Le voci del pacifismo italiano -2

La seconda puntata di una ricerca di Francesco Pugliese

La seconda puntata del saggio di F. Pugliese dal titolo “Voci e iniziative del pacifismo italiano”: un  contributo alla conoscenza di chi, in Italia, si batte contro la logica della guerra. Buona lettura

di Francesco Pugliese

6. Piazze di pace (2022)

La presenza e la mobilitazione nelle piazze, tradizionale punto di forza del variopinto mondo del pacifismo italiano non hanno avuto le dimensioni e il respiro di altri momenti. Ci sono difficoltà, ritardi, forse rassegnazione, impotenza.

Rimangono questioni aperte l’autonomia dei movimenti pacifisti dai partiti politici e la loro capacità di mobilitazione e di organizzazione; forse in difficoltà sono le tradizionali forme di partecipazione, di presenza in piazza; forse ci sono difficoltà ad attivare, mobilitare, convincere e incidere. Forse ha pesato la stanchezza dopo fasi di mobilitazione e risultati non soddisfacenti. Forse manca una struttura di coordinamento nazionale del pacifismo italiano e una maggiore cooperazione tra i tanti soggetti attivi.

Secondo Alex Zanotelli: “Siamo solo agli inizi, siamo scesi in piazza troppo poco, dobbiamo tornare per strada e coinvolgere la gente, contro le armi e contro la guerra…Noi pacifisti ci siamo mossi tardi, non abbiamo lavorato abbastanza, abbiamo aspettato troppo, forse per paura che le persone non scendessero in piazza…Oggi l’Ucraina è una polveriera, è un Paese spaccato profondamente, con un nazionalismo che fa paura. Un negoziato è sempre possibile, ci si può mettere d’accordo. Ma i combattimenti devono cessare. La posta in gioco è altissima, rischiamo grosso, una guerra nucleare, l’inverno nucleare”. (www.collettiva.it, 9 marzo 2022)

Ma ci saranno momenti e occasioni molto partecipati. Manifestazioni in tutto il Paese contro l’attacco russo e in solidarietà al popolo ucraino all’indomani dell’aggressione. A Roma sfilano in 50 mila con le parole d’ordine “Cessate il fuoco!

– Soccorrere, Trattare, Disarmare” da piazza della Repubblica a San Giovanni in Laterano.

Varie le presenze in piazza con “Un’ora di silenzio per la pace” con riferimento alla prima iniziativa del genere che si ripete da oltre 30 anni a Genova. Una a Vicenza, in piazza dei Signori, dalle ore 18 alle ore 19, con Anpi e Mir. L’Anpi locale diffonde il documento “Se vuoi la Pace prepara la Pace”: “Siamo con le vittime di tutte le guerre, non con gli eserciti! In questi giorni in cui il ricorso alle armi sembra prevalere nella risoluzione del conflitto in Ucraina, desideriamo proporre la testimonianza del silenzio, nella ricerca di una via nonviolenta alla pace. Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina e l’aumento delle spese militari nel mondo, in particolare in Europa e in Italia. Diciamo sì ad una risoluzione democratica del conflitto, per una convivenza pacifica del popolo ucraino e del popolo russo e di tutti i popoli del mondo. Chiediamo una pratica della nonviolenza più strutturata ed organizzata, non mera prerogativa del volontariato”.

Il 18 giugno a Roma incontro promosso dal Movimento Nonviolento per costruire un’Europa di pace. La rete Europe for Peace il 22 luglio promuove manifestazioni in 60 città col documento “Cessate il fuoco. Negoziato subito”. Tante le iniziative dal 21 al 23 ottobre 2022 in molti centri: “Tacciano le armi. Negoziato e conferenza di pace subito!”. Il documento di convocazione dice: “Siamo e saremo sempre dalla parte della popolazione civile, delle vittime della guerra in Ucraina e dei pacifisti russi che si battono per porre fine all’aggressione militare”.

