La ricca Olanda punisce i poveri

Nei Paesi Bassi aumentano i senza tetto. Diventa necessario lo stop alla vendita di alloggi sociali nel settore privato, il blocco degli sfratti e la messa a disposizioni di abitazioni dignitose

di Alessandro Federici

Fondation Abbé Pierre e FEANTSA, nei  loro  rapporti “Regard sur le mal-logement en Europe”, hanno stimato che sono circa 700.000 le persone che non hanno una casa e dormono per strada, o all’interno di un alloggio di emergenza. Si parla di un aumento del 70% negli ultimi dieci anni. Tra i Paesi europei, maggiormente interessati da questo problema, troviamo l’Olanda. Secondo quanto riportato dal dipartimento CBS Communication & News, responsabile della diffusione delle statistiche nella società olandese, al 2018, le persone prive di un alloggio erano 39 300. Un Aumento vertiginoso del 120,8% dal 2009.  Secondo il Bond Precaire Woonvormen (BPW), associazione che si batte per il diritto alla casa, il problema abitativo nei Paesi Bassi è causato particolarmente da tre fattori:

  • Inacessibilità: il tempo medio di attesa per l’edilizia sociale è in costante aumento
  • Prezzi troppo elevati: gli affitti del settore privato non hanno controllo e costano in media oltre i 1000 euro al mese
  • Precarietà: a causa di alcune scelte politiche, che hanno portato all’adozione di vari tipi di contratti di locazione temporanei, gli alloggi sono diventanti sempre più incerti e provvisori.

Analizzando nello specifico questi fattori, per quanto riguarda il tempo di attesa, si parla di 10/15 anni per ottenere un alloggio sociale. Negli ultimi anni la produzione di costruzioni si è dimezzata. Secondo una ricerca effettuata da ABN AMRO, istituto di credito olandese, ci sono 330 000 case in meno di quanto richiede la domanda. La ricerca specifica che ci vorrebbero un milione di case nei prossimi dieci anni per colmare lo scarto. Inoltre, un numero elevato di alloggi sociali è stato messo in vendita nel settore privato e centinaia di abitazioni sono state demolite, aumentando così, le liste di attesa in tutto il Paese.

Se nell’edilizia sociale c’è una mancanza di case, e i tempi di attesa sono interminabili, le case presenti e in vendita nel settore privato sono accessibili solo a pochi. Secondo un’indagine di Nvm, associazione operante nel settore immobiliare, oggi un immobile costa in media 430 mila euro, 19,3% in più rispetto all’anno precedente. Secondo un’altra indagine dell’istituto di credito ABN AMRO, il prezzo delle case nel 2022 aumenterà del 12,5%, e di un ulteriore 5% nel 2023.

Dati attuali Quarto trimestre 2021 Sviluppo anno su anno
Numero di case vendute 35.703 -23,2%     
Numero di immobili in vendita 15.622 -33,4%
Prezzo medio di vendita us€438.000 +20,7%
Tempo di vendita 23 giorni  
Indicatore di carenza* 1,3  

Mercato immobiliare olandese. Fonte: www.nvm.nl/marketinformatie

Stessa sorte anche per affittare. Gli affitti costano in media più di 1000 euro al mese. Negli ultimi dieci anni sono aumentati del 35%. Secondo l’associazione Bond Precaire Woonvormen: “gli affitti nel settore privato sono senza controllo e le politiche governative hanno creato una dicotomia tra inquilini e proprietari di case”. Quest’ultimi, per un alloggio sociale, si aggirano intorno ai 752 euro al mese. Una ricerca pubblicata sul rapporto “The State of Housing in Europe” da Housing Europe, riporta un dato abbastanza preoccupante. Circa 700 mila famiglie olandesi restano “incagliate” tra settore sociale e settore privato. Questo perché il loro reddito è troppo altro per essere idoneo all’edilizia sociale, ma troppo basso per accedere alle opzioni di alloggio privato.

Gli atti legislativi Campus contract (2006), Anti-squat law (2010), Extension of the Vacancy Act (2013), Rental Market Transition Act (2016), Stimulation of mobile flexible living (2019) hanno reso l’alloggio, oltre che costoso, sempre più temporaneo. Con questi atti legislativi il Governo sperava di portare movimento al mercato degli affitti, e che quest’ultimi aumentassero, ma così non è stato. Ad oggi, quasi la metà di tutte le proprietà in affitto sono offerte con un contratto temporaneo. Secondo quanto scrive il “de Volkskrant” i contratti flessibili non sono in aumento solo nelle grandi città, ma in tutto il Paese. Inoltre, le proprietà in affitto temporaneo non sono più economiche delle case in affitto per un periodo indefinito. Al contrario, l’affitto medio mensile è superiore del 9,7%. Si parla di 1400 euro al mese.

Due studi, “Investico/Vers Beton” e “Companen”, quest’ultima commissionata dal Ministero dell’Interno e delle relazioni con il Regno, hanno riportato i vari problemi derivati dalle misure adottate dal Governo in tema di affitti temporanei, ma soprattutto le disastrose conseguenze per gli inquilini. Brevemente le ricerche mettono in evidenza;

  • Un aumento incontrollato degli affitti
  • Minor diritti per gli inquilini
  • Aumento degli sfratti

Tutte queste componenti hanno determinato negli ultimi dieci anni, come testimonia il grafico sottostante, un aumento dei senza tetto. La maggior parte (84%) sono uomini, e quasi un terzo hanno tra i 18 e 30 anni. Inoltre, la maggior parte dei senzatetto vengono collocati nei quattro comuni più grandi; Amsterdam, Rotterdam, l’Aia e Utrecht.

 

 

L’interruzione della vendita di alloggi sociali nel settore privato, la messa a disposizioni di alloggi dignitosi per i senzatetto, il blocco degli sfratti, superando le leggi che permettono ai proprietari di fare contratti di locazioni temporanei, sono soluzioni adottabili al problema, come riporta Bond Precaire Woonvormen (BPW).1 È fondamentale ricordare, che il diritto all’abitazione, è un diritto umano presente e riconosciuto in una serie di trattati internazionali, come all’articolo 11 del Patto Onu sui diritti economici, sociali e giuridici, all’articolo 31 della Carta Sociale Europea revisionata del 1996, nonché nella Dichiarazione universale dei diritti umani all’articolo 25. L’abitazione è una componente essenziale di quei diritti fondamentali che spettano all’individuo, al fine di partecipare pienamente, e quindi beneficiare, della società. Senza di esso, non saremmo in grado di godere di una serie di altri diritti riconosciuti dalla Comunità Internazionale; quali il diritto alla privacy, il diritto all’istruzione, al lavoro, e il diritto ad una vita dignitosa.

Questo articolo è parte di una collaborazione didattico-giornalistica tra Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Gli autori sono giovani tra i 18 e i 28 anni che stanno svolgendo servizio civile all’estero 

In copertina: Amsterdam in uno scatto di Javier M. per Unsplash

 

 

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