La notte buia di Israele

"Appena insediato il nuovo Governo israeliano appare già incarnare i peggiori incubi della parte liberal del Paese", divaricando ulteriormente una frattura sociale che ha pochi precedenti nella storia dello Stato. Un'analisi

di Davide Assael*

Si è appena insediato (il giuramento è avvenuto il 29 dicembre) e il nuovo Governo israeliano appare già incarnare i peggiori incubi della parte liberal del Paese, divaricando ulteriormente una frattura sociale che ha pochi precedenti nella storia dello Stato. Il, più o meno esplicito, accordo di coalizione che lega il Likud di Benjamin Netanyahu, Shas (partito religioso sefardita), Giudaismo Unito nella Torah (sintesi dei lituani di Degel HaTorah e dei chassidim polacchi di Agudat Israel) e il Partito Sionista Religioso (Otzma yehudit e Noam) sembra un misto di orbanismo e Arabia Saudita.

Si parte con una serie di leggi che, se approvate, amplierebbero non poco i poteri dell’esecutivo minando il principio di separazione dei poteri, secondo il modello stabilito dal Premier ungherese in questi anni. I provvedimenti in questione vanno, dalla possibilità di ribaltare le sentenze della Corte Suprema con una maggioranza semplice in parlamento, alla proposta di abolire la rappresentanza dell’ordine degli avvocati nel comitato per la selezione dei giudici nominando al loro posto due avvocati scelti dal ministro della Giustizia, passando per una riforma dell’ordinamento giuridico che consentirebbe al ministro della Giustizia mano libera per invalidare le sentenze della Cassazione. In aggiunta, l’accordo di governo raggiunto il 20 dicembre prevedeva l’approvazione immediata di quattro leggi pensate ad hoc per soddisfare i desiderata dei compagni di coalizione.

Il 27 dicembre, dopo una seduta fiume protrattasi per tutta la notte, è stata approvata, con 63 voti favorevoli e 55 contrari (ricordiamo che la maggioranza di Netanyahu è di 64 seggi), la cosiddetta «Legge Deri», dal nome della guida di Shas Aryeh Deri, che ne è diretto beneficiario. Il provvedimento consente al deputato di diventare ministro nonostante una condanna per frode fiscale; alla fine è stato nominato ministro degli Interni e della Sanità. La seconda legge è chiamata «Legge Smotrich» perché, aprendo alla possibilità di assumere incarichi di ministro all’interno di un ministero, ha consentito al Presidente del Partito Sionista Religioso e neo ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, noto per le sue posizioni suprematiste e anti-arabe, di accaparrarsi l’autorità relativamente alle questioni civili in Cisgiordania nell’ambito del Ministero della Difesa.

Raffica di leggi 

La terza legge impedisce la possibilità per quattro membri della Knesset di formare un gruppo autonomo. Dovrebbe garantire al governo maggiore stabilita. L’ultimo provvedimento, approvato, ancora una volta dopo una seduta notturna, il 28 dicembre, consegna al neo-ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, già distintosi per le sue simpatie filo kahaniste e propostosi come star della recente campagna elettorale, di stabilire i parametri di azione della polizia, che per la prima volta è coordinata direttamente da un governo. Il Movement for Quality Government in Israel ha presentato ricorso contro la legge pochi minuti dopo la sua approvazione, dichiarandola «una seria minaccia ai principi basici di una democrazia, come il principio di uguaglianza di fronte alla legge e l’indipendenza della polizia».

C’è, poi, il lato «saudita» della questione, anzitutto partendo dal rafforzamento del carattere religioso (dicasi ebraico) dello Stato. In sequenza: pur non esplicitando se faccia parte dell’accordo di governo, il Premier entrante si è dichiarato favorevole alla proposta di Otzma yehudit di spostare le competenze dell’Area C della West Bank, ora sotto controllo di Tsahal (Forze di Difesa Israeliane), dall’esercito al governo. In caso si facesse, è già stato dichiarato da membri del Partito Sionista Religioso che verrebbe bandita ogni bandiera palestinese negli uffici pubblici. Un’annessione di fatto. Ancora, i partiti della coalizione chiedono di legalizzare entro sessanta giorni dall’inaugurazione dell’esecutivo un numero impreciso di insediamenti illegali in Samaria, garantendo loro allaccio alla rete elettrica ed altre utilities. Così come chiedono che venga «stabilizzata» la condizione di cinquanta famiglie trasferitesi illegalmente sulle colline di Evyatar, consentendo loro anche la costruzione di una yeshivà (scuola rabbinica), che sancirebbe una presenza definitiva. La seconda modifica riguarderebbe la Legge del ritorno, che favorisce l’immigrazione ebraica nello Stato. Ad oggi ne può usufruire chi ha un nonno ebreo, a patto che questi non abbia osservato altre religioni. Una clausola storica, ricalcata sulla definizione nazista, che considerava ebreo proprio chi aveva un nonno di religione ebraica. Fu accolta come atto di responsabilità nei confronti di tutti gli ebrei perseguitati dal regime hitleriano. I partiti religiosi al governo chiedono sia abolita, in modo da rendere più omogeneo il nucleo ebraico della nazione.