Il 21 settembre lettera di Europe for Peace al segretario delle Nazioni Unite Guterres a sostegno di iniziative multilaterali di pace.

Il primo appuntamento di massa è a Roma il 5 novembre 2022. Indetto dalla coalizione Europe for Peace. Aderiscono oltre 600 associazioni, tra cui Anpi, Arci, Acli, i sindacati, Agesci, Azione Cattolica, Legambiente, Greenpeace, Comunità di Sant’Egidio, Oxfam, Libera, Emergency, Fridays for Future, il WWF, la rivista Nigrizia. Corteo con cento mila partecipanti, un lungo corteo colorato con l’arcobaleno attraversa Roma da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni. Si chiede: “cessate il fuoco subito – Negoziato per la pace”. No a tutte le armi nucleari. E’ respinto il ricatto: se chiedi la pace, vuoi la resa di Kiev e sei filo-Putin. Contestato il segretario del Pd Enrico Letta che conferma il sì a nuovi armamenti per l’Ucraina.

Sul maxischermo il messaggio di una donna ucraina, Katrin Cheshire, attivista del movimento pacifista di Kiev: “Chiediamo il vostro sostegno affinché il nostro governo ascolti ogni opportunità per porre fine al conflitto. La guerra è un crimine contro l’umanità e la vita umana ‘il valore più grande’, la vita di ogni ucraino, di ogni russo e di ogni altro popolo della terra”.

Messaggio del cardinale Matteo Zuppi presidente della Cei: “La pace manca come l’aria. Chi lotta per la pace è un realista, anzi un vero realista, perché sa che non c’è futuro se non insieme. Papa Francesco con grande insistenza ha chiesto di fermare la guerra. Noi chiediamo al presidente della federazione russa di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza. E chiediamo al presidente dell’Ucraina che sia aperto a serie prospettive di pace”.

7. Piazze di pace (2023)

Manifestazioni in tutto il Paese per la Giornata per la pace del 1° gennaio 2023, la 56.ma (indetta la prima volta da Paolo VI nel 1968). Nuovo appello di Papa Francesco: “No alla guerra, no al riarmo. Intollerabile il conflitto in Ucraina”.

Martedì 10 gennaio 2023 digiuno e presidio a Roma dei “Disarmisti Esigenti” per dire no alla guerra e all’invio delle armi in Ucraina; appello “Salviamo la Terra. Blocchiamo la guerra”.

Giovedì 23 febbraio inedita Marcia notturna Parigi-Assisi per la pace. Si parte da Perugia alle ore 24 e si giunge ad Assisi alle sei del mattino del 24. Una marcia straordinaria, la prima di notte, a sottolineare la drammaticità e i pericoli del momento. Storico appuntamento del pacifismo italiano la Marcia Perugia-Assisi, inventata Aldo Capitini nel 1961 (oltre 20 le edizioni finora). Flavio Lotti, coordinatore e animatore della Tavola della Pace, organizzatrice della Marcia: “è dal 2014 che ci battiamo per la fine di questa guerra, rischiamo il punto di non ritorno. Già sappiamo che nei prossimi mesi ci sarà un bagno di sangue nell’est dell’Ucraina”. Il 5 settembre 2023 viene costituita (con sede a Perugia) la “Fondazione Perugiassisi per la cultura della pace”; tra gli obiettivi “rafforzare l’impegno per la pace e formare una nuova generazione di donne e uomini architetti e artigiani di pace”.

Il 24 febbraio ’23, primo anniversario dell’attacco russo all’Ucraina tante manifestazioni in molte piazze. Indette dalla coalizione Europe for Peace per chiedere “il cessate il fuoco, il dialogo e i negoziati di pace per costruire un’Europa sicura e pacifica per tutti” e per dare “solidarietà al popolo ucraino e alle vittime di tutte le guerre, le violenze, le repressioni e le discriminazioni nel mondo. La pace è la vittoria di cui abbiamo bisogno!”

