Organi che non suonano

di Andrea Tomasi
Dal 5% al 10% dei reni e dei fegati trapiantati ogni anno sono frutto del traffico di organi. Sono le percentuali rese note dal Parlamento europeo.
 
Secondo Global Financial Integrity – che lavora per ridurre i flussi finanziari illeciti – sono almeno 7 mila i reni frutto di traffico di trapiantati ogni anno, per un mercato che viene stimato tra i 500 milioni e il miliardo di dollari all’anno.
«L’ultima frontiera dello sfruttamento dei diseredati segue anche il flusso dei migranti. In Libia i broker lavorano con sedicenti ONG per avvicinare persone che non hanno il denaro per pagare un passaggio in mare e propongono loro di vendere un rene in cambio di un posto su un barcone» scrive L’Espresso.
Nel corso di un convegno presso la Pontificia Accademia delle Scienze è stato firmato un documento che chiede l’impegno di governi e operatori sanitari di tutto il mondo “nel contrastare un crimine che va perseguito ovunque”. Il patto è stato sottoscritto anche dalla Cina dove, nonostante la legge lo proibisca dal 2015, “vi sono testimonianze che gli organi siano ancora oggi prelevati dai condannati a morte e destinati a facoltosi pazienti in attesa di trapianto”.
Soldi che finiscono tutti nelle tasche dei trafficanti. «Nel 2015 negli Stati Uniti solamente, ci sono stati poco meno di 31 mila trapianti, mentre le liste di attesa comprendevano 121 mila persone. Si calcola – scrive Nigrizia – che ogni giorno muoiano nel mondo 21 persone che aspettavano la sostituzione di un organo. Si tratta dunque di un settore in cui la domanda supera di gran lunga l’offerta, e in cui c’è in gioco la vita stessa. E dunque non può stupire più di tanto che ci sia qualcuno che se ne avvantaggia».

L’identikit del “donatore” e del ricevente.  Il donatore di solito è giovane (una media d’età di 29 anni) proveniente da un Paese povero., un reddito di  480 dollari all’anno.  Il ricevente (l’acquirente) è un uomo di 53 anni,  che ogni anno percepisce circa 53.000 dollari, insomma 100 volte la somma percepita da chi vende.
Il Guardian ha riportato una ricerca dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni. Dice che il 70% delle persone che arrivano in Europa attraverso il Mediterraneo è vittima di traffico. «Il 6% degli intervistati afferma, inoltre, di conoscere personalmente qualcuno che è stato costretto a dare sangue contro la propria volontà o a pagare parte del viaggio con un organo, di solito un rene».

 

L’Huffington Post ha parlato della relazione tra nuova schiavitù e il traffico di organi. Ha riportato le testimonianze di un avvocato, Bobby Banson, che in diverse interviste ha affermato di avere le prove che molti giovani vengono usati come donatori non consenzienti di organi.

«Insomma – commenta Bruna Sironi – alla turpitudine della schiavitù si aggiunge quella del traffico di organi, per di più coatto, che Banson definisce come crimine contro l’umanità».

«Le persone vanno sui mercati illegali solo perché non ci sono altre chance» ha spiegato Alvin Eliot Roth, professore ad Harvard e Nobel per l’economia nel 2012, dal palco del Festival dell’Economia di Trento.
Da metà degli anni Duemila – scrive Francesco Floris su Linkiesta – Alvin Roth ha iniziato a lavorare sull’ipotesi dello «scambio di organi» a livello globale perché «questo è un mercato strano: non conta solo scegliere ma anche essere scelti» ha detto il Nobel, che ha fatto un esempio: «Josè e Cristina sono una coppia filippina che aveva speso tutti i risparmi di una vita per pagare la dialisi di lui. La moglie non era compatibile con il marito e allora sono venuti a Toledo, in Ohio. Dove Josè ha ricevuto un organo da un donatore non diretto, cioè da qualcuno che nemmeno conosceva, contrariamente a quanto avviene nella maggior parte dei casi dove a offrirsi è un parente. La moglie a sua volta ha donato un rene a un altro paziente americano, dando vita a quella che oggi chiamiamo catena del “gruppo zero”. Una catena che ha salvato la vita a più di 11 persone con questo sistema».
Nessuna violazione normativa, nessun passaggio di soldi, ma un «sistema di condivisione»
dove, se un donatore della coppia è compatibile con il paziente di un altra coppia, «a salvarsi sono entrambi. Un po’ come il “gioco” che anni fa prevedeva di abbandonare sulle panchine dei parchi l’ultimo libro letto. Se tutti lo fanno, alla fine, tutti leggono più libri».
http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/02/21/news/fermiamo-il-traffico-di-organi-1.295819
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/07/leconomista-che-vuole-legalizzare-il-traffico-dorgani-per-salvare-ricc/34508/

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