Confermata la sentenza a Mladic

L'Aja ribadisce in appello l'ergastolo e la colpevolezza del generale serbo bosniaco

La Corte speciale dell’Aja per l’ex Yugoslavia ha confermato oggi in appello la condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, il boia di Srebrenica. La sentenza è definitiva, senza ulteriori possibilità di ricorsi. Respingendo il ricorso della difesa, i giudici dell’Aja hanno confermato le accuse di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità a carico dell’ex capo militare dei serbi di Bosnia, ribadendo il carcere a vita per l’ex generale. Mladic era presente in aula. Un commento di

Edvard Cucek

Tutto il mondo è rimasto in attesa della sentenza definitiva nel processo davanti al ICTY dell’alto ufficiale dell’esercito serbo bosniaco, ormai conosciuto come uno dei più noti criminali di guerra del conflitto bosniaco o anche come “macellaio” come lo ha definito The Guardian. Il processo è iniziato il 16 maggio 2012 dopo la cattura avvenuta in Serbia un anno prima. L’ICTY si è pronunciato con una sentenza di ergastolo in primo grado per diversi capi d’accusa oltre che per ì più gravi crimini di guerra contro l’umanità e per il genocidio a Srebrenica. E’ questa la sentenza che è stata confermata. Un processo lungo 4 anni, 592 testimoni, 10mila prove materiali e 2mila altri documenti tra tra sentenze e fatti stabiliti precedentemente da parte dello stresso ICTY.

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La prima accusa del 1995 fu modificata 4 volte. L’ultima modifica risale al 16 dicembre del 2011, qualche mese dopo la cattura di Mladić. Dopo il processo d’appello dell’anno scorso, richiesto sia dalla difesa sia dall’accusa, alla fine abbiamo potuto sapere la conclusione di questa vicenda. Una delle più crudeli e più vergognose di quella guerra. Mentre nelle città principali del territorio che oggi tanti considerano “il frutto” delle conquiste durante le quali sono stati commessi tutti i crimini contenuti nei capi d’accusa (entità bosniaca Republika Srpska) si sono organizzate manifestazioni di protesta ribadendo addirittura la sua totale innocenza, altri hanno continuato a piangere i loro i morti, sperando che Mladić ricevesse il massimo della pena per gli orribili crimini commessi.

Oltre alla speranza che la giustizia fosse soddisfatta si pone comunque, e sempre di più, la questione dell’esistenza della stessa entità governata dai serbo bosniaci in quanto risultato diretto della politica di sterminio dei Non serbi in tutta l’area della ex Jugoslavija condotta e promossa da Radovan Karadžić e Ratko Mladić.
In sostanza Mladić, come Karadzić, alla fine risponderà e sconterà la pena solo per le morti e per le distruzioni. Per l’esito finale della pulizia etnica, come interi territori della Bosnia nello specifico, etnicamente puliti dove tutt’oggi non vi è stato né un serio ritorno né un minimo ripristino della convivenza. .

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