Una grande manifestazione anche a Bologna da piazza XX settembre a piazza Nettuno, anche qui proposta dalla coalizione Europe for Peace. Centrale il tema dell’invio delle armi. Secondo la vicesindaca Emily Clancy “con l’invio delle nuove armi stiamo tenendo in piedi l’Ucraina o stiamo prolungando la guerra? E giusto porsi questa domanda ad un anno dallo scoppio del conflitto. Credo che la nostra parte vada fatta in modo diverso”. Presenti anche gli studenti medi e universitari.

Manifestazioni in tanti altri centri (oltre 120 cortei, veglie, fiaccolate). Oltre 10 manifestazioni nella sola Toscana: catena umana intorno alla Galleria degli Uffizi a Firenze, veglia silenziosa a Empoli, veglia al lume di candela intorno a un ulivo a Pistoia, fiaccolate a Carrara, Grosseto, Siena; corteo a Sesto Fiorentino e Cecina, letture di pace a Pisa, partecipazione al Consiglio comunale a Prato. Il segretario della Cgil Toscana dice: “La guerra non si può fermare con la guerra, c’è bisogno di un cessate il fuoco immediato e l’apertura di un negoziato vero con il coinvolgimento delle Nazioni Unite perché sia trovata una soluzione politica al conflitto”. In mille partecipano alla fiaccolata di Trento.

Sabato 25 febbraio corteo a Roma dal Colosseo al Campidoglio. “La pace è l’unica vittoria di cui abbiamo bisogno” è la parola d’ordine. Molte le adesioni, anche dei sindacati: “Occorrono negoziati di pace per costruire un’Europa sicura e pacifica, in solidarietà con il popolo ucraino e le vittime di tutte le guerre. Bisogna arrivare al più presto al cessate il fuoco e a misure concrete che portino al disarmo nucleare. Il mondo del lavoro è in piazza per dire: basta armi, basta orrore, basta morte”. Nel pomeriggio presidio di circa 200 giovani di Sant’Egidio, per la pace e il cessate il fuoco, alla stazione Termini.

In piazza del Campidoglio parla anche Rossella Miccio, Presidente di Emergency: “Dopo un anno di guerra ancora si sente parlare di quante armi bisogna inviare e di che tipo. Tutti sappiamo che Putin è l’artefice della guerra, ma l’unica strada possibile per farla cessare è sedersi al tavolo delle trattative. Noi come Emergency facciamo il nostro lavoro per le vittime, ma chiediamo che anche la politica faccia il

suo e rispetti la Costituzione”. Allarme e condanna per il rischio di una guerra atomica.

Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio dice: “Non siamo utopisti, non siamo anime belle, ma i più realisti e i più sensibili. Crediamo che bisogna investire sulla diplomazia, perché la guerra rende peggiori gli aggressori, ma disumanizza anche gli aggrediti; di fronte a tutto questo noi vogliamo dire che non ci rassegniamo”. (Avvenire, 25.II.2023)

Il 25 febbraio a Milano manifestazione da Piazzale Loreto con lo slogan “Soldi all’istruzione, non alla guerra” e a Genova una manifestazione nazionale chiede “Giù le armi, su i salari”. Non ha successo la richiesta di sciopero generale contro la guerra.

Nel mese di aprile si avvia la raccolta firme per un referendum abrogativo sull’invio delle armi e il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, in sostanza (tra i promotori il giurista Ugo Mattei); la raccolta delle 500 mila firme di elettori (in tre mesi) però non decolla veramente e per varie ragioni: il silenzio di media e tv è impressionante, zero informazione; i partiti politici lo ignorano e non si schierano. A luglio il traguardo non è raggiunto: poco più di 350 mila le firme raccolte. Non poche, ma non sufficienti per l’indizione del referendum, e soprattutto poche se si considerano in qualche modo i sondaggi che danno la maggioranza degli italiani contrari all’invio di armi.

