Armi: l’export italiano premia Al Sisi

Nel 2019 autorizzazioni per 5,17 miliardi con l'Egitto come primo acquirente. I dati della Relazione annuale al Parlamento

I dati aggregati dell’export militare italiano per il 2019 contenuti nella Relazione al parlamento, evidenziano un mercato florido che non sembra per nulla tenere in conto la politica estera del nostro Paese: vedono infatti l’Egitto di Al Sisi ai vertici della lista di Paesi destinatari delle armi prodotte dall’Italia. Si tratta della nazione, vale la pena ricordarlo, dove fu torturato e ucciso Giulio Regeni e che ora detiene da mesi illegalmente Patrick Zaky. Lo denunciano oggi Rete Disarmo e Rete della pace  che hanno potuto visionare il documento e sono in grado per primi di diffonderne una sintesi.

“Nel corso del 2019 – spiega una nota diffusa oggi dalle due Reti – si sono registrate autorizzazioni di movimenti in uscita dall’Italia di materiale d’armamento per un controvalore di 5.174 milioni di euro sostanzialmente in linea con il 2018 (lieve decremento pari a -1,38%) stabilizzandosi quindi su un livello costante di export dopo i picchi di autorizzazioni iniziati con il 2015 (8,2 miliardi in quell’anno e poi 14,9 miliardi nel 2016 e 10,3 nel 2017). Si tratta comunque dell’80% in più rispetto ai valori del 2014″.

Si  può dunque affermare – prosegue la nota –  che  ” le esportazioni record del triennio 2015-2017 hanno trascinato le commesse per l’industria militare italiana su un livello medio superiore a quello di inizio secolo, con ben 84 Paesi destinatari (dal 2015 sono ormai stabilmente oltre 80 le destinazioni complessive). Un effetto che si farà sentire sempre di più nei prossimi anni sulle effettive spedizioni e fatturazioni. A questo riguardo, l’Agenzia delle Dogane registra avanzamenti annuali di consegne definitive per complessivi 2.899 milioni di euro (2.388 milioni per licenze singole e 511 milioni per licenze globali di progetto)”.

L’AgustaWestland AW159 Lynx Wildcat elicottero, prodotto dalla Leonardo S.p.A., leader nelle vendite all’estero

Il Paese destinatario del maggior numero di licenze risulta essere l’Egitto con 871,7 milioni (derivanti in particolare dalla fornitura di 32 elicotteri prodotti da Leonardo spa) seguito dal Turkmenistan con 446,1 milioni. Al terzo posto si colloca il Regno Unito con 419,1 milioni. Fra le prime 10 destinazioni delle autorizzazioni all’export troviamo 4 Paesi NATO (2 dei quali anche nella UE) insieme a 2 dell’Africa Settentrionale (l’Algeria oltre al già menzionato Egitto), 2 asiatici (Corea del Sud insieme al già citato Turkmenistan) ed infine Australia e Brasile. Complessivamente il 62,7% delle autorizzazioni per licenze all’export ha come destinazione Paesi fuori dalla UE e dalla NATO

“Riteniamo gravissimo e offensivo – scrivono le organizzazioni – che sia stata autorizzata la vendita di un così ampio arsenale di sistemi militari all’Egitto sia a fronte delle pesanti violazioni dei diritti umani da parte del governo di Al Sisi sia per la sua riluttanza a fare chiarezza sulla terribile uccisione di Giulio Regeni. Chiediamo al Governo di riferire il momento del rilascio di tali autorizzazioni per stabilirne la paternità e comunque di sospendere ogni trattativa di forniture militari in corso finché non sia stata fatta piena luce dalle autorità egiziane sulla morte di Regeni”. E, aggiungiamo noi, sulle garanzie e le condizioni di ZaKy.

Una foto della Casa Bianca dove il rais egiziano Al Sisi è in compagnia di Sisi, re Salman d’Arabia e Donald Trump. Tutti grandi venditori e grandi acquirenti di armi. L’italia comunque si difende

(Red/Int)

Nell’immagine di Manfred Heyde, in copertina Mointecitorio. Nel testo un‘infografica di Rete Disarmo 

Tags:

Ads

You May Also Like

Le armi della Svizzera – 2

Lo «Swiss made» che imbarazza la Confederazione. La seconda puntata dell'inchiesta di Filippo Rossi

di Filippo Rossi* Nel 2012 decine di migliaia di granate Ruag sono state trovate ...

No al reato di clandestinità

di Claudia Fava del Piano No al reato di clandestinità. Non è lo slogan ...

In manette il presidente di Amnesty Turchia, parte la raccolta firme

Ancora un’ondata di arresti in Turchia. A finire in manette questa volta Taner Kılıç, ...