Brasile, calpestata un’altra tribù

La città di Colniza, nel Brasile centrale, è in un territorio che viene sfruttato per la ricchezza di legname e per l’allevamento. L’organizzazione Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, denuncia le violenze perpetrate «ai danni dei Kawahiva, uno dei popoli più vulnerabili del pianeta». I Kawahiva sono un popolo di cacciatori-raccoglitori e migrano di accampamento in accampamento nella foresta di Rio Pardo.

L’accusa di Survival è rivolta ai grandi costruttori di strade, agli allevatori e ai coltivatori di soia che cercano terreni da sfruttare. Ma l’accusa è rivolta anche alla politica, che lavora dietro le quinte per appoggiare questi gruppi economici.

La terra che rischia di essere messa a frutto dall’industria del legno, dalla zootecnia e dall’agricoltura intensiva è l’ultima terra dei Kawahiva. Questo è un popolo che dipende interamente dalla foresta per la propria sopravvivenza. Da anni vive fuggendo ai taglialegna e ad altri invasori.

«I consiglieri di Colniza hanno incontrato il Ministro della Giustizia per esercitare pressione e ottenere una drastica riduzione delle dimensioni del territorio indigeno del Rio Pardo. Si dice che il Ministro sia favorevole alle proposte dei consiglieri» raccontano gli operatori di Survival.

«Il Brasile deve rispettare i diritti dei suoi popoli indigeni. Le tribù incontattate, come i Kawahiva, vogliono chiaramente essere lasciate in pace e vivere nel modo che preferiscono» ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International.

«Ma gli attuali leader del Brasile si incontrano a porte chiuse con politici corrotti e si inchinano alla lobby dell’agro-business, proprio per negare questi diritti. La posta in gioco è altissima. A causa di questo approccio spietato interi popoli rischiano il genocidio».

«Il territorio del Rio Pardo – ricorda Survival International – è stato riconosciuto solo nel 2016, a seguito di una campagna internazionale di Survival International e delle pressioni interne in Brasile».

Per un po’ si era sperato nella salvezza di questo popolo. Tanto che si era arrivati alla firma di un decreto che avrebbe dovuto metterli al sicuro per sempre. Un traguardo raggiunto anche grazie all’interessamento dell’attore Mark Rylance, noto al grande pubblico per la sua interpretazione di Rudolf Abel ne «Il ponte delle spie» di Steven Spielberg . Ora però l’offensiva delle lobby private potrebbero annullare tutti i progressi fatti.

Green Report racconta che il governo brasiliano sta cercando di cancellare decenni di graduali progressi per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni del paese. Di recente, il ministro della giustizia ha dichiarato: «Basta con tutti questi discorsi sulla demarcazione della terra: la terra non riempie lo stomaco di nessuno».  Mentre il nuovo direttore del Funai, il dipartimento degli affari indigeni del Brasile ha detto che «Gli Indiani non possono restare immobili nel tempo». Quindi – si deduce – meglio cacciarli. E così si riempirà lo stomaco di alcuni, sempre gli stessi.

 

http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/brasile-piano-geniocida-entrare-del-territorio-dei-kawahiva-incontattati/

foto tratte da http://www.survival.it/popoli/incontattati-brasile

Guarda il video: http://www.survival.it/tribuincontattate/chi-sono

Tags:

Ads

You May Also Like

Il Cile nella morsa della pandemia

Il Coronavirus ha reso ancora più evidenti le disuguaglianze e le tensioni sociali al centro delle  proteste in corso già da mesi

di Roberta Ylenia Tartaglia (Ex Casco Bianco APGXXIII in Cile)* Il 10 giugno il Cile ...

Frontiere, conflitti e… corti

All'interno del Festival Universocorto che quest'anno si tiene a Tuscania "Lo spettacolo del confine" e due cortometraggi iraniani in concorso

All’interno del Festival Universocorto che quest’anno si tiene a Tuscania e dove sono in ...

Yemen, si muova il parlamento italiano

Una nota di Amnesty International Italia, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia e Rete della Pace

“Occorre impegnarsi ad aumentare il Fondo europeo di intervento per gli aiuti umanitari, in ...