Dietro il terrorismo islamico

Gli attentati in Francia e in Austria hanno riaperto il dibattito in Europa. L'intervista a Francesco Benigno, docente di Storia moderna alla Normale di Pisa, per analizzare il fenomeno da un punto di vista storico e globale

di Alice Pistolesi

Il terrorismo islamico è tornato a colpire l’Europa. Gli attentati in Francia e in Austria hanno riaperto il dibattito mai sopito e superato. Per analizzare il fenomeno terrorismo da un punto di vista storico, globale e che vada alla ricerca delle cause abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Benigno docente di Storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Studioso di storia politica europea della prima età moderna, si è occupato anche dell’analisi dei concetti storiografici, dei processi di costruzione identitaria dei gruppi sociali e della storia della criminalità organizzata. Nel 2018 è uscito con Einaudi il suo libro ‘Terrore e terrorismo’.

I recenti casi in Francia e Austria hanno fatto tornare di attualità il terrorismo islamico, che comunque in altre aree del mondo (ad esempio di Afghanistan) non si era mai fermato. Possiamo ricondurre tutti questi atti ad una sola matrice, ad un solo obiettivo politico- militare o dobbiamo distinguere attori, obiettivi e ragioni di questi atti di guerra?

La tendenza che c’è di attribuire il terrorismo islamico ad un’unica organizzazione non credo sia realistica. Non esiste una organizzazione che in stile piovra comanda in tutto il mondo. Non esisteva prima con Al Qaida, non esiste oggi con Isis. Come spesso accade quando si analizzano fenomeni di questo tipo si può semplicemente partire da un presupposto: le cose sono molto più complicate di come sembrano. Non dobbiamo dimenticare, ad esempio, che il mondo islamico è anche profondamente diviso al suo interno, molti gruppi si combattono tra loro ed è quindi davvero improbabile pensare ad una regia unica.

L’islamismo non è un’organizzazione, ma un’ideologia che guarda al mondo e risponde a cause antiche. Si tratta di un’ideologia collegata a doppio filo alla colonizzazione prima e alla decolonizzazione poi. I popoli hanno sempre espresso la propria rabbia calanizzandola in una ideologia. Per lungo tempo la risposta è stata il socialismo ma dagli anni ’90 ha smesso di essere rappresentativo di questo tipo di esigenza.

Se non si analizza la questione da questo punto di vista non riusciremmo a capire, ad esempio, perché i giovani ne siano così affascinati. È un’ideologia che interpreta le spinte e le rivendicazioni delle popolazioni che si sono considerate, a torto o a ragione, oppresse dall’Occidente. Ad esempio, l’attentatore di Vienna era un profugo di origine albanese che non proveniva da una famiglia ‘islamizzata’ e che si è avvicinato a questa ideologia in maniera autonoma.

Questa situazione ricorda per certi versi il terrorismo anarchico dell’Ottocento, quando si diventava bombaroli prima di tutto perché affascinati dall’ideologia, non tanto per l’avvicinamento a certi circoli o ambienti.

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Perché la Francia è stata e continua ad essere una delle Nazioni europee più sotto attacco? E’ forse perché è il paese europeo con il maggior ruolo militare nella lotta alle grandi organizzazioni integraliste islamiche? E’ una questione di controllo territoriale: la Francia è presente in Mali, Niger, è stata attrice in Libia.

Tutte le ragioni citate sono giuste ma secondo me la prima motivazione sta nell’eredità dell’Impero francese. Non tutte le Nazioni europee hanno avuto lo stesso ruolo nell’epoca coloniale.

La presenza in Francia della popolazione musulmana e il suo radicamento da diverse generazioni, nasce dall’Impero. Questi cittadini, compresi quelli islamizzati, sono cittadini francesi a tutti gli effetti, non emigrati ieri. Anche per questo effettuare su di loro un controllo in stile poliziesco è più difficile. Sono cittadini come gli altri e come tali hanno gli stessi diritti.

In secondo luogo c’è secondo me una cattiva gestione del dibattito sulla laicità. Il Laicismo, così come interpretato dai francesi, che punta a rendere tutti uguali, che demonizza in qualche modo i credi religiosi, rischia di diventare incomprensibile per una fascia della popolazione.

Credo che le posizioni fortemente contrappositive portate avanti da Macron anche recentemente sulle polemiche con Erdogan abbiano peggiorato le cose e soffiato sul fuoco.

Un laicismo ostentato, fatto di privazioni, mortifica la libertà invece di promuoverla. In una società sana non si dovrebbero eliminare le differenze legate all’identità (anche religiosa), ma quelle sulle condizioni di vita. Se, ad esempio, in Francia si fossero fatti discorsi sulla laicità inaugurando case, scuole e ospedali nelle banlieue, si sarebbe suscitato un minore senso di rivolta.

Cosa ha di diverso questo tipo di terrorismo con quello che abbiamo conosciuto nel corso del Novecento? Penso, ad esempio, alle tipologie di reclutamento, agli obiettivi politico – militari, alla missione che spinge a farne parte, ecc…

Gli elementi di cambiamento non sono tanto legati alla diversità di attori o di organizzazione, quanto dal contesto. Ad esempio, in un mondo globalizzato una cosa che succede a Roma ha un immediato riflesso in tutto il mondo. L’effetto amplificazione di oggi è sicuramente diverso da quello che avevamo quando un messaggio telegrafico impiegava 24 ore ad arrivare dall’Europa all’America.

Quanto incide nel terrorismo attuale la componente religiosa o ideale?

Moltissimo, è quello che permette di dare un senso all’affiliazione e di fornire risposte, anche se sbagliate, alle condizioni di sofferenza e rabbia.

Come è cambiato il terrorismo? Possiamo considerarlo oggi una “forma di guerra”, un modo di combattere differente dal tradizionale, ma con i medesimi obiettivi di conquista, espansione e controllo del territorio?

In realtà il terrorismo è cambiato molto poco. La guerra è cambiata ma il terrorismo non si è ancora adeguato. Pensiamo alla devastazione che potrebbe esserci se i terroristi facessero questo salto in avanti dal punto di vista bellico. Se cominciassero a fare uso di droni, della chimica, della batteriologia, dell’informatica. Se, in altre parole, l’avanzata della scienza nella guerra aprisse spazi di cambiamento anche nelle tecniche di terrorismo.

Alcuni cambiamenti ci sono stati ma per fortuna sono ancora molto marginali. Anche nei recenti casi in Francia e Austria gli attentatori hanno agito grossomodo come avrebbero fatto i loro colleghi terroristi nell’Ottocento.

Esiste secondo lei un ‘antidoto’ al terrorismo?

Nel corso dei miei studi ho rilevato l’esistenza di due tipi di terrorismo. Compiere un atto di terrore, per una qualsiasi ragione, contro uno Stato è e sarà sempre possibile. Non esistono metodi per rimuovere del tutto questa eventualità.

Si può invece intervenire su quella tipologia di terrorismo che deriva dalla fascinazione per un’ideologia, di chi crede che attraverso di esso si possa arrivare ad una liberazione sociale, nazionale, religiosa. La soluzione in questo caso c’è ed è intervenire sulle ragioni che causano questo tipo di terrorismo.

*In copertina: Photo by Fabien Maurin on Unsplash

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