L’ombra della guerra sul Palazzo di Vetro

La settimana all'Onu dominata dal conflitto in Europa

di Gianna Pontecorboli da New York

A raccontare l’atmosfera che ha dominato la settimana ministeriale della 77esima Assemblea Generale dell’Onu sarebbe bastata, giovedi, l’espressione con cui Sergey Lavrov ha recitato di fronte ai membri del Consiglio di Sicurezza la sua assurda litania di accuse contro ”i nazisti ucraini” che avrebbero reso inevitabile e giustificabile l”’Operazione speciale” della Russia e contro l’Occidente che avrebbe ”intenzionalmente fomentato”il conflitto.

Al Palazzo di Vetro, Lavrov è un diplomatico ben conosciuto. Durante i suoi molti anni di servizio come ambasciatore è stato sempre sostanzialmente rispettato come rappresentante del suo paese e ovviamente conosce più che bene il linguaggio più sottile dell’organizzazione internazionale. Per questo, proprio il suo sguardo mentre recitava, dopo aver disertato i discorsi degli altri oratori, le parole dettate dal Cremlino e a cui non pareva credere neppure lui, ha reso ancor più evidente l’isolamento della Russia nell’ambito della comunità internazionale.
Come tutti si attendevano, gli avvenimenti degli ultimi giorni, il discorso di Putin, il richiamo dei riservisti e l’affrettato referendum organizzato nei territori ucraini ancora occupati dalle truppe russe, insieme alla velata minaccia di utilizzare le armi nucleari, hanno reso ancor più ampia di quanto si temesse la frattura tra la Russia e tutti i paesi occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti. E le durissime parole con cui il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha fatto seguito in Consiglio di Sicurezza al già duro discorso pronunciato da Joe Biden il giorno prima l’hanno confermata.

”Il vero ordine internazionale che siamo qui riuniti a sostenere e’ stracciato sotto i nostri occhi” ha detto il diplomatico americano,”Non possiamo permettere al presidente Putin di non pagarne il prezzo”. ”Un uomo ha scelto questa guerra e un uomo può farla finire, perché se la Russia smette di combattere la guerra finisce, se l’Ucraina smette di combattere,l’Ucraina finisce’, ha poi aggiunto. A dare il vero segnale del drammatico isolamento di Mosca al Palazzo di Vetro, però, sono stati anche altri segnali importanti. Per la prima volta, per esempio, Antonio Guterres ha rinunciato al suo consueto linguaggio diplomatico quando ha denunciato con frasi durissime le atrocità commesse dalle truppe russe in Ucraina, l’impatto della guerra sulla sicurezza alimentare globale,e in termini più che chiari ha chiesto alla Russia di smettere di sbandierare la minaccia nucleare. Subito dopo di lui, significativamente, ha preso la parola anche il procuratore capo della Corte Criminale internazionale Karim Khan, che sta indagando sui crimini commessi nella zone di guerra e venuti tragicamente alla luce dopo il ritiro delle truppe di Mosca. Nei sobborghi di Kiev, come a Bucha e a Kharkiv, ha raccontato, ”ho visto corpi che non erano finti’ e smentivano da soli ogni pretesa russa che si tratti di propaganda.

Dopo di loro, il previsto e netto distanziamento di due membri importanti del Consiglio di Sicurezza come la Cina e l’India ha confermato senza ombra di dubbio il messaggio lanciato dal Palazzo di Vetro. ”La situazione in Ucraina mostra un trend di espansione e di lungo termine… che la parte cinese non vuole vedere, le priorità sono il cessate il fuoco e la fine della guerra”, ha dichiarato senza mezzi termini parlando con i giornalisti il Ministro degli esteri cinese Wang Yi.

Proprio i cambiamenti nell’equilibrio internazionale che la guerra in Ucraina ha creato, pero’, hanno anche avuto diversi effetti inaspettati durante il grande raduno dei leader di tutto il mondo. Per la prima volta, infatti, proprio le attuali tensioni hanno spinto molti paesi a battersi per la prima volta per chiedere un acceleramento dei lavori per la riforma del Consiglio di Sicurezza. A chiederli è stato per primo Joe Biden. In prima linea però sono apparsi soprattutto i Paesi africani, che hanno chiesto a gran voce di avere una rappresentanza del continente tra i paesi membri permanenti. Diversi altri paesi, poi, sono parsi appoggiare la richiesta togliere alla Russia il diritto di veto fatta nel suo commovente discorso dal Presidente ucraino Zelensky .

Lontano dagli occhi dei riflettori, durante una serie di incontri bilaterali riservati, ma i cui dettagli sono trapelati alla stampa, sono apparsi evidenti i tentativi di trovare nuove aperture e nuove occasioni di dialogo e confronto . Così, almeno da quanto si e’ saputo, il colloquio avvenuto giusto ieri tra Anthony Blinken e il suo collega Wang Yi. ha cercato di creare le basi per quella che il Dipartimento di Stato ha descritto come ”linea di comunicazione aperta”e competizione meno aspra di quanto sia stata negli ultimi anni , sicuramente economica, ma non militare malgrado le tensioni su Taiwan.

E tra i rappresentanti dei paesi del Medio Oriente, si è sicuramente discussa con molto interesse l’inattesa apertura a un accordo con i palestinesi per la creazione di due Stati, fatta di fronte all’Assemblea Generale dal premier israeliano Yair Lapid . Anche se l’imminenza delle elezioni israeliane ha reso le parole di Lapid meno credibili, proprio la paura della guerra in Ucraina potrebbe forse insomma servire a avviare dopo un lungo periodo di stallo un dialogo costruttivo per quel conflitto che l’Onu, fino ad ora, non era riuscita a risolvere.

In copertina Lavrov con Putin

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