Un anno è passato, un anno di guerra: orrori, odi, massacri, sofferenza infinita per la popolazione ucraina, bugie, devastazioni ambientali. Ma nessuna prospettiva di pace all’orizzonte; diplomazie silenti e impotenti, negoziati impediti, anche per legge. La vittoria è l’obiettivo, a qualunque costo. In Italia esce il libro di Rainero La Valle: Leviatani, dov’è la vittoria? (cfr. bibliografia).

Il bilancio di un anno di guerra è sconvolgente. Centinaia di migliaia di morti e feriti, 18 milioni di esuli, oltre 150 miliardi di aiuti in armi, 300 mila ettari di foresta bruciati, tonnellate di CO2, fiumi, coste, territori enormi contaminati, devastati e avvelenati, milioni di mine disseminate, porti e infrastrutture distrutti. Diritti umani massacrati. Sofferenze indicibili per le popolazioni. Odi che dureranno chissà quanto. A fronte di tutto questo enormi profitti per le industrie belliche.

I costi tremendi, soprattutto di vite umane. Ma il numero è oscurato, non si deve sapere: anche questo è la guerra. Alessandro Marescotti, fondatore e presidente di Peacelink, denuncia proprio questo: “I morti invece no: quelli non ce li dicono. Sono segreto militare… Il fatto che non ci vengano comunicati i dati delle vittime la dice lunga sui veri fini della guerra e dell’invio delle armi. Che non sono più quelli di una romantica difesa della popolazione. Si combatte in realtà per sconfiggere la Russia, per ottenerne la capitolazione… Se questo è il vero scopo della guerra in Ucraina, è ovvio che vengono messe nel conto vittime a non finire, da non conteggiare per non deprimere il morale della popolazione ucraina che dovrà immolarsi per una vittoria strategica dell’Occidente, il tutto in palese contraddizione con quanto dicono di voler fare i nostri governanti europei con l’invio delle armi… la guerra contro la Russia non può essere vinta. E va chiusa al più presto perché non ha senso mandare al massacro altri soldati per non ottenere nessun risultato, tanti costi per zero benefici. I militari lo dicono, lo dice lo stesso generale Milley, capo del Pentagono”.

Nel febbraio 2023 esce in edizione italiana il libro di Noam Chomsky (cfr. bibliografia) con le sue penetranti analisi e messe in guardia, scrive tra l’altro: “Se daremo a Zelensk’yj le armi che chiede e che gli consentirebbero di attaccare la Russia, e se lui dovesse attaccare veramente, questo ci porterà dritti in cima a quella scala, alla guerra definitiva. E allora sarà la fine per tutti noi…In generale, l’Europa ne esce indebolita e l’Ucraina, naturalmente, viene devastata con il perdurare della guerra. Nel frattempo le industrie statunitensi sono entusiaste, perché ci guadagnano immensamente, fanno profitti mai registrati. E non soltanto i produttori militari, ma anche l’industria dei combustibili fossili, le banche, i fondi d’investimento e l’agribusiness, nel quale vige un quasi monopolio da parte di cinque o sei società e che sta facendo enormi profitti sulla carestia che si verifica in vaste aree del Pianeta…”. (Chomsky, 2023, pag. 287)

Il 7 maggio è la volta della “Staffetta per l’umanità”, per unire l’Italia da nord a sud, 4 mila km. da Aosta a Lampedusa con le bandiere arcobaleno: “camminare insieme, unire l’Italia contro la guerra in Ucraina, per riaccendere la speranza”.

E’ una iniziativa proposta dall’associazione Servizio Pubblico e dal giornalista Michele Santoro con un appello di intellettuali, artisti, uomini di cultura tra cui Alessandro Barbero, Ginevra Bompiani, Moni Ovadia, Ascanio Celestini. Circa 20 mila i partecipanti; una iniziativa originale e riuscita nonostante le difficoltà organizzative e il silenzio della quasi totalità dei media. “Noi diciamo sempre che in questa guerra c’è un aggressore e un aggredito, ma loro ci vogliono dire qual è il piano per far finire il massacro?” chiede la cantante Fiorella Mannoia.

