Deserto costituzionale

Dopo il “Rechazo” di oltre il 60% dei voti che ha respinto al mittente la nuova Costituzione  del Cile. Un reportage da Santiago

di Emanuele Profumi

Santiago (Cile) – “Mi sento al bordo di un precipizio. Ho le vertigini. La realtà cilena sarà molto dura adesso. È molto tempo che stiamo vivendo una crisi molto profonda: politica, sociale, istituzionale, economica, sanitaria. Una crisi molto violenta. Per anni la società ha dovuto resistere. Sapersi rapportare ad un enorme abuso continuo e all’estrema precarietà della vita. Abusi istituzionali, da parte di uno Stato assente” sostiene Elisa Giustinianovic, una delle madri della proposta costituente, in merito al “Rechazo” di oltre il 60% dei voti che ha respinto al mittente la nuova Carta Magna del Cile. “Tutto ciò ha fatto sì che in Cile si accumulasse molta rabbia, frustrazione, tristezza profonda e disperazione. Come quando vedi morire i tuoi cari a causa delle liste d’attesa degli ospedali, o quando i tuoi figli si indebitano per la vita. O a causa dei salari e delle pensioni miserabili (di 80-100 pesos mensili). La realtà cilena ti schiaccia come fossi una formica. Da parte mia, sono abituata a lottare contro questa realtà, perché sono un’attivista. Un giorno avremo di nuovo la capacità di accumulare le forze per cercare di cambiarla. Bisogna decidere da che parte stare. Noi andremo avanti sino a quando le cose non cambieranno. Il Cile è una pentola a pressione…”, mi confessa con dolore l’attivista eco-femminista di Punta Arenas.

Ma cosa è successo in Cile il 4 Settembre? Come mai la popolazione ha deciso di rifiutare una straordinaria possibilità di cambiare la società e uscire dalla miseria quotidiana, dall’ingiustizia istituzionale e dalla violenza strutturale? Facendo un esercizio difficile ma necessario, possiamo cominciare a chiarire cosa ha probabilmente portato a questo risultato. Dalla dinamica più profonda e generale, alla più contingente e puntuale. Innanzitutto gli attivisti dei movimenti sociali più importanti del Paese (studenti, ecologisti, femministe, difensori delle istanze dei popoli originari, gruppi radical-democratici) nonostante l’impegno eccezionale in una campagna difficilissima che li ha visti confrontarsi e sopperire alla mancanza d’informazione istituzionale da parte degli organi dello Stato, per via della “Controlaria general”, che minacciava denunce continue a chi si diffondeva la nuova proposta ricoprendo un incarico pubblico, non sono riusciti, in pochi mesi, a scalfire la profonda e generalizzata mancanza di politicizzazione. Anche se non si hanno ancora i dati statistici ufficiali, è molto probabile che la maggioranza non abbia letto, davvero e completamente, la nuova proposta.

Anche perché la lettura avrebbe richiesto una comprensione di un testo difficilmente alla portata dei più. Decenni di dittatura e neoliberismo hanno devastato, prima, e poi fortemente inibito la capacità di ragionamento politico della popolazione. Organizzare incontri pubblici in cui spiegare e leggere gli articoli più importanti di questa Costituzione non è bastato. Ci sarebbe stato bisogno di molto più tempo e di molte più forze per poter arrivare a quella parte della popolazione che è risultata decisiva, gli indecisi che per la prima volta sono stati costretti a votare, per chiarire loro la bontà della proposta. Il movimento nato nel 2019 ha certamente innescato un processo di politicizzazione di una parte importante della popolazione. Ma per poter far capire come un testo costituzionale possa cambiare il volto di una società, per liberarsi da una condizione di oppressione, violenza e ingiustizia, c’è bisogno di un consapevole sguardo politico, ossia di una visione di una società altra da quella che esiste. Il che non è un esercizio scontato, e implica spesso una lunga attività politica. O quanto meno una presa di coscienza politica.

