L’abisso della crisi ucraina. Il punto

Annessione e referendum farsa. Caccia ai disertori in fuga. Arresto di chi protesta contro la guerra. Le esplosioni che hanno reso inservibile NordStream 2: l’ennesima settimana di guerra  racconta  fatti che spingono sempre più verso un inasprimento del conflitto

di Raffaele Crocco

L’annessione di quattro regioni dopo i referendum farsa. La caccia ai disertori in fuga dopo la mobilitazione parziale. L’arresto di chi protesta contro la guerra. Le misteriose – per ora – esplosioni che hanno reso inservibile NordStream 2: l’ennesima settimana di guerra dopo l’invasione russa dell’Ucraina ci racconta questi fatti. E sono fatti che spingono sempre più verso un inasprimento della guerra.

Sul campo di battaglia succede poco e quel che succede non dà vantaggi a nessuno dei due contendenti. Avanzate e ritirate si alternano. I civili continuano a morire, questo sì. Tra il 29 e il 30 settembre, un raid russo ha ucciso due persone e ne ha ferite dodici, colpendo a Mykolaiv una fermata dell’autobus. Pare abbiano usato bombe a grappolo, vietate dalle convenzioni internazionali. Nelle stesse ore, missili russi hanno colpito alcune abitazioni a Dnipro, nell’Est dell’Ucraina: anche qui tre civili morti, tra cui un bambino. Uno stillicidio che continua e che allunga all’infinito il numero dei civili uccisi dalla guerra. Ma tutto questo sembra essere solo il palcoscenico che Putin vuole usare per continuare con la sua campagna di conquista.

Il capo del Cremlino, dopo il voto ai referendum nei territori occupati, ha firmato i decreti con cui riconosce “l’indipendenza” delle regioni ucraine di Zaporizhzhia e Kherson. Si aggiungono alle due regioni che Mosca aveva già riconosciuto come indipendenti da Kiev, Donetsk e Lugansk. Il passo successivo è l’annessione unilaterale alla Russia, così da poter giustificare qualsiasi azione armata come una “difesa per aggressione”. Putin, insomma, rovescia i ruoli e trasforma una guerra di conquista in guerra di difesa. Una soluzione che buona parte della comunità internazionale non ha intenzione di accettare. Stati Uniti e Unione Europea lo hanno dichiarato subito: i referendum sono illegali, così come la conseguente annessione delle quattro regioni ucraine.

L’Onu, da parte sua, ha detto di non considerare legali i referendum e i risultati conseguenti. Resta da capire cosa farà la Cina, ambigua nei giorni scorsi sulla materia. Da Pechino era filtrato solo l’augurio che ci fosse, da parte di tutti, il rispetto delle “sovranità nazionali”. In ogni caso, Putin intende giocare la carta dell’attacco all’integrità territoriale russa sia sul piano internazionale – almeno per legittimarsi con chi accetterà l’avvenuta annessione – , sia sul fronte interno, per giustificare la “mobilitazione parziale” che ha scatenato proteste consistenti e, soprattutto, la fuga di migliaia di persone.

Sono davvero tanti quelli che non vogliono andare a morire in Ucraina. Da giorni sono in fuga all’estero. Un flusso tanto poderoso da costringere la Finlandia a chiudere – a partire dalla notte fra giovedì’ 29 e venerdì’ 30 settembre – i confini ai ‘turisti’ russi, che si accalcano per entrare nel Paese. Il Governo ha stabilito che tutte le richieste di ingresso debbano essere considerate caso per caso. Chi vuole, dice una nota, potrà “far richiesta d’asilo oppure cercare di attraversare il confine illegalmente”.

Una situazione che dà l’esatta misura del dramma vissuto da migliaia di giovani russi. La mobilitazione è ufficialmente parziale, ma fonti dell’esercito russo dicono che potrebbe trasformarsi in “generale” entro brevissimo tempo. Una scelta che, se fatta, verrebbe appunto giustificata da Putin come necessaria per difendere i territori della patria. Per gli economisti, però, la decisione peserebbe tremendamente su tutto il “sistema russo”, incidendo fortemente sulla capacità produttiva delle industrie, che si troverebbero private della mano d’opera.
E intanto sono quattro le falle accertate nel Mar Baltico lungo la rotta del NordStream 2 e almeno tre le esplosioni che sarebbero state registrate dai sismologi. Lo scambio di accuse fra Russia e Nato sui probabili sabotaggi continuano e il gasdotto, dice Berlino, potrebbe avere subito danni irreparabili. Per ora nessuno può indagare, la zona non è sicura proprio per la fuoriuscita del gas. La guerra in qualche modo si allarga e colpisce fuori dai confini. Un avvertimento che pochi sembrano voler cogliere.

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