Usa, Cina, Ue: un futuro in bilico

L'America carica a testa bassa cinesi e russi. Ma l'Europa non si allinea. Si rafforza il rapporto fra Pechino e Mosca e Biden potrebbe ammorbidire la sua linea

di Maurizio Sacchi

Alla fine degli incontri del vertice Usa con l’Unione europea,con il G7 il, e con la Nato,il dato principale e rilevante è stata la chiara indicazione della Cina come avversario e pericolo per la democrazia e per l’ordine mondiale.Si tratta di una inversione netta della politica a stelle e strisce.  “Le ambizioni dichiarate dalla Cina e il (suo) comportamento assertivo presentano sfide sistemiche per l’ordine internazionale basato su regole e per le aree rilevanti per la sicurezza dell’alleanza”. Questa affermazione è contenuta nel comunicato ufficiale della Nato, emesso sabato 12 giugno, 870 paragrafi in cui si toccano una gran quantità di temi. Difendendo questa scelta Joe Biden ha poi dichiarato; “”A volte dimentichiamo che [la Nato] è un’iniziativa che riunisce volontariamente 30 paesi, con quasi 1.000 milioni di abitanti, attorno ai valori condivisi di democrazia, libertà e una legge internazionale che garantisce la coesistenza pacifica”.

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che “rafforzare il partenariato con democrazie simili è un modo per proteggere un ordine internazionale basato su regole“. Il leader della NATO ha citato Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud come Paesi con cui rafforzare i legami attorno a un “asse democratico“. Oltre alla Nato, il G7 aveva chiesto alla Cina un cambiamento radicale nella politica verso il dissenso e le minoranze. Il gruppo dei 7 leader ha concluso i colloqui in Cornovaglia, sulla costa sud-occidentale dell’Inghilterra, domenica 13 giugno. Nel suo più forte rimprovero alla Cina dalla repressione di Piazza Tienanmen più di 30 anni fa, oltre  a reclamare un’indagine sull’origine del Coronavirus,  ha esortato la Cina a “rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali” a Hong Kong e nello Xinjiang.

In un intervento televisivo, il Segretario di Stato Blinken ha poi sottolineato: “Gli alleati della NATO rappresentano il 50percento del Pil mondiale, abbiamo il 50percento della potenza militare e insieme possiamo mobilitare molta innovazione e tecnologia per affrontare le conseguenze e le sfide poste dall’ascesa della Cina”. E nel suo primo incontro con l’ Unione europea, pur senza nominare l’ex presidente Donald Trump , Biden ha affermato di avere ”una visione molto diversa dal mio predecessore” sulle due principali alleanze – evidenziando la sua partenza da un’agenda incentrata sull’interesse americano a favore di una che apparentemente allinea l’interesse americano alle priorità globali. Una ”grande notizia” secondo Ursula Von der Leyen.

Come era da prevedere, la risposta di Pechino non si è fatta attendere. La missione cinese alla Ue ha affermato che Pechino è “impegnata in una politica militare di natura difensiva” e ha definito la sua ricerca della difesa e della modernizzazione militare “giustificata, ragionevole, aperta e trasparente”, e che “la Cina è impegnata nello sviluppo pacifico”. E nonostante questa chiamata all’unione dei democratici contro le dittature, vi sono dichiarazioni che fanno pensare che il Giappone, per esempio,  non intenda seguire la linea intransigente tracciata da Biden. Sugli attriti con Taiwan, il Sol nascente,, già indicato come uno degli alleati di ferro del nuovo fronte tracciato da Biden, e  ritenuto in prima linea nel confronto  sull’isola, ha dichiarato: “Le relazioni del Giappone con Taiwan sono non governative e pratiche e si basano sul riconoscimento da parte di Tokyo della Cina come unico governo legittimo”. Così ha detto il 12 giugno un alto funzionario giapponese, dopo la protesta di Pechino per un recente riferimento all’isola come Paese.

Il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti del 2013 al Congresso sugli sviluppi militari della Cina aveva reso noto  che l’arsenale nucleare cinese è composto da 50-75 Icbm, i missili balistici atomici intercontinentali – ovvero in grado di colpire gli Usa nel loro territorio-  situati sia in silos terrestri sia in piattaforme sottomarine missilistiche balistiche. Oltre agli Icbm, il rapporto affermava che la Cina dispone di circa 1.100 missili balistici a corto raggio, sebbene non abbia la capacità di dotare tutti di armi nucleari. Per la commissione armamenti del Senato “la Cina ha attualmente più di 100 testate nucleari”.

L’Air Force, insieme alla marina degli Usa, prevede di lanciare nuovi prototipi di Icbm nei primi anni 2020, una gamma migliorata, durata, tecnologia di targeting e letalità complessiva rispetto all’arsenale esistente composto dai Minutemen III. Il nuovo arsenale, chiamato Ground based strategic Deterrent, o GBSD. L’obiettivo del programma è descritto in un rapporto dell’Air Force stilato dal  generale Shaun Morris, del comando strategico a stelle e strisce. Nel Rapporto ufficiale di acquisizione 2018 del servizio, Morris ha descritto lo scopo del programma come “garantire che il nostro deterrente strategico non sia mai messo in dubbio e sempre temuto” Ma l’ Europa non è compatta nel seguire Biden in questo nuovo approccio: mentre il nuovo orientamento della Nato ha il sostegno entusiasta del Regno Unito o del Canada, esso  provoca serie reticenze in gran parte degli alleati europei, tra cui Germania e Spagna.

Secondo il quotidiano di Madrid El Pais, il vertice europeo conclusosi venerdì 11 giugno riafferma la volontà dell’Unione europea di ridurre la dipendenza militare dagli Stati Uniti, La Cina è stata ancora una volta il principale partner commerciale della Germania  nel 2020, con un volume di scambi di oltre 212 miliardi di euro. Di fronte alle crisi internazionali e alle crescenti sfide globali (tra cui Covid19, cambiamento climatico), grande importanza si attribuisce alla cooperazione e al coordinamento tedesco-cinese. Bruxelles, grazie  in gran parte all’iniziativa  di Angela Merkel, ha sottoscritto con la Cina un accordo di liberalizzazione degli investimenti  che potrebbero vedersi danneggiati dalla politica di sanzioni adottata contro la Cina per via della persecuzione  degli Uiguri nello  Xinjiang.

E infine la Russia. Il riassestamento strategico delle alleanze che Biden propone riavvicina di fatto le due superpotenze dell’Est. Entrambe finiscono nell’elenco dei “cattivi”. E malgrado gli attriti storici che riscaldano da decenni i rapporti fra Mosca e Pechino, questo crea per ora un’alleanza fra Putin e Xi Jingping. Le relazioni tra Pechino e Mosca rimangono a un “livello senza precedenti”, nonostante “i tentativi di distruggere le relazioni”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in vista di un incontro chiave con il suo omologo statunitense Joe Biden in calendario il 16 di maggio. In un’intervista all’emittente americana NBC, a Putin è stato chiesto se la Russia avesse “un sostegno del 100%” dalla Cina. Ha risposto : “”Possiamo vedere tentativi di distruggere le relazioni tra Russia e Cina. Possiamo vedere che questi tentativi vengono tradotti in politiche pratiche”.

Forse non è un caso se la stampa americana – il New York Postr del  15 giugno per esempio – scorge un “ammorbidimento” nella posizione di Biden verso la Cina. Forse proprio perché la non entusiastica reazione dei Paesi guida della Ue lo induce a una riflessione.

 

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