Ancora una volta un golpe

 

di Raffaele Crocco

Ancora una volta un golpe, un colpo di mano, la decisione di interrompere un processo politico forzando le cose. In questo caso, poi, con la piazza dalla propria parte.
Le cose vanno chiamate per nome, sempre e ciò che è accaduto in Egitto è un golpe militare, senza se e senza ma. Vero: il Paese era ed è in ginocchio dal punto di vista economico. Era ed è sfiancato dalla delusione di aver visto andare a pezzi le speranze di cambiamento democratico che nel 2011 aveva portato alla fine del dominio di Mubarak. Era ed è inchiodato dall’avanzare di un’idea teocratica e islamica dello stato che si contrapponeva alle voglie di laicità e democrazia.
Tutto vero, ma resta l’essenza della vicenda, ci piaccia o meno. Il presidente Morsi era stato eletto democraticamente e rappresentava un governo legittimo, per quanto poco simpatico o lontano dalle aspettative di molti egiziani e di troppi stranieri. Per cambiarlo serviva un processo altrettanto democratico. Non possono essere le armi a garantire – se davvero lo fanno – cambiamenti democratici e partecipazione. Non devono essere i militari i garanti della libertà e dei diritti.
Su questo punto non ci possono essere discussioni, se accettiamo che la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo sia la traccia su cui lavorare per risolvere conflitti e ingiustizie. Non ci possono essere incertezze o raffinati calcoli geopolitici.
Quello che è accaduto in Egitto è il segno di come sia difficile cambiare. Da un lato ci mostra una società pronta a reagire, capace di scendere in piazza per chiedere miglioramenti, democrazia, libertà. Dall’altro ci indica tensioni, gruppi che vogliono imporre idee e visioni del mondo approfittando di questa voglia di cambiare.
Le cosiddette Primavere Arabe rischiano di morire prima di nascere, di trasformarsi in semplici sostituzioni di gruppi di potere, sempre più oscuri, sempre più malati. Smettiamola di guardarle con gli occhi dell’affetto, del sogno e valutiamole con la lente dei diritti. E’ l’unico strumento che abbiamo per capire cosa è giusto e cosa no.

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