Armenia, accordo dopo la tempesta

Le dimissioni di Serzh Sargsyan favoriscono il liberale Nikol Pashinyan. Da oggi primo ministro

Almeno per il momento le turbolenze che hanno caratterizzato l’Armenia nelle ultime settimane si sono calmate e il paese ha un nuopvo premier. Dopo la lunga protesta che nei giorni scorsi aveva infiammato le piazze di Erevan, la capitale dell’Armenia, il neo eletto premier (ed ex presidente) Serzh Sargsyan si era infatti dimesso, dichiarando di voler rispettare il volere delle quasi 100’000 persone scese in piazza a manifestare contro di lui. A essere eletto oggi è stato così proprio Nikol Pashinyan, uomo simbolo e leader della manifestazione che ha evitato che Sargsyan, dopo due mandati da primo ministro e 10 anni da presidente, diventasse una figura troppo simile a un presidente a vita. Durante questa protesta, guidata dal suo Partito del contratto civile, Pashinyan era stato arrestato assieme ad altri due parlamentari dell’opposizione ed era stato accusato da Sargsyan di “non aver imparato nulla dal 2008”, anno in cui Pashinyan aveva partecipato a manifestazioni politiche simili a quelle dei giorni scorsi e nelle quali erano rimaste uccise 10 persone.

L’elezione di Pashinyan non sorprende, essendo il suo l’unico nome sul tavolo, ma arriva dopo una settimana di lunghi negoziati e di discussioni interne al Partito repubblicano, che si era inizialmente opposto con tutte le sue forze, dichiarando che “sostenerlo ora sarebbe stata ipocrisia politica”. Con gli scioperi nazionali in tutta l’Armenia dei giorni scorsi, però, il partito di maggioranza si è visto costretto a cambiare idea, e il parlamento oggi si è pronunciato con 59 voti a favore e 42 contrari.
Pashinyan non è certo estraneo a questo clima politico: i giornali che oggi vanno a scrutare nel suo passato lo descrivono come un uomo molto coinvolto nella vita politica del paese; un giornalista, editore dagli anni Novanta dell’Armenian Time e un uomo la cui transizione alla politica è parsa quasi naturale. Ma c’è anche chi vede nella sua partecipazione alla sommossa di aprile un passo molto astuto, con il quale presentarsi come il rappresentante delle masse, inserendosi in un clima di vuoto politico che Sargsyan non aveva saputo colmare.

Nikol Pashinyan, storicamente allineato con i liberali, dovrà ora fornire un’indicazione più precisa riguardo al suo programma politico e a quello del suo governo: di fronte al parlamento, una settimana fa, ha dichiarato di non volersi descrivere come “di destra o di sinistra”, poiché questa vecchia divisione “non funziona più”. Indubbio è che, oggi, Pashinyan goda di un grande sostegno popolare, e che abbia manifestato la capacità di essere un politico pragmatico nel momento del bisogno.
Qualunque sarà il suo orientamento, dunque, l’augurio degli armeni è che il primo ministro non dimentichi il suo passato da giornalista e da attivista politico, rimanendo capace di ascoltare e di fare attenzione al volere delle piazze.

(Testi e foto Teresa di Mauro da Erevan)

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