I conti in tasca alla spesa militare

Un settore che non conosce crisi trainato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni nell'Indo Pacifico

di Emanuele Giordana

Lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), un centro di ricerca che studia le dinamiche militari, ci aveva già informato alla fine del 2022 sul fatto che l’industria delle armi non conosceva crisi e continuava a crescere in barba ai rallentamenti dovuti alla pandemia, alla crisi della logistica e agli effetti dell’inflazione. Il SIPRI ha reso ora noti i conti finali di questo nobile commercio spiegando che la spesa militare globale totale è aumentata l’anno scorso del 3,7% in termini reali raggiungendo un nuovo massimo di 2.240 miliardi di dollari. Noi europei siamo messi bene con un aumento che vede una crescita senza precedenti. E sono messi bene anche i tre Paesi che più hanno investito nella macchina militare: Stati Uniti, Cina e Russia (USA e Mosca sono anche i maggiori produttori di armamenti), rappresentando infatti oltre la metà – il 56% – del totale mondiale. Gli Stati Uniti si confermano ancora come il dominus: il maggior investitore militare del pianeta.

A guidare la classifica della spesa militare è ovviamente il quadrante europeo della guerra in Ucraina. L’aumento più consistente della spesa (+13%) è stato infatti registrato nel Vecchio Continente proprio grazie alla crisi russo-ucraina. Ma il SIPRI mette la sua lente anche sull’Indo-Pacifico, la regione che vede le maggiori tensioni geopolitiche e venti di guerra per ora ancora contenuti ma molto presenti sia nel vocabolario dei protagonisti, sia nella corsa al riarmo. Cina e Giappone guidano un aumento costante della spesa in Asia e Oceania, soprattutto negli ultimi cinque anni: 575 miliardi di dollari, con un rialzo del 2,7% in più rispetto al 2021 e del 45% in più nei confronti del 2013. Pechino è seconda nel mondo per spesa militare (oltre 290 miliardi di dollari nel 2022, con un 4,2% in più rispetto al 2021). Il Giappone si dà da fare: la spesa militare nipponica è aumentata del 5,9% tra il 2021 e il 2022, raggiungendo i 46 miliardi di dollari (1,1% del PIL). La metà circa di quella russa.

Se l’invasione dell’Ucraina e le tensioni nel quadrante indo-pacifico dominano l’aumento della spesa militare mondiale, quella degli Stati dell’Europa centrale e occidentale nel suo complesso è stata, nel 2022, di 345 miliardi di dollari. C’è chi ha aumentato significativamente la sua spesa militare, dice il SIPRI, e chi ha annunciato piani per aumentarla, come per altro la NATO chiede da tempo. Alcuni degli aumenti più marcati, aggiunge il centro di Stoccolma, sono stati osservati in Finlandia (+36%), Lituania (+27%), Svezia (+12%) e Polonia (+11%). La spesa militare dei membri dell’Alleanza Atlantica è stata pari a 1.232 miliardi di dollari nel 2022, con uno 0,9% in più rispetto al 2021. La Gran Bretagna registra invece la più alta spesa militare dell’Europa centrale e occidentale con 68,5 miliardi, di cui circa 2,5 miliardi (3,6%) in aiuti militari finanziari all’Ucraina.

La spesa militare russa è cresciuta di circa il 9,2% nel 2022, a circa 86,4 miliardi di dollari. I dati diffusi da Mosca alla fine del 2022 mostrano che gli stanziamenti per la difesa nazionale sono la componente più importante della spesa militare del Paese. Già sapevamo che i russi, grandi fabbricatori di armamenti, vendono meno armi all’estero proprio perché la produzione è rivolta al mercato interno, ossia alla guerra. Naturalmente anche l’Ucraina ha speso molto: la sua spesa militare ha raggiunto i 44 miliardi di dollari nel 2022, il più alto aumento annuale della spesa militare di un singolo Paese mai registrato nei dati raccolti dal SIPRI.

Dall’Ucraina si salta agli Stati Uniti, ancora una volta il più grande investitore militare del mondo. La spesa militare di Washington ha raggiunto gli 877 miliardi di dollari nel 2022, pari al 39% della spesa militare globale totale e tre volte superiore all’importo della Cina, il secondo Paese che investe di più al mondo. Quanto all’aiuto militare finanziario degli Stati Uniti all’Ucraina, il bilancio al 2022 è stato di quasi 20 miliardi di dollari nell’anno appena trascorso. Il che rappresenta comunque solo il 2,3% della spesa militare totale americana. L’anno scorso, dice il SIPRI, gli Stati Uniti hanno stanziato 295 miliardi di dollari per operazioni militari e manutenzione, 264 miliardi di dollari per appalti, ricerca e sviluppo e 167 miliardi di dollari per il personale militare.

Oltre la guerra ucraina e oltre i grandi investitori nel settore militare, un posto di rilievo lo merita l’India, che con 81,4 miliardi di dollari si classifica quarta. Dietro l’India c’è l’Arabia Saudita, il quinto più grande investitore nel settore militare, che aumenta la sua spesa del 16%, per raggiungere un bilancio stimato a 75 miliardi. Un passo indietro lo fanno invece la Nigeria, la cui spesa militare è diminuita del 38% a 3,1 miliardi di dollari, e la Turchia (“solo” 10 miliardi). Poi c’è il miliardo di Addis Abeba per la guerra nel Tigrai.

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