Spicca la partecipazione alla staffetta di Ivrea di padre Luigi Bettazzi, storico esponente del pacifismo cattolico, 100 anni. “La pace è la mia missione di vita – afferma – eppure mi dicono che sono a favore di Putin? Chi potrà mai sostenere di aver vinto la guerra, con centinaia di migliaia di morti e milioni di esuli da città distrutte?”

Anche in questa iniziativa è centrale la richiesta-proposta del negoziato. Rimane l’unica strada ed è sempre possibile. Così come ha evidenziato, per ultimo, l’esempio della Colombia. “Il processo di pace colombiano – impossibile per tanti – dimostra che ogni conflitto ha una soluzione. Se ci sono volontà, perseveranza e coraggio è possibile mettere fine a qualunque guerra” ha detto Juan Manuel Santos, Nobel per la Pace, già presidente della Colombia e protagonista del difficile processo di pace in quel Paese. (Avvenire, 4.VI.2023)

Domenica 21 maggio 2023 altra edizione straordinaria della marcia Perugia-Assisi, è dedicata alla formazione e al protagonismo dei giovani. Al termine di un anno di lavoro nelle scuole della Tavola della Pace e della rete di 119 scuole e 71 università: “Cessate il fuoco. La continuazione della guerra e l’assurda pretesa di vincerla con le armi si stanno anche mangiando i soldi che servono per prenderci cura di noi tutti e del nostro Paese”. Partecipano in oltre 10 mila; nessuna presenza dei partiti politici.

C’è chi arriva, e partecipa, anche in bicicletta. Tanti dell’associazione “Paciclica”; uno di loro, Guido Cosso, 80 anni, è alla settima marcia e arriva da Verona: “La bellezza di questa manifestazione è che tra di noi basta guardarsi negli occhi per capire quello che condividiamo: ci si riconosce dagli sguardi. Non siamo qui solo per l’Ucraina, ma per tutti i Paesi in conflitto. La nostra fatica serve a dire che contiamo. I politici? Mi sarei sorpreso di più se ci fossero stati”. (Il Fatto Quotidiano, 22.V.’23). Nasce anche il “Patto di Assisi” per l’impegno alla pace tra Rete delle università italiane per la pace, Rete scuole di pace ed Enti locali per la pace.

L’11 giugno finalmente un appuntamento internazionale degli oppositori alla guerra. A Vienna c’è l’“International summit for peace in Ukraine”; tra i promotori l’International Peace Bureau (premio Nobel per la pace nel 1910), Campaign for Peace Disarmament and Common Security, Codepink, Transform! Europe. E’ al teatro al Lorely (ostacoli per il suo svolgimento).

Vi partecipano oltre cento relatori di più di 40 Paesi del mondo, anche da Russia, Ucraina e Bielorussia, e decine di sigle di organismi impegnati per la pace. Parlano Olga Karach (Our House, Bielorussia), Zaira Zafarana (Mir); in collegamento da Kiev partecipano Nina Potarska (Wilpf) e Yuri Sheliazhenko (Ukranian Pacifist Movement).

Nutrita la partecipazione del pacifismo italiano, nella delegazione: Emergency, Sant’Egidio, Acli, Cgil, Rete Pace Disarmo, Un ponte per…, Europe for Peace.

