Brasile rappresentato dal suo Presidente Bolsonaro. Joe Biden avrebbe dovuto essere il secondo, ma a causa del suo viaggio a Londra rimanderà il suo discorso al giorno dopo e lo stesso faranno diversi altri capi di Stato o di governo. Attorno alla sede dell’Onu, le strade chiuse, i controlli di sicurezza e il traffico impazzito faranno come sempre borbottare i newyorkesi.

A non lasciare dubbi sul fatto che si tratterà di un’Assemblea Generale diversa dalle altre, sicuramente drammatica, ma anche impegnata su molti fronti diversi, è stato però lo stesso segretario generale Antonio Guterres, durante il suo tradizionale incontro con i giornalisti in preparazione dell’evento. ”Sono appena tornato dal Pakistan, dove ho guardato al futuro dalla finestra”, sono state le sue prime parole. Non certo per caso, le immagini della devastazione provocata dalle inondazioni gli sono servite per aprire un discorso molto piu’ ampio, non solo sulle conseguenze della guerra in Ucraina, ma anche sulle responsabilità dei paesi più ricchi nei confronti di chi sta pagando le conseguenze dei loro egoismi.

”Che sia il Pakistan, il Corno d’Africa, il Sahel, le piccole isole o i Paesi meno sviluppati, i più vulnerabili del Mondo, che non hanno fatto niente per causare questa crisi, pagano un prezzo tremendo a causa di decenni di intransigenza da parte dei maggiori responsabili delle emissioni”, ha spiegato Guterres.”I paesi del G20 sono responsabili per l’80 per cento delle emissioni…Se un terzo di loro fosse sott’acqua, come potrebbe accadere oggi o domani, forse troverebbero pu’ facile mettersi d’accordo per un taglio drastico delle emissioni”. La decisione di Guterres di concentrare la sua attenzione sui danni provocati dai cambiamenti climatici non è stata certo casuale.

Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, tanti osservatori hanno interpretato la paralisi del Consiglio di Sicurezza come un drammatico segnale dell’irrilevanza di una organizzazione internazionale che non è stata in grado di fermare la guerra. Molti hanno paragonato gli eventi di oggi a quelli che avevano portato alla fine della Societaàdelle Nazioni alla vigilia della seconda guerra mondiale. Parlando con i giornalisti, Guterres non ha certo negato il dramma del conflitto. ”L’assemblea Generale si riunisce in un momento di grande pericolo. Le divisioni geostrategiche sono le più ampie dalla fine della guerra fredda”, ha spiegato, prima di aggiungere con amarezza, ”In questo momento, le possibilità di un accordo di pace sono minime”.

Dal palco e dagli ancora incerti incontri personali dei leader insomma, tutti si attendono solo parole tese e accusatorie. Putin non ci sarà, ma certamente a pronunciarle sarà il suo ministro degli esteri Sergey Lavrov, che solo all’ultimo momento ha ottenuto il suo visto per entrare negli Stati Uniti. In questa situazione, l’impegno dell’Onu, e quello del segretario generale in particolare, sara’ proprio quello di far capire al mondo che il Palazzo di Vetro ha ancora delle carte da giocare per superare i drammi provocati dalla crisi in tanti settori diversi e che intende giocarle con energia.

”L’Onu va oltre il Consiglio di Sicurezza”, ha puntualizzato, prima di ricordare che solo pochi mesi fa la decisione dell’Assemblea Generale di chiedere ai Paesi che utilizzano il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza di dare una spiegazione delle ragioni del loro voti di fronte ai 193 paesi membri ha sicuramente cambiato l’equilibrio dei poteri all’interno dell’organizzazione. ”Siamo i maggiori dispensatori di aiuto umanitario nel mondo”, ha aggiunto,”le nostre azioni per il mantenimento della pace funzionano e siamo attivi come mediatori dei conflitti, per esempio in Yemen. Ci battiamo contro i cambiamenti climatici e per le riforme dei sistemi finanziari. L’Onu e’ dappertutto e non e’ limitata dal fatto che alcuni paesi nel Consiglio di Sicurezza non trovano un accordo”.

Proprio per questo, si parlerà seriamente dei danni provocati dai cambiamenti climatici al ”Climate Moment” organizzato nella sala del Consiglio Economico e Sociale, si affronteranno i problemi dell’istruzione dei giovani di tutto il mondo in un vertice speciale che comincerà già lunedi e quelli della sicurezza alimentare nei paesi colpiti dai conflitti, dalla siccità o dalle inondazioni. E quando, pochi giorni fa, lo stesso Guterres ha avuto una lunga conversazione telefonica con Putin, l’argomento di conversazione sono stati soprattutto i passi da fare per superare gli ostacoli alla vendita dei fertilizzanti russi e l’organizzazione di negoziati per lo scambio dei prigionieri di guerra”.Dei pericoli creati da una guerra la cui fine sembra ancora lontana, insomma, nessuno si dimenticherà parlando dal podio. Più in sordina, però  l’Onu cercherà di dimostrare di avere ancora un ruolo attivo. ”Quello che facciamo è cercare delle soluzioni concrete dove è possibile, anche in Ucraina” , Magari per fare arrivare una nave carica di grado ai troppi bambini che hanno fame. O per raccogliere fondi e aiuti di ogni tipo per quelli vittime di una inondazione.

In copertina il Segretario generale durante la conferenza stampa in un o scatto di Evan Schneider/ Un Photo

 

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