L’unica Pace è disarmata

"Almeno fino al 31 dicembre, aggirando le leggi che dicono come il nostro Paesi non possa cedere armi a chi è in guerra, daremo a Kiev sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai"

di Raffaele Crocco

Rispetto e capisco il popolo ucraino. Rispetto e ammiro la loro resistenza, il coraggio, la voglia di non mollare davanti ad un’ingiustizia enorme, ad un crimine mostruoso. Sto con ognuno di loro. Ma se ragioniamo – e vogliamo farlo – da costruttori di pace, non possiamo cedere alla tentazione delle soluzioni facili, approssimative e, soprattutto, ingiuste.

L’Italia di Draghi ha deciso: daremo armi all’Ucraina. Almeno fino al 31 dicembre, aggirando le leggi che dicono come il nostro Paesi non possa cedere armi a chi è in guerra, daremo a Kiev sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai. Tutte armi utili per la resistenza in contesto urbano, quindi in previsione di una guerra lunga, dolorosa, sanguinosa. A questo si aggiungeranno 12milioni di euro di elmetti e giubbotti anti proiettile per la popolazione civile. Una scelta che segue quelle fatte da Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, dalle neutrali Svizzera, Finlandia e Svezia. Persino l’Unione Europea, di solito incapace di decidere rapidamente qualunque cosa, questa volta ha detto sì all’invio di armi: è la prima volta. Così, una volta in più, pensiamo di risolvere il problema della guerra armando la gente, persino i civili.

Non creiamo le condizioni per la pace facendo tacere tutte le armi, no: puntiamo a garantire l’equilibrio militare sul campo, costi quel che costi, a prescindere dai risultati, dai morti, dall’odio che si genera e cresce, dalle paure. È come pensare di disintossicare un eroinomane fornendo le dosi di eroina. Davvero la guerra in Ucraina la possiamo fermare pensando di dare agli ucraini gli strumenti per andare avanti all’infinito? Davvero vent’anni di guerra persa in Afghanistan – lì nei panni degli aggressori cacciati malamente, ricordiamolo – non ci hanno insegnato nulla? Davvero non abbiamo capito che la guerra si ferma riducendo al minimo o al nulla l’elemento militare, aggressivo?

L’operazione che come Italia e come Europa stiamo facendo sa di truffa. La scelta di dare armi agli ucraini nasconde gli anni della nostra indifferenza rispetto ai problemi di quel Paese. Ci puliamo la coscienza. La guerra, questa guerra, poteva essere fermata nel 2014, quando lo scontro nel Paese, diventato guerra aperta con 15mila morti nel Donbass, è stato trattato come “problema interno” da tutti i Paesi del Mondo. Abbiamo giocato su due tavoli, sempre, a cavallo fra le esigenze di Kiev e gli affari con Mosca, senza scegliere, senza ribadire principi e diritto, solo facendo business e pensando di tenere tutti buoni.

Ora, con la guerra che bussa alle porte, con le immagini dei carri russi in marcia, armiamo gli ucraini. Facendo finta di non sapere che è pericoloso, perché questa guerra non sarà mai simmetrica. Chi ha bombe nucleari negli arsenali alla fine vince sempre. E’ come al tavolo del poker: non puoi giocare contro chi è più ricco di te, alla fine sbanca, magari bluffando. Nel frattempo succederanno molte cose parallele: ad esempio, i 2mila miliardi di dollari all’anno spesi in armi nel Mondo si moltiplicheranno, per la gioia anche della nostra industria nazionale. I piani energetici nazionali muteranno e la crisi nelle forniture di gas non si trasformeranno nell’occasione per cambiare abitudini e ridurre i consumi: semplicemente torneremo a usare le centrali inquinanti a carbone e petrolio, rilanciando anche in Italia un piano per il nucleare. Poi, la guerra sarà l’occasione per raccontare che è bene avere una Nato forte e armata, perché ci protegge e può garantire la pace.

Il Mondo, dopo questa guerra, a prescindere da come finirà, rischia di essere più armato e più diseguale. C’è un solo modo per avere la pace: disarmarci, smetterla di minacciarci brandendo cannoni, aerei e bombe atomiche. Gli ucraini dobbiamo aiutarli, ora e subito, a rimanere vivi e in una terra davvero loro. E questo aiuto può venire solo da una comunità mondiale compatta, libera, democratica e uguale, una comunità umana certa dei diritti di tutti.

*In copertina Photo by Mykola Makhlai on Unsplash

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