Nel mirino laici e liberali

Come tutto questo non fosse abbastanza divisivo, la settimana precedente al giuramento è stata scandita da una serie di dichiarazioni che paiono come un pugno in un occhio alla componente laica e liberale del Paese. Fra tutte, si sono distinte le parole della deputata Orit Strock, che ha invocato la libertà per i medici di non prestare cure a persone LGBTQ+ se in contrasto con la propria coscienza. Dichiarazioni, che si aggiungono alle liste di proscrizione con i nomi dei giornalisti che farebbero propaganda «arcobaleno» annunciate da Avi Moaz (Noam) e che, soprattutto, seguono il progetto di legge definito «Motti Steinmetz Law», dal nome del cantante charedì (ultraortodosso) che si era rifiutato di far partecipare al proprio concerto pubblico LGBTQ+. Evento sanzionato, vedi un po’ tu, dalla Corte Suprema nel 2019.

Ora, non sfugge a nessuno che questa sequela di richieste, accordi, dichiarazioni che, se attuate, cambierebbero per sempre l’anima del Paese rompendo l’equilibrio fra principi etici e universali e identità particolare ricercato dal sionismo classico e scritto a chiare lettere nelle Dichiarazione d’indipendenza, sia assecondata solo in virtù del patto col diavolo firmato da Netanyahu per salvarsi dai processi che lo vedono imputato. Ci si chiede, però, come farà a districarsi da questa morsa che lo vede stretto fra l’incudine dei partiti religiosi e il martello dell’opposizione interna ed internazionale. Su questo fronte deve già contrastare l’attacco quotidiano dell’opposizione guidata da Yair Lapid (of course), della stampa mainstream e di mezzo Paese. A Haifa, la principale città mista del Paese già sono cominciate le manifestazioni. Ancor peggio, però, è offrire garanzie sul posizionamento internazionale dello Stato.

Come potrà conciliare gli Accordi di Abramo, che, andata l’Iran in orbita russa, la Casa Bianca considera l’unico strumento per stabilizzare quel Medio Oriente da cui gli USA vorrebbero fuggire per concentrarsi sull’Indo-Pacifico, con la retorica razzista, suprematista e anti-araba di molti protagonisti del suo governo? Le cronache parlano di un Biden furibondo. Non parliamo, poi, dell’espansione delle colonie, su cui già si è fatta sentire la Francia. Bibi non fa che ripetere che ha le mani ferme sul volante, ma che il problema sia ben percepito lo dimostra la serie di interviste concessa in queste ultime due settimane: zero ai media israeliani (tanto non ha da convincere nessuno, per il momento), una sequela interminabile a media USA e anche sauditi.

Dossier Lgbtq+

Per dimostrarsi indipendente e non stretto all’angolo, Bibi è già passato al contrattacco. Oltre a messaggi rassicuranti su Twitter, suo strumento principe di comunicazione con l’esterno, ha compiuto una mossa concreta, nominando Amir Ohana, deputato del Likud dichiaratamente gay, Presidente della Knesset. I parlamentari del Partito Sionista Religioso hanno ottenuto che Ohana non presiederà ai lavori parlamentari sulle questioni Lgbtq+. Per quanti sforzi possa fare Bibi, per quanti segnali possa mandare all’esterno, per quanto alcuni suoi interessi anti-magistrati e Corte Suprema possano coincidere con quelli dei suoi alleati decisi a ridurre al minimo la componente laica dello Stato, resta la contraddizione di fondo, che poi è la vera specificità dello scenario israeliano rispetto alla crisi globale del modello democratico: i suoi processi. Senza la carica di Primo Ministro, Netanyahu è esposto alle indagini della magistratura in un Paese, è bene ricordarlo, dove i premier vanno in galera, vedasi Olmert.

La domanda, a questo punto è solo una: Bibi porterà il Paese con sé nel burrone oppure acconsentirà, ormai da tempo preda ad una sindrome paranoica, all’accertamento della giustizia nei confronti suoi e di sua moglie Sara? Certo non basterà, ad uno dei politici più machiavellici del nostro tempo, la vuota retorica spolverata al discorso di insediamento: «Sento le ricorrenti lamentele – ha dichiarato Netanyahu – sulla «fine dello Stato», la «fine della democrazia». Membri dell’opposizione, perdere alle elezioni non è la fine della democrazia, è l’essenza della democrazia. Un regime democratico è messo alla prova innanzitutto dalla disponibilità della parte perdente ad accettare la decisione della maggioranza. In una democrazia ordinata si rispettano le regole del gioco».

Ancor più goffo il tentativo di dirottare tutto sull’Iran, il cui contenimento è stato indicato dal Premier come punto uno della sua azione di governo. Da che pulpito, si potrebbe dire, visto che sono proprio le sue politiche a mettere le dita negli occhi ai nuovi alleati arabi. Più rilevante, invece, è il passaggio in cui, senza scomporsi troppo per i boati in parlamento, dice con invidiabile candore: «Non ho bisogno di sentire le vostre urla per sapere che ci sono differenze di opinione tra noi, ma c’è un ampio consenso tra noi sulla maggior parte delle sfide che dobbiamo affrontare, anche se certamente non su tutte». Chi ha orecchie per intendere intenda.

In copertina una veduta di Gerusalemme di Dariusz Kanclerz

 
 
 
 
 

 

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