Belfast: speranze nella città divisa

Dopo oltre vent’anni dall’accordo del Venerdì Santo, il muro è ancora presente, ma il desiderio di Pace e di dialogo tra religioni è forte. Un reportage

di Valentina Ochner da Belfast

Belfast trasmette un grande senso di ordine. Il City Hall è posizionato nel centro della città. Da qui si snodano tante strade, come una ragnatela. Qua e là si vedono opere d’arte che decorano i palazzi. Camminando verso la periferia Nord-Ovest i murales mutano gradualmente i loro messaggi,  diventano sempre più politici e cambia anche il supporto: se in centro abbellivano solo gli edifici, qui ricoprono un muro. Si chiama Peace Wall. Ad un primo veloce sguardo potrebbe sembrare un monito per le nuove generazioni, un ricordo di cosa non deve ripetersi. Ma basta osservare i cancelli ben oliati per accorgersi che non è stato lasciato qui solo come ricordo. Questo muro, infatti, è ancora operativo anche se sono ormai passati più di vent’anni dall’accordo del Venerdì Santo, che nel 1998 sancì la pace tra le due comunità protestante e cattolica nella capitale Nord-Irlandese, mettendo fine alla guerra.

Visto da un turista potrebbe sembrare anacronistico ed eccessivo, ma le persone che vivono in questa zona ne sentono la necessità. È vero che le tensioni tra le due comunità si sono allentate, ma il muro è ancora indispensabile durante alcuni periodi dell’anno. Per esempio nei giorni vicini al 12 luglio, quando la comunità protestante festeggia l’anniversario della battaglia di Boyne,  allestendo grandi falò in giro per tutta la città. Durante questi avvenimenti la città si polarizza. Aumenta il rischio di disordini e scontri, il che rende indispensabile il muro. Le persone che ci convivono sono grate della sua presenza, anche se preferirebbero che non ce ne fosse la bisogno. Una ragazza che ha vissuto da bambina il periodo dei troubles mi racconta che il suo sogno sarebbe quello di poter abbattere questi muri, in un prossimo futuro, per piantare degli alberi al loro posto.

Negli ultimi anni sono nate alcune integrated schools. In queste scuole miste i giovani di entrambe le Chiese crescono e studiano insieme. Al momento ce ne sono soltanto tre in tutta Belfast. Anche le scuole cattoliche e protestanti portano avanti progetti di integrazione. Per incentivare queste iniziative il governo Nordirlandese stanzia dei fondi per finanziare viaggi di istruzione e uscite formative condivise. Questi progetti hanno lo scopo principale di abituare i ragazzi a vivere insieme e apprezzare le rispettive differenze per migliorare la società del futuro.

Una comunità che porta avanti con convinzione la causa dell’integrazione è quella della New Life Church. Essa è dal lato protestante del muro, ad un centinaio di metri dal confine. L’edificio che ospita questa Chiesa è un palazzetto polifunzionale con una sala da concerti munita di palco e maxischermo dove leggere i testi delle canzoni. La celebrazione non assomiglia minimamente alla funzione della messa che ci si aspetterebbe. Il palco è occupato da una band che suona e canta musica dal sound contemporaneo, unito a testi a carattere religioso. Il “pastore” parla tra una canzone e l’altra accogliendo al suo fianco delle persone. Ognuno di loro racconta con gioia le rispettive esperienze di volontariato in giro per il mondo. Tra il pubblico ci sono persone di tutte le età e di diversi gruppi etnici e tutti sembrano trovarsi a casa. Alcuni di loro durante le canzoni alzano le braccia al cielo cantando a squarciagola, come se volessero far arrivare direttamente a Dio la loro preghiera, con un’emozione che traspare fortissima dai loro gesti. La vera particolarità di questa Chiesa, come racconta Paula, una delle volontarie, è che è aperta a “chiunque voglia seguire Cristo e la sua parola”. Non importa il credo di appartenenza. Qui ognuno viene accolto senza pregiudizi.

La speranza che portano avanti comunità come questa è quella di porre definitivamente fine all’astio tra i due credo religiosi e sostituire i murales paramilitari, con immagini di pace e fratellanza, perché la storia non faccia le rime.

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