Brasile, la piazza dei Fora Temer

Sindacati, partiti, movimenti e mondo cattolico schierati in Brasile per le dimissioni del presidente Michel Temer, accusato di corruzione. Per chiedere le dimissioni domenica 29 maggio, si è svolta una grande manifestazione a Rio de janeiro, conclusa senza scontri e in musica.

Temer, presidente dal maggio 2016 ed esponente del Partito del Movimento Democratico Brasiliano, era  già stato accusato di aver preso il potere con un colpo di stato.
La nuova contestazione ha invece preso il via dopo la diffusione di una registrazione del presidente nella quale pare che autorizzi due imprenditori a pagare una mazzetta all’ex presidente della Camera, Eduardo Cunha, in carcere da ottobre per non essere citato nella scandalo di corruzione in corso.

Temer assunse i poteri al posto di Dilma Rousseff, anche lei accusata di corruzione, dopo aver, da vice presidente, guidarto la battaglia per la sua destituzione.
Gli scontri non sono invece mancati nella protesta a Brasilia del 25 maggio. Dopo le proteste che secondo quanto riportato su La Stampa provocarono un morto, 49 feriti e 7 arrestati, Temer mobilitò le forze armate per difendere la sede della presidenza della Repubblica e dei ministeri.

Come spiegato dal ministro della Difesa Raul Jungmann, il presidente ha autorizzato la presenza delle forze armate per le strade fino al 31 maggio.
Il Tribunale Supremo Federale ha deciso di incriminarlo per corruzione e ha autorizzato la magistratura di avviare delle indagini ma, nonostante la richiesta di impeachment e le dimissioni di quattro consiglieri diretti del Presidente, Temer non vuole lasciare il potere.

Intanto la piazze hanno chiesto e le chiedono elezioni dirette. In questi casi, infatti, la Costituzione prevede che sia il collegio elettorale (513 deputati e 81 senatori) ad eleggere il presidente. Secondo El Pais ad oggi il 60% dei deputati sono condannati o sotto inchiesta per casi di corruzione.

Lo scandalo e le proteste arrivano in una delicata fase politica che vede a breve l’approvazione definitiva da parte del Senato della contestatissima riforma del lavoro, già passata alla Camera e la riforma del sistema previdenziale.

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