Crisi diplomatica fra Mali e Francia

Al centro la Task Force europea Takuba, ma all'origine c'é anche il gruppo russo Wagner. Anche l'Italia è coinvolta  

“La Francia deve smettere di interferire negli affari del Mali e tenere per sé i suoi “riflessi coloniali”, ha detto il portavoce della giunta militare del Mali Abdoulaye Maiga all’emittente nazionale in seguito alla reazione di Parigi alla decisione del governo militare  di chiedere alla Danimarca di ritirare le sue truppe dal Paese. “Invitiamo il ministro francese delle forze armate Florence Parly  a mostrare moderazione e a rispettare il principio fondamentale di non interferire negli affari interni di un altro Paese”

Questo incidente diplomatico, che vede la Francia intervenire in difesa della Danimarca, va inserito nell’ambito della Task Force Takuba, costituita il 27 marzo 2020, per aiutare il Mali ad affrontare il gruppo Stato Islamico e i militanti di al Qaeda. I firmatari  furono allora i governi di Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Mali, Niger, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Ma ad essi si é poi unita anche l’Italia, come vedremo.

La giunta dell’esercito del Mali appena salita al potere sostiene che il recente dispiegamento di circa 90 soldati danesi abbia avuto luogo senza il suo consenso. La Danimarca per ora replica di essere in contatto con il governo di Bamako e che  sta lavorando intensamente per chiarire la situazione.

Ma la preoccupazione delle forze europee impegnate parte dal presunto dispiegamento di mercenari del gruppo russo Wagner in Mali. Il governo non ha smentito, ma ha dichiarato che gli addestratori russi  si trovano in Mali solo  per “sostenere l’esercito nazionale”.

La Takuba Task Force è una task force militare europea guidata dalla Svezia che consiglia, assiste e accompagna le forze armate del Mali, in coordinamento con i partner del G5-Sahel e altri attori internazionali sul terreno, ed é integrata al comando dell’operazione francese Barkhane, volta ad affrontare i gruppi terroristici nella regione di Liptako, una regione nella parte orientale del Burkina Faso, nel sud-ovest del Niger e in una piccola porzione del Mali centrale e sud-orientale.

Essa opera dalle basi delle Forze Armate del Mali situate a Gao, Ansogo, Menaka, e da N’Djamena in Ciad. Nell’atto costitutivo si dichiara: “ Sotto il nome di Takuba [una sciabola tipica del Sahel], la task force consiglierà, assisterà e accompagnerà le forze armate maliane, in coordinamento con i partner del G5-Sahel e altri attori internazionali sul terreno, tra cui la missione Onu Minusma, così come le missioni Ue Eutm Mali, EUCAP Sahel Mali e Eucap Sahel Niger”.

Il dispiegamento delle forze italiane nell’ambito dell’operazione  Takuba è iniziato nel marzo 2021 e ha raggiunto la Ioc (Initial Operationnal Capability)  a settembre, secondo il ministro italiano Lorenzo Guerini. Sono di base a Gao e Menaka e svolgeranno principalmente compiti di ricognizione.  E’ costituito da una forza di 200-250 uomini, dotati di  8 elicotteri, 4 dei qual da trasporto e 4 d’attacco A129 Mangusta,  e da 20 a 44 veicoli per il periodo 2021-2022.

Le spese stimate per la missione italiana sono di 49 milioni di euro. Costano, al mese, 1,2 milioni di euro per il personale e 1,4 milioni di euro per i costi operativi. Oltre a questo, le spese per gli investimenti e i dispiegamenti sono stimate in 23 milioni di euro. .

E’ probabile che a decisione della giunta di chiedere alla Danimarca di lasciare il Paese  abbia un impatto sui futuri schieramenti, con Norvegia, Ungheria, Portogallo, Romania e Lituania pronti a inviare truppe quest’anno.

Le motivazioni portate dalla cupola militare maliana per il golpe stanno nella debolezza della risposta agli attacchi jihadisti al proprio territorio. E sono le stesse addotte dai militari del Burkina Faso, dove gli attacchi dei militanti dell’emirato, iniziati nel 2015, hanno causato più di 2.000 morti e costretto 1,5 milioni di persone a lasciare le loro case, secondo le stime delle Nazioni Unite. Le scuole sono chiuse in gran parte del Paese perché è troppo pericoloso per loro aprire.

Il crollo della  fiducia popolare in Burkina Faso risiede nella gestione della crisi di sicurezza da parte del presidente  ha trovato il punto di crisi dopo un attacco nel villaggio settentrionale di Solhan nel giugno 2021. Più di 100 persone sono state uccise nell’attacco attribuito a militanti che avevano sconfinato dal Mali.

*In copertina immagine da Wikipedia, truppe francesi della Takuba Task Force in Mali

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