Droni killer in Somalia: ancora vittime civili

Il virus non ferma gli aerei  senza pilota:  killer americani telecomandati che continuano a uccidere civili in Somalia. La denuncia di Amnesty International

di Lucia Frigo

La pandemia di coronavirus che tiene impegnato il Mondo non impedisce agli Stati Uniti di continuare i suoi attacchi aerei con gli aerei senza pilota (droni) in Somalia, ma il conto delle vittime civili si fa sempre più alto – anche nel silenzio ostinato di Washington. Lo denuncia Amnesty International.

La strategia degli USA nella lotta contro Al Shabaab – il gruppo terrorista somalo affiliato ad Al Qaeda, che da un decennio si oppone al governo di Mogadiscio e lotta per imporre la sharia – prevede l’uso di droni armati già dal 2011, sia per la sorveglianza delle cellule terroristiche che per la loro cattura o, più spesso, l’uccisione sul posto. Solo nei primi mesi del 2020 sarebbero 39 gli attacchi aerei condotti da forze americane – ma i dati potrebbero essere imprecisi, perché le operazioni della CIA spesso non vengono riportate nei conteggi. E anche tra febbraio e marzo 2020, mentre tutto il Pianeta si fermava per rallentare il contagio da coronavirus, gli attacchi di APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto) di bandiera americana sono continuati incessantemente, causando – ancora – vittime civili.

A poco è valso l’appello del segretario generale dell’ONU Gutierres, che invocava una tregua per permettere a Paesi e comunità di organizzarsi al meglio per affrontare la pandemia globale. Il gioco dei droni è una guerra che si può fare anche restando “a casa”. Le operazioni di controterrorismo con droni armati sono giustificate come “targeted killings”: uccisioni mirate, che dovrebbero minimizzare il costo di vite umane tanto somale quanto di militari americani. Ma quanto emerge dal report di Amnesty International e dall’osservatorio inglese Airways è una storia diversa: numeri costantemente falsati da Africom (il comando militare Usa nella regione), che nega di aver causato vittime civili anche di fronte a testimonianze di vittime, parenti e autorità locali.

La denuncia di Amnesty International su due attacchi con droni killer del febbraio 2020 avvenuti a Jilib racconta – con immagini satellitari, prove video e testimonianze locali – di vittime civili giovanissime, anziani e disabili, ma anche lavoratori. Africom continua a negare il coinvolgimento di civili nell’operazione, affermando che sarebbero rimasti uccisi solo terroristi legati ad Al Qaeda.

Non è la prima volta che Africom e le autorità americane si trovano a essere oggetto di accuse gravi, che li mettono a confronto con i dati sulle vittime civili: nel 2018, accuse pressanti costrinsero Africom ad ammettere l’uccisione di 6 civili in un attacco aereo su una scuola; solo nel 2019, l’esercito americano ammise che un altro attacco aereo del ’18 in cui aveva dichiarato di aver ucciso 5 terroristi aveva in realtà colpito una donna civile con i suoi bambini.  Nel 2019, le vittime civili sarebbero state tra le 39 e le 57: morti dimenticate, poiché l’esercito americano non ha preso responsabilità su nessuna di esse.

L’uccisione di civili in operazioni militari è e rimane un crimine di guerra, anche quando sembra in qualche modo incoraggiato dal “Commander in Chief”: il presidente americano Trump, proprio con riferimento alla Somalia, nel 2017 aveva allentato le regole d’ingaggio per gli attacchi con droni, con meno controlli sul coinvolgimento di civili nella zona d’azione. La sicurezza dei civili era stata doppiamente sacrificata: la flessibilità delle regole non solo mette molto più a rischio gli abitanti delle “aree di aperta ostilità”, ma  ha permesso anche – dal 2017 a questa parte – un significativo aumento di attacchi APR sula Somalia.

Regole d’ingaggio troppo rilassate nelle operazioni aeree americane: è la critica, che arriva da tutto lo spettro degli esperti militari, è che troppo spesso gli attacchi vengono condotti con intelligence minima e con troppa incertezza sulla fondatezza delle decisioni. A pagarne il prezzo sono i civili, non solo in Somalia: in Afghanistan, troppo spesso le operazioni con droni killer contro i Talebani finiscono per causare vittime civili. Le stesse accuse, da anni, vengono sollevate contro i “targeted killings” americani in Pakistan e Yemen.

#NoiRestiamoaCasa

La mappa che illustra l’organizzazione di Africom è tratta da Globalsecurity

 

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