Andrea Purgatori. Un saluto a un amico

Il noto giornalista d’inchiesta si è spento a Roma stamattina. Negli anni aveva seguito numerosi conflitti: il Vietnam, quello civile in Libano, l’Iran-Iraq, la Prima Guerra del Golfo, l’Intifada in Palestina, le rivolte in Tunisia e Algeria  

di Alessandro De Pascale

Era il 2007. Allora stavo facendo uno stage al mensile di Legambiente, La Nuova Ecologia. Il mio primo articolo lo avevo scritto nel 1996 (da minorenne), ma in quel periodo, dopo aver fatto un corso di giornalismo ambientale, iniziavo a cercare di trasformare in un mestiere quella che era una passione. Tra i giornali che leggevo a quel tempo c’era il settimanale Left (erede del vecchio Avvenimenti della onlus l’Altritalia). Il direttore era Andrea Purgatori (assieme ad Alberto Ferrigolo). Da mesi lavoravo ad una storia sull’uso di sostanze stupefacenti nei conflitti armati e andai a bussare alla sua porta per proporgliela.

Conoscevo Purgatori solo professionalmente. Inviato del quotidiano Il Corriere della Sera dal 1976 (prima ancora che nascessi) e grande giornalista d’inchiesta, Andrea si era negli anni occupato di numerosi casi scottanti: lo stragismo, il terrorismo internazionale e italiano negli “Anni di Piombo”, il caso Moro e soprattutto la strage di Ustica. Per la sua costante ricerca della verità in merito a quell’incidente, avvenuto nel 1980 e costato 81 vite umane (tutte civili) in seguito a quello che si è poi prefigurato come l’abbattimento di un velivolo passeggeri italiano nel Mar Tirreno meridionale da parte di un aereo non identificato in uno scenario da guerra in tempo di pace, le famiglie delle vittime credo non lo dimenticheranno mai, con riconoscenza a vita.

Quando nella primavera del 2007 andai a proporgli la mia storia, gli si illuminarono gli occhi. “Bellissima idea”, mi disse. “Mi ricorda il Vietnam, l’uso di eroina tra soldati e veterani di quel conflitto”, che Andrea aveva seguito a suo tempo e continuato a raccontare (l’ultima volta nel giugno 2020 ad Atlantide, il programma di approfondimento della tv La7 che guidava dal 2017). Andrea si era occupato spesso di conflitti, trattando la guerra in Libano del 1982, quella tra Iran e Iraq degli anni Ottanta, ancora a Baghdad la prima del Golfo del 1991, l’Intifada in Palestina, le rivolte in Tunisia e Algeria.

Senza conoscermi, mi assegnò la storia di copertina di Left e ben 14 pagine. “Hai 2 settimane per consegnamela”, mi disse. Tornai a casa contento ma anche terrorizzato per la mole di lavoro e i tempi stretti. Avevo già raccolto tutte le informazioni che mi servivano. Dovevo solo organizzare mentalmente il tutto e, soprattutto, scriverla. Arrivò in edicola il 1° giugno 2007, sul numero 22 di Left. Negli anni avrei continuato a seguire l’argomento e nel 2017, esattamente dieci anni dopo, quella storia di copertina diventò il mio quarto libro e forse quello a cui tengo di più, “Guerra & Droga” pubblicato da Castelvecchi nel 2017 e che gli era piaciuto molto. Se oggi faccio questo mestiere, lo devo quindi anche lui, che è stato tra i primi a credere in me e apprezzare il mio lavoro.

Circa un mese fa avevo saputo che stava male. Ci eravamo sentiti l’ultima volta la settimana scorsa. Volevo cercare di fare di nuovo un lavoro per lui, sul Myanmar da cui sono tornato da poco. Che brutta notizia, la sua scomparsa avvenuta stamattina in un ospedale romano. Ciao Andrea. Mancherai e non solo a me ma a chi ti conosceva, al tuo pubblico, a chi ti ha voluto bene e stimato, sia come uomo, sia come grande e apprezzato giornalista di inchiesta.

Nella foto in copertina, il giornalista d’inchiesta Andrea Purgatori al Giffoni Film Festival del 2022 © GIO_LE/Shutterstock.com

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