Elezioni Usa 2020, come uccido la democrazia

Chi sarà eletto non sarà più – come abbiamo pensato fino all’inizio di questo millennio – il capo del Mondo. Il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà “solo” il presidente di una delle Nazioni più potenti del pianeta.

Di Raffaele Crocco 

Ci vuole ancora tempo, ma una risposta l’abbiamo: la democrazia sta perdendo. 

A noi, come europei, che vinca Biden o resti Trump importa relativamente. A volte lo scordiamo, ma chi sarà eletto non sarà il nostro presidente. In più, chi sarà eletto non sarà più – come abbiamo pensato per tutti gli anni ’90 del secolo scorso e all’inizio di questo millennio – il capo del Mondo, il Grande Sceriffo, il Decisore Unico delle sorti dell’umanità. Il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà “solo” il presidente di una delle Nazioni più potenti, di uno degli Stati più influenti, ma militarmente, economicamente e politicamente non è più The Big Boss. Da questo giro, poi, il nuovo eletto non sarà nemmeno il “faro politico-culturale”, l’esempio di sistema giusto e democratico che una parte di Mondo – quella che vedeva nel comunismo e nei sistemi da collettivismo spinto il nemico – ha sempre portato in palmo di mano.

Il vincitore sarà figlio di una disputa degna del peggior stereotipato Stato da Terzo Mondo, di quelli dove la democrazia è del più forte. Il neo presidente sarà figlio – nonno verrebbe da dire, data l’età dei due – di accuse reciproche di brogli, di minacce, sarà il risultato di gente armata in piazza, che vuole condizionare lo spoglio dei voti. Lo scenario che si racconta spesso, parlando di Stati africani o dell’America Latina. La democrazia liberale, che ha avuto proprio negli Usa l’araldo insostituibile – sta morendo nelle urne del Nevada. Cosa ci sarà di diverso – da domani – fra gli Stati Uniti e un qualsiasi Paese africano a democrazia incerta? Qual è la differenza fra un Trump che minaccia battaglie legali e un qualsiasi “presidente a vita” di stampo filorusso?

La realtà è che non potremo più fidarci, semplicemente. Gli Stati Uniti hanno messo in scena – drammaticamente – la fine della democrazia. L’ha uccisa la stessa malattia che in Europa ha creato i sovranismi e dato fiato ai nostalgici di ogni forma di fascismo e totalitarismo.  E’ la medesima sindrome che nel Vecchio Continente – ma non solo – ha ucciso le conquiste sociali e politiche in alcuni Paesi dell’Unione Europea, dando poteri a vita ai presidenti, eliminando ogni forma di opposizione. E’ lo stesso virus che permette agli imprenditori italiani e europei di aspirare al “modello cinese” per la nostra società, mandando al macero il diritto di parola, pensiero, lavoro, vita.

Guardiamo bene cosa accade in queste ore. E qualunque cosa accada: diffidiamo! Il vincitore sarà un democratico azzoppato, padrone di un Paese potente, ma in crisi. Guardiamo bene cosa accade e subito dopo, guardiamo altrove. Guardiamo ai pezzi d’Europa – compresi noi – in cui ancora c’è chi cerca di rilanciare la democrazia e lotta quotidianamente per salvaguardarla e ricostruirla. Guardiamo a quei Paesi del Mondo dove non si cede alla deriva autoritaria dell’uomo solo al comando. In Oceania stanno facendo cose grandi e sempre nel nome della democrazia e dei diritti umani.

Gli Stati Uniti di oggi sono solo un cattivo esempio. Vinca Biden o Trump poco importa: impariamo presto – da europei – a guardare altrove.

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