Ora sappiamo che un anno di lavoro costituente (2021-2022), se la posta in gioco è il cambiamento della società, e questa è profondamente impolitica/apolitica/antipolitica, non è sufficiente. Il processo democratico partecipativo che ha portato quasi due milioni di persone a interessarsi attivamente alla nuova proposta, per quanto impressionante e incomparabile con quanto successo prima, non ha toccato quella parte del Paese. In secondo luogo, va considerata la posta in gioco dell’elezione. Non si trattava semplicemente di scegliere una nuova Costituzione, ma di votare una nuova Costituzione per cambiare la società. Il nuovo patto costituzionale aveva chiaramente un carattere fondativo. Non è stato pensato come un testo giuridico in cui porre le regole del gioco, come succede in una certa tradizione liberale, ma come un testo capace di far nascere una nuova società, di costruire un supporto giuridico decisivo per realizzare un’altra forma di convivenza. Libera da autoritarismi, competizione e logica mercantile.

In questo senso, la campagna per il “Rechazo” ha interpretato in modo molto più “onesto” questa posta in gioco, mobilitando i classici sentimenti di paura e insicurezza verso il cambiamento che hanno avuto una presa considerevole nei confronti della parte conservatrice della popolazione. A cui va aggiunta anche la parte reazionaria e nostalgica del regime militare, cuore della campagna del “Rechazo”. In questo senso, chi ha votato contro la nuova proposta non va considerato solo un elettore di destra, o di estrema destra, ma anche di centro e di centro-sinistra. Il movimento degli “amarillos”, gruppo che ha riscosso subito un enorme successo di partecipazione e adesione popolare, è emblematico: la loro parola d’ordine è stata “rifiutare la proposta per avviare un nuovo processo costituente”. Non a caso, “Asì no” è stato lo slogan più popolare del Rechazo.

La campagna del “Apruebo”, invece, si è caratterizzata per una visione che ha ruotato attorno all’idea di una “modernizzazione” del patto costituente. Questa posizione è risultata ambigua e troppo “tecnica” per molte persone, ed ha probabilmente generato sfiducia nella parte della popolazione maggiormente de-politicizzata. Invece di sostenersi principalmente sulla gioia di superare una società nefasta, sulla speranza di un profondo miglioramento della vita, sulla fine di un’epoca, si è restati nell’ambiguità.

È quindi solo a un terzo livello che si deve puntare l’attenzione sulla campagna mediatica spregiudicata organizzata dai poteri forti del Paese, proprietari della maggioranza dei mezzi di comunicazione di massa, per capire il risultato straordinario del Rechazo. In questo senso, come successo in altri momenti storici recenti, dal Plebiscito colombiano sugli accordi di pace tra Santos e le Farc di qualche anno fa sino alla Brexit, il movimento per l’Apruebo non ha fatto i conti con il fuoco incrociato dei media mainstream e dell’uso tossico e manipolativo dei social media. La potenza di fuoco della propaganda ha fatto leva sulla parte profondamente conservatrice della società cilena, rilevante in termini numerici, abituata ad evitare i grandi e rapidi cambiamenti, considerati pericolosi e da guardare con diffidenza. Non a caso, la plurinazionalità e il pluralismo giuridico, ossia il cambiamento profondo della natura dello Stato centralista, è stato un facile bersaglio per gettare discredito e ombre sinistre sulla nuova proposta.

Infine, bisogna pensare che essere contro il pluralismo giuridico non implica, di per sé, sposare una prospettiva di destra, e che il testo costituzionale presentava innumerevoli problemi e contraddizioni, su più piani. Per esempio sul piano dell’eguaglianza di genere, contraddetta da alcuni articoli in cui alle donne sarebbe stata garantita la maggioranza degli spazi istituzionali, o sul piano del primato del potere politico sul potere giudiziario, o su quello dell’immediata implementazione parlamentare della nuova Carta Magna. Ciò ha portato alcune persone progressiste e di sinistra a prendere posizioni politiche ragionate diverse da quelle dell’Apruebo (dal rechazo, al voto nullo, passando per il voto in bianco e per l’astensione). Anche in questa elezione, come accade sempre, insomma, va considerato che una parte della popolazione non è stata convinta dalla proposta, pur conoscendola bene.

In copertina uno scatto di Diego Jimenez 

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