Gaza, la tregua dopo i raid

La nuova spirale di violenza, partita dall'omicidio del leader della Jihad palestinese Abu al-Ata, pare essersi arrestata. Cosa è successo

Una nuova, l’ennesima, escalation di violenza ha provocato 32 morti e circa 100 feriti tra i palestinesi a Gaza. Escalation che potrebbe però aver trovato una, ennesima, tregua temporanea questa notte. La violenza è ripartita nella striscia di Gaza dopo che le forze israeliane hanno ucciso Abu al-Ata, un comandante del secondo movimento più potente nella Striscia di Gaza, la Jihad islamica palestinese, e sua moglie, in un raid aereo nella loro casa a Gaza City. Abu al-Atta, secondo la radio militare israeliana, era responsabile di molti attentati e di lanci di razzi verso Israele ed era considerato il leader politico e militare del Pij.

Poco dopo la sua morte, avvenuta martedì mattina, sono stati lanciati razzi da gruppi palestinesi verso Israele. I razzi palestinesi hanno provocato alcuni feriti ma sono stati quasi del tutto intercettati dal sistema protettivo israeliano. In risposta alla raffica di razzi, sono partiti dozzine di raid aerei israeliani che in due giorni hanno ucciso 32 persone. Pare che i raid aerei e gli attacchi di artiglieria abbiano colpito anche case, terreni agricoli, allevamenti di pollame e orti. Il neo Ministro della difesa israeliano, Naftali Bennett, ha affermato che il Paese non esiterà a prendere di mira altri membri del gruppo della Jihad islamica. “Le forze di sicurezza israeliane daranno la caccia a tutti i terroristi, fino a quando i nostri figli saranno al sicuro”, ha dichiarato.

Il cessate il fuoco è stato raggiunto questa notte con la mediazione dell’Egitto. Un inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, è arrivato al Cairo per guidare gli sforzi di de-escalation. La Jihad islamica palestinese conferma che l’accordo è entrato in vigore questa mattina affermando che: “L’occupazione (Israele) ha accettato le condizioni dettate dalla resistenza”. A quanto pare Hamas non ha partecipato a questa operazione. Il ministro degli esteri israeliano Israel Katz, in un’intervista alla radio militare, ha commentato questa assenza interpretandola come un successo per lo Stato Ebraico.

Il gruppo della Jihad Palestinese, tra agosto e ottobre 2019 aveva ripreso, in autonomia rispetto ad Hamas, il lancio di razzi verso le città israeliane, in particolare verso Sderot. Da tempo, infatti, il gruppo Jihad non accettava la linea di gestione di Gaza compiuta da Hamas. Resta quindi da capire che posizione prenderà ora Hamas, che secondo l’Istituto per gli studi di politica interazionale (Ispi) ha annunciato dure ritorsioni contro Israele.

di Red/Al.PI.

*In copertina la folla al funerale di Abu al-Ata a Gaza City da Twitter

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