Il futuro afgano: dopo l’incontro di Trento

Una sintesi dell'affollato e intenso incontro ieri sui destini del Paese asiatico. Organizzato da 46mo Parallelo e Afgana. Presente la Viceministra Sereni

Per vedere e riascoltare l’incontro “Afghanistan il futuro negato” clicca qui

150 milioni di euro in aiuti umanitari all’Afghanistan utilizzandoli come leva per spingere i Talebani a rispettare i diritti. L’apertura di una sede europea a Kabul, lo spostamento della Cooperazione italiana a Islamabad, il dibattito su come negoziare col nuovo esecutivo di Kabul – un governo senza donne e non inclusivo – ma senza riconoscerlo. Il tema del congelamento dei fondi in America. Questi in sostanza i temi principali toccati dalla Viceministra Marina Sereni, ospite ieri del Convegno “Afghanistan il futuro negato” organizzato a Trento da 45mo Parallelo e da Afgana. Il suo intervento, nella giornata coordinata da Lisa Clark di Afgana (nella foto a dx), è stata molto apprezzato perché la Viceministra, incalzata dai vari interventi, non si è sottratta ai temi più scomodi tra cui quello finanziario: l’esborso italiano (150 mln di euro di cui 120 provenienti dal finanziamento all’esercito afgano che non c’è più) ma anche l’aiuto umanitario da usare anche come leva per fare pressione sui Talebani. Un concetto sul quale Emanuele Giordana, presidente di Afgana, ha polemizzato sostenendo che l’aiuto umanitario, per sua natura, non può essere utilizzato a fini politici.

Sulla situazione del Paese si è soffermato Giovanni Visone (Intersos/Link 2007) che ha ricordato come quasi 23 milioni di persone siano ora in grave necessità alimentare, cose che potrebbe portare a un milione di bambini morti nel giro di un anno in un “inferno in terra” come ha detto il Wfp. Lo stesso che osservano gli operatori umanitari. Il congelamento dei fondi sta strangolando il Paese, ha detto Visone, ricordando che oggi la comunità internazionale è rappresentata solo dalla comunità umanitaria. Se Katia Malatesta, del Forum Trentino per la pace, ha ricordato l’importanza di non spegnere i riflettori sull’Afghanistan, tema ripreso nelle conclusioni di Raffaele Crocco, Giuliano Battiston (Afgana) ha segnalato come sia necessaria una mappatura società civile afgana e di come si debba riconoscere che la crisi in cui versa dipende anche dal fatto che quella che conoscevamo non esiste praticamente più. Chi è rimasto, ha detto, si sente sotto tiro ma nutre anche un sentimento di rabbia perché spesso chi è stato assistito nelle evacuazioni faceva parte dei vertici e anche perché il flusso di finanziamento occidentale si è interrotto. Un tema che, sottolinea Battiston, deve far riflettere sulla debolezza di una società civile da molti giudicata eterodiretta.

Marina Sereni

Luca Lo Presti (Pangea/Aoi) ha ricordato lo scollamento tra la società civile organizzata e il Paese profondo mentre Paolo Affatato (Afgana) ha relazionato sul webinar tenuto con le associazioni che gestiranno i corridoi umanitari. La docente trentina Ester Gallo ha invece ricordato il lavoro dei i 30 membri del network di Scholars at risk che stanno mettendo a disposizione assegni di ricerca per gli afgani mentre la rete universitaria ha già ricevuto 1400 richieste di assistenza anche se solo il 13% dei richiedenti si trova fuori dal Paese. Di questi 30% sono donne.

A rappresentare l’Unesco c’era Ricardo Grassi, che molti anni ha passato in Afghanistan dove è stato tra i fondatori dell’agenzia Pajwok. Non solo ha parlato del fondo Unesco per gironali e giornalisti perché possano tornare a fare il loro lavoro, ma ha ricordato che lavorare in Afghanistan adesso è comunque possibile. Ha chiuso la tornata di interventi Valentina Burzio, pediatra, che ha parlato a nome di Vento di Terra e ha ricordato, tra l’altro, chi è rimasto indietro: ha raccontato la storia di Sabir, 35 anni, medico, uscito dalla casa di famiglia a Kabul lunedi mattina alle 8. Qualche ora dopo la moglie ha ricevuto una chiamata dicendo che lo avevano portato all’ospedale di Emergency, colpito da un proiettile alla gamba sinistra. Per fortuna è stato operato subito ed è sopravvissuto. È ancora in prognosi riservata riportando una lesione al nervo sciatico di cui non si sa il grado di disabilità che potrà permanere. Era nelle liste di evacuazione di agosto 2021, riferendo di essere a rischio, in quanto lui e la sua famiglia avevano già subito attacchi da parte dei talebani (due dei suoi fratelli sono stati uccisi). Ma era rimasto a terra…

La giornata di incontro sul futuro afgano si è chiusa attorno alle 18: una sala affollata e attenta ha seguito tutti i lavori iniziati nel primissimo pomeriggio. Raffaele Crocco, presidente di 46mo Parallelo e ideatore del Progetto Atlante delle guerre, ha chiuso la giornata al Muse con una riflessione sulla guerra, strumento che peggiora e non risolve le crisi. E con un richiamo ai media per non spegnere i riflettori, cosa che molto dipende però anche da attività come appunto l’incontro di Trento di ieri. Eventi che rimettano l’Afghanistan al centro del dibattito.

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