Buon 2022, un altro anno di tempo per…rimediare

Bilancio di un 2021 difficile tra nuovi messia, promesse fasulle e ingiustizie. La riflessione del direttore dell'Atlante Raffaele Crocco 

di Raffaele Crocco

Va bene, giudichiamo gli anni come fossero esseri umani. Usiamo un metro interessante e diverso: non valutiamoli come “buoni” o “cattivi”. Valutiamoli per essere stati giusti, per avere portato a tutti le cose che andavano bene, esattamente nel momento che serviva. Lasciamo perdere le luci e le ombre, le cose negative e le positive. Pensiamo: è stato un anno giusto questo 2021?  Certamente, è stato il terzo anno della pandemia che ha paralizzato il Mondo. E’ il virus mutevole che ha colpito ogni angolo del Pianeta, uccidendo milioni di persone, bloccando economie, stracciando costituzioni e democrazie. E’ il virus intelligente, che ha fatto regredire milioni di esseri umani, riportandoli nel buio della superstizione, del rifiuto della scienza, precipitandoli nel creazionismo terrapiattista, nell’ignoranza di ritorno. Sotto questo punto di vita, cose giuste ne ha fatte poche.

Il 2021 sarà ricordato senz’altro come l’anno delle democrazie abbattute o sterilizzate. In Russia, con il neoimperialismo putiniano a rivalutare l’imperialista storia patria, dallo Zar a Stalin. Una revisione che mette in galera e soffoca ogni forma di opposizione, ogni tentazione di parlamentarismo. Nell’Est Europa, con Stati dell’Unione che cancellano il ruolo del Parlamento, sottomettono la magistratura, imprigionano giornalisti e blogger. Negli Usa, dove i sostenitori dell’ex presidente Trump assaltano e occupano il Campidoglio. In Israele, dove la democrazia esiste solo per i cittadini di serie A. In Egitto, Turchia, Libia, Myanmar dove ogni scintilla di libertà collettiva viene spenta. Anche qui, diciamolo… si fa fatica…

L’anno sarà ricordato da molti, in Italia, come l’ennesimo anno di un messia venuto a salvarci, a dispetto di come si vota e di quello che si pensa. Un messia che governa e riforma il Paese senza un mandato parlamentare, ma con un mandato economico preciso. Un messia che vuole privatizzare tutto – acqua, servizi, risorse, stato sociale – a dispetto di referendum ed elettori. Un messia che ricorda i tanti “unti dal signore” invocati e chiamati a salvarci nella più recente storia Repubblicana: Conte, Renzi, Monti, Ciampi, Dini. Una passione, questa per “l’Uomo che salva” che ci fa tornare indietro, fino agli oscuri e neri anni ’20. Pur non essendo un popolo eletto, noi italiani abbiamo il gusto messianico del “salvatore”. Ci deresponsabilizza, ci fa sentire meglio, al sicuro. Ci convince che possiamo fare quello che vogliamo, tanto c’è qualcuno che pensa a noi.

L’anno che sta passando, infine, verrà ricordato come il tempo del “green è bello e fa bene”, senza farci vedere i danni dell’ecologismo salottiero. Non vedremo che anche in Italia sono tornate a pompare energia le inquinanti centrali a carbone. Servono ai consumatori, affamati di energia per le loro ecologiche auto elettriche. Servono alle fabbriche, tornate a produrre a pieno ritmo. E se qualcuno protesta per l’inquinamento da carbone, gli si dice: allora puntiamo all’energia pulita, puntiamo al nucleare. Dimenticando cosa hanno detto i referendum. Ignorando che vivere in modo sostenibile non significa avere centrale atomiche, ma eliminare le differenze, ridistribuire risorse e ricchezze. Significa non sfruttare i bambini nelle miniere di litio e coltan.

Il Mondo ecosostenibile che molti di noi hanno in testa vale solo per chi ha i soldi. I poveri, quelli per dire che hanno il pozzo più vicino a mezz’ora di strada, l’acqua dovranno per forza andare ancora a prenderla con una tanica di quella plastica che noi ormai riteniamo così “antica e pericolosa”. Perché è leggera. Perché costa poco. Perché può permettersela. E’ incredibile come nessuno abbia pensato che il problema della plastica lo supereremo solo se tutti gli esseri umani del Pianeta avranno l’acqua corrente in casa.

Povero 2021. Sono davvero poche le cose “giuste” che vengono in mente. E’ come se tutto avesse tramato per rendere impossibili le “scelte corrette”. Chissà forse, semplicemente, non siamo stati in grado di farle queste “scelte”, perché, come per ogni cosa, gli anni sono giusti o meno se noi, come cittadini, come esseri umani, li rendiamo tali. Schiacciati fra Covid19, paure e illusioni di venirne fuori ci siamo distratti. Poco male. Dal primo gennaio abbiamo un anno di tempo per rimediare. Buon 2022 a tutti.

In copertina: celebrazioni del nuovo anno 

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