L’ombra di Boko Haram sulla Nigeria

I nuovi attentati terroristici e la risposta militare. Mentre il paese resta a guardare in attesa del voto del 2019

di Lucia Frigo

E’ di ieri la notizia di un nuovo attentato terroristico ad una moschea in Nigeria, nella cittadina di Mubi, a Nord-Est del Paese. Il conto delle vittime è fermo ora a 24 morti e numerosi feriti. Sebbene l’attacco non sia ancora stato rivendicato, gli ordigni esplosivi portavano il segno inconfondibile di Boko Haram: il gruppo terroristico, fedele all’ISIS, che la Nigeria sembrava aver cacciato dallo stato già nel 2015, con un massiccio impiego dell’esercito per porre fine alle stragi del gruppo costate più di 20’000 vite.

Inconfondibili sono inoltre le modalità dell’attentato: la scelta di un momento di preghiera, un suicida all’interno dell’edificio con indosso un ordigno esplosivo, e un secondo kamikaze poco lontano, che si è fatto esplodere mentre la folla fuggiva dalla moschea distrutta.
Certo è che si tratta di un attacco sferrato in un momento critico. Il prossimo anno la Nigeria tornerà alle urne, e non si potrà fare a meno di parlare dell’instabilità dello stato: appare chiaro che, nonostante la formale vittoria dell’esercito nigeriano nella controffensiva al gruppo terroristico, Boko Haram non ha smesso di prendere di mira la regione di Adamawa e le province del Nord-Est, nel tentativo di stabilirvi uno Stato Islamico affiliato a quello dell’ISIL.

SI era già tornati a parlare di Boko Haram quando, nel novembre scorso, un altro attentato aveva colpito la stessa città di Mubi, costando la vita a 50 persone. Anche in quel caso le vittime erano riunite in una moschea, nell’ora di preghiera mattutina.
È di febbraio, poi, la notizia di 100 ragazze rapite mentre si trovavano nella scuola femminile di Dapchi: i miliziani di Boko Haram si erano presentati come uomini dell’esercito, ma l’incursione era finita poi con scariche di proiettili sulle fuggitive e su chi si opponeva al sequestro.

Al Jazeera racconta di un piano militare che inizierà a breve e si concentrerà attorno al lago Chad, dove si crede sia stanziato il gruppo terroristico, diventato tristemente famoso per gli attentati nei mercati, oppure nei luoghi di culto, dovunque si raduna un gran numero di persone. Cercando di sfuggire allo scontro con l’esercito nigeriano, mira dritto al cuore della società civile, per sfiancarla e piegarla al pugno durissimo del jihadismo. E lo fa attraverso gli ordigni esplosivi, rapendo, stuprando e schiavizzando le donne nigeriane. Lo fa, spesso, impiegando bambini e adolescenti indottrinati e coperti di esplosivo.

Basterà una reazione militare quando il problema colpisce il cuore delle città, cioè i mercati, le scuole e i luoghi di preghiera? Una risposta militare, per quanto pronta e forte, non sembra rassicurare la società, che rimane la prima, grande vittima dei terroristi. Quella stessa società che l’anno prossimo è chiamata a votare, e che dovrà trovare il coraggio di presentarsi alle urne.

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