Le mosse turche in Iraq e Siria

Verso la creazione di 'un'area sicura': l'offensiva militare contro i curdi nel Nord iracheno, gli attacchi su Shengal

Mentre si ritagliava uno spazio come mediatore nel conflitto in Ucraina, la Turchia sta continuando ad attuare le proprie mosse militari per creare un ‘area di sicurezza’ in Iraq e Siria.

L’offensiva contro i curdi

Prosegue dal 18 aprile l’offensiva militare turca in Iraq, contro Partito curdo dei lavoratori nelle montagne al Nord del Paese.Le offensive turche del Nord Iraq sono frequenti: in quell’area il partito curdo ha la base politica e militare e la roccaforte dell’ideologia ed esistono i vari esempi di confederalismo democratico: nel campo di Makhmour, a sud di Erbil; la Siria del nord-est; e Shengal, nel nord-ovest iracheno. L’ultimo attacco ‘Aquila d’inverno’ su villaggi e un campo profughi risale a febbraio 2022. Oltre ai raid con jet e droni, in violazione della sovranità irachena,  in questi giorni la Turchia ha tentato un’invasione via terra di forze speciali nelle zone di Metina, Zap e Avasin-Basyan prendendo di mira rifugi, depositi di munizioni, reti di tunnel.

Le divisioni interne all’Iraq

In un vertice del 15 aprile Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro del governo del Kurdistan iracheno (Krg) Masrour Barzani, hanno riaffermato la cooperazione bilaterale “per promuovere stabilità e sicurezza”. Per molti, questo incontro è un segnale evidente che il KRG era favorevole, in una certa misura, all’operazione.

Non la vede così, però, il governo centrale iracheno che ha anche condannato fermamente l’operazione di Ankara e ha anche convocato l’ambasciatore turco. “La Turchia – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Ahmed al-Sahaf – sta compiendo continue violazioni che non hanno appigli su alcuna base legale o accordo tra i due paesi. Invocano l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite per l’autodifesa, che non può però essere attuato senza l’approvazione ufficiale dell’Iraq”. Il presidente della Repubblica Salih, curdo come previsto dalla costituzione ha poi ribadito che: “Le pratiche unilaterali per risolvere questioni di sicurezza sono inaccettabili e la sovranità irachena va rispettata. Ci rifiutiamo di essere terra di conflitti e arena per risolvere le guerre altrui”.

L’Iraq è ancora alle prese con una fortissima crisi politica. Dopo che dalla elezioni dell’ottobre 2021 i partiti non sono riusciti a costruire una maggioranza, il Paese è ancora governata da un’amministrazione di emergenza. A rendere le cose più precarie, c’è poi il gruppo armato Hashd al-Shaabi (Pmf), una forza filo-iraniana sciita che ha una significativa influenza militare in Iraq grazie al suo ruolo nella lotta contro l’Isil e che ora ha formato una lista politica denominata Fatah.

Il nodo Shengal

Attacchi e tensioni sono avvenute nei giorni scorsi anche nel distretto di Shengal, dove la comunità ezida sperimenta una forma di autonomia che si ispira al confederalismo democratico curdo. Presa di mira una postazione delle Asaysh (le forze di difesa interne dell’Amministrazione autonoma ezida) a cui è seguito uno scontro a fuoco, mentre per vari giorni i droni turchi sono stati in azione nei villaggi del distretto. 

“L’amministrazione locale – ci spiega Chiara Cruciati, giornalista de Il Manifesto, appena rientrata dall’Iraq – è convinta che dietro questi attacchi ci sia la volontà di impaurire chi ancora non è tornato. Di 500mila ezidi presenti a Shengal prima del massacro dell’Isis, nell’agosto 2014, ne restano solo 250mila perché gli altri sono nei campi profughi nel Kurdistan iracheno o sono stati portati in Europa. Molti vorrebbero tornare qui a celebrare la festa e sono tante le famiglie che pensano di rientrare nelle loro case. Facendo scoppiare la tensione, i governi della regione provano a impedirlo, facendo passare Shengal per un posto insicuro”.

Gli attacchi su Shengal, secondo le autorità dell’autonomia non sono stati ordinati da Baghdad ma da unità militari stanziate a Mosul che nei fatti sono legate al Kdp, il partito del clan Barzani, leader del Kurdistan iracheno. Un ulteriore segnale della frammentazione politica dell’Iraq.

“L’impressione – conclude Chiara Cruciati- è che per le autonomie, sia curde che ezide, cambierà molto da chi riuscirà alla fine a governare in Iraq. A Shengal la richiesta è quella di poter essere autonomi e gestire la propria forza di sicurezza, all’interno dello stato iracheno. C’è da capire se chi governerà sarà disposto ad accettarlo o se gli attacchi si intensificheranno fino a distruggere l’autonomia”.

L’avanzata turca

La nuova operazione militare della Turchia contro i militanti curdi nel nord dell’Iraq, in corso dal 18 aprile, ha acceso il dibattito nel parlamento iracheno su un accordo segreto che consentirebbe alle truppe turche di avanzare di 30 chilometri all’interno dell’Iraq. Il numero crescente e la permanenza delle basi turche ha alimentato le dispute politiche a Baghdad. Nel dibattito parlamentare del 24 aprile, il primo vicepresidente del parlamento iracheno Hakim al-Zamili ha esortato il ministro degli Esteri a spiegare quali misure aveva preso l’Iraq contro gli attacchi e chiarire le affermazioni su un accordo che consentisse alle forze turche di avanzare in Iraq. Un portavoce del ministero degli Esteri iracheno ha negato l’esistenza di un accordo segreto.

In Siria, invece, secondo quanto riportato da Al Monitor, mentre le operazioni Eufrates Shield e Olive Branch hanno preso di mira le aree a ovest dell’Eufrate, l’operazione Peace Spring nel 2019 ha cercato di estendere la striscia di confine controllata dalla Turchia fino al confine iracheno. Il recente aumento degli attacchi turchi contro le Forze democratiche siriane a guida curda, approfittando della preoccupazione della Russia per l’Ucraina, dimostrerebbe che Ankara è intenzionata ad attuare il suo piano di “zona sicura”. 

 Dall’invasione russa dell’Ucraina, la Turchia ha infatti chiuso il suo spazio aereo ai voli russi per la Siria in quella che potrebbe essere una mossa per aumentare la pressione su Damasco e ottenere il via libera dalla Russia a rafforzare l’avanzata turca anche in Siria.

di Red.Al.Pi.

*In copertina Photo by Levi Meir Clancy on Unsplash

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