Partecipano online dagli Usa Noam Chomsky e Joffrey Sachs. Chomsky: “E’ improbabile la sconfitta sul campo della Russia, invece è molto probabile che Putin reagisca con l’escalation. La posizione degli Usa è che la guerra debba continuare perché l’Ucraina deve essere messa in una condizione migliore per negoziare. La verità è che sarà in una condizione peggiore, perché di questo passo arriverà ai negoziati distrutta”. Molto seguito l’intervento di Ann Wright, già colonnello dell’esercito Usa, plurimedagliata, dimessasi nel 2003 poco prima dell’invasione dell’Irak, perché “Non ho creduto alle balle di Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam”. Al microfono urla “Stop killing, negotiation now!” e si appella ai Paesi alleati degli Usa “Non vi lasciate trascinare in guerre disastrose”. (Avvenire, 11 giugno 2023)

Voci di denuncia dal Sud del mondo, la guerra è parte del sistema che produce povertà, migrazioni, inquinamento, crisi climatica.

Dense giornate di lavoro, discussioni e confronti sul lavoro fatto e su cosa fare. Alla fine la sintesi è l’elaborazione e l’approvazione della “Dichiarazione di Vienna”. E’ rivolta ai politici di tutto il mondo con l’invito ad agire per il cessate il fuoco e avvio di seri negoziati ed anche alla società civile di tutti i Paesi invitata ad unirsi e realizzare una settimana di mobilitazione globale – da sabato 30 settembre a sabato 8 ottobre 2023 – per “un cessate il fuoco immediato e per negoziati di Pace che pongano fine a questa guerra”.

L’11 luglio 2023 altro appello di Donatella Di Cesare, Raniero La Valle, Carlo Rovelli, Marco Tarquinio, Michele Santoro, Massimo Cacciari: “I governi Ue invertano la rotta bellicista e l’Italia segua la Costituzione che ripudia la guerra”.

Il 18 settembre 2023 ancora Papa Francesco: “Il nostro mondo continua ad essere nella morsa di una terza guerra mondiale combattuta poco alla volta e, nel tragico caso del conflitto in Ucraina, non senza la minaccia di ricorrere alle armi nucleari”. Parla a un convegno sulla Pacem in Terris di Giovanni XXIII e ribadisce che “l’energia atomica per scopi bellici è immorale, così come è immorale il possesso di armi nucleari. E’ responsabilità di tutti noi mantenere viva la visione che un mondo libero da armi nucleari è possibile e necessario. In questo caso, il lavoro delle Nazioni Unite e delle organizzazioni affini nel sensibilizzare l’opinione pubblica e nel promuovere misure normative adeguate rimane fondamentale”.

Il 23 e 24 settembre a Firenze, assemblea molto partecipata promossa tra gli altri da Luisa Morgantini, Claudio Grassi, Maria Luisa Boccia, Renata Mannise. “Il coraggio della pace. Disarma. Non abbiamo paura” con un documento in cui si scrive tra l’altro: “La guerra di nuovo nel cuore dell’Europa, con il suo carico di distruzione e morte. Una guerra che prosegue da più di un anno perché manca la volontà di arrivare ad una trattativa di pace. Una guerra di fronte alla quale il ruolo svolto dal governo italiano e, più complessivamente, dall’UE per arrivare ad una soluzione di pace, è stato nullo, prevalendo una sudditanza nei confronti degli Stati Uniti e della Nato…Il nostro obiettivo è quello di creare uno spazio di confronto e di iniziativa per non disperderci, per recuperare energie vecchie e nuove, insieme. Per

provare a riattivare e tradurre positivamente la voglia che abbiamo di cambiare il mondo avendo come orizzonte la Pace. Pace non genericamente intesa, ma come disarmo…”.

Varie le iniziative col motto “L’unica vittoria è la pace” in tutto il Paese per la settimana indetta con la Dichiarazione di Vienna. Il 7 ottobre a Roma riesce bene la manifestazione nazionale indetta dalla Cgil “La via maestra”. Tra gli obiettivi: rispetto e attuazione della Costituzione, pensioni, politiche contro la povertà, potenziamento della sanità e della scuola. E la pace. Due grandi cortei attraversano Roma per piazza San Giovanni ai comizi finali.

3- Continua. Segue il prossimo 2 aprile.

In copertina, lo striscione arcobaleno a una marcia Perugia-Assisi

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