Il golpe silente di Prayut in Thailandia

La polizia disperde ;la folla nel terzo giorno consecutivo di manifestazioni a Bangkok. Arresti e stato di emergenza. Ma la protesta non si ferma

di Emanuele Giordana

Per la terza giornata consecutiva Bangkok e stata il teatro di una nuova manifestazione popolare che, iniziata alla 5 del pomeriggio, si è protratta per diverse ore per poi sciogliersi in serata dopo che la polizia ha usato pesanti getti d’acqua per sciogliere l’assembramento. Ma la promessa è di tornare in piazza domani: il punto di ritrovo resta però segreto proprio per evitare che, come successo oggi, i dimostranti si trovino circondati dalla polizia che vuole ormai cercare di impedire che si riuniscano in pubblico più di 5 persone.

Prayut Chan O Cha in alta uniforme qunad'era in servizio
Prayut in alta uniforme qunad’era in servizio

Sebbene oggi la polizia abbia usato le maniere forti, la strategia del governo tailandese del premier Prayut O Cha è stata chiara sin dall’inizio: lasciar sfogare la piazza senza intervenire e praticare arresti selettivi per ora senza sparare un colpo. Gli occhi del mondo sono puntati su Bangkok, la cui piazza sembra ripetere quanto avvenuto a Hong Kong e dunque bisogna essere accorti.

Così, dopo che mercoledì un corteo di decine di migliaia di manifestanti ha invaso le vie del centro dirigendosi verso il palazzo del governo per chiederne le dimissioni con una riforma della Costituzione e del ruolo del monarca Rama X, Prayut ha saputo aspettare. E, al netto di qualche lieve incidente con le camice gialle o gli agenti di polizia, ha colto la palla al balzo del corteo reale che portava monarca e consorte a una cerimonia religiosa e che, attraversando mercoledì le strade piene di manifestanti, non si è visto omaggiato da un inchino ma dalle tre dita alzate, segno di sfida e icona della protesta. Il copione ormai poteva dirsi completo.

Alba di polizia

Alle prime luci dell’alba di ieri Prayut ha firmato un decreto che rende più forte lo stato di emergenza già in vigore a causa del Covid e ha mandato gli agenti a spedire a casa chi stava passando la notte davanti al palazzo del governo: un presidio che sarebbe dovuto durare tre giorni. Alle sei, mentre il sole sorgeva sulla città degli angeli, gli agenti sono intervenuti e il presidio – poi presidiato da duemila agenti – è stato sciolto con una ventina di attivisti arrestati. Tra loro i nomi più noti della protesta: Panusaya “Rung” Sithijirawattanakul, l’avvocato Arnon Numpha, Parit Chiwarak detto “pinguino” e Prasit Krutharote. Vanno ad allungare la fila di arrestati nei giorni precedenti: attivisti, studenti e anche rapper impegnati e famosi.

Hanno violato lo stato di emergenza, sono accusati di sedizione ma, peggio del peggio, rischiano la lesa maestà per quelle tre dita alzate davanti al re in segno di sfida. Nel salire nell’auto che la portava via, “Rung” ha detto che le manifestazioni sarebbero continuate. Alle 4. Così infatti accade: e sono ancora a migliaia a sfilare nelle strade della capitale chiedendo la liberazione degl  arrestati tra ieri e il giorno prima del mercoledì da leoni dei giovani (e non solo giovani) tailandesi (con oggi sarebbero una cinquantina). All’arrivo del buio, le strade del centro erano ancora gremite di dimostranti che sfidavano decreto e polizia. Poi si sono sciolti dandosi appuntamento per questo pomeriggio.

Golpe in sordina

Questa volta la polizia non e’ rimasta a guardare

Intanto Prayut ha messo in atto una sorta di golpe silente: oltre alle limitazioni dello stato di emergenza anti Covid già in vigore da sei mesi, il nuovo decreto inasprisce le disposizioni riportando il Paese de facto – dicono gli osservatori – al periodo successivo al colpo di stato del 2014. No ad assembramenti oltre cinque persone; chiunque può essere trattenuto senza accuse fino a sette giorni e fino a trenta con la firma di un magistrato; detenzione in caserme dell’esercito che potrebbe essere impiegato accanto alla polizia. Censura totale sui social. E già si parla di un comitato di supervisione del decreto che ha sapore di giunta.

Qualcuno, come Amnesty International, alza la voce parlando di misure eccessive. Ma in Thailandia la paura comincia a circolare. Dice la sua Thanathorn Juangroongruangkit, leader del gruppo Progressive Movement, che ha chiesto il rilascio degli arrestati denunciando l’uso dello stato di emergenza come abuso di potere. Ma Thanathorn è un deputato – che nelle elezioni 2019 ha ottenuto ottimi risultati – che è stato espulso dal parlamento assieme al suo partito, sciolto dalla magistratura. Può ancora parlare ma rischia di essere silenziato. Silenziare il movimento però non sarà cosi facile. Come dimostrano le migliaia che hanno riempito le strade nell’ennesima giornatas carica di tensione.

In copertina e all’interno, fotogrammi dal video di The Sun riprodotto qui sopra

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