Manette all’accoglienza

L'arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace

di Raffaele Crocco*

Vorrei solo fare degli esempi. Sì, fare degli esempi, per spiegare e, magari, aiutare chi vuole capire. Credo sia utile, perché è altamente probabile che Mimmo Lucano, il sindaco di Riace, abbia commesso dei reati. Oggi lo hanno arrestato. Molti hanno letteralmente goduto, a leggere i commenti. Hanno goduto come si trattasse di un criminale, un malavitoso. Alcuni hanno goduto perché – dicono – è uno dei tanti, troppi “buonisti” che abbiamo nel Paese. Strano neologismo usato dalla destra, questo. Fa pensare a come cambino i tempi: una volta essere buoni era una cosa buona. Adesso è figo chi è cattivo e un po’ fascista.

Lucano, torniamo al sindaco di Riace. E’ probabile che qualche irregolarità l’abbia commessa, perché da anni lotta civilmente per abbattere una legge sull’immigrazione che trova incivile e ingiusta e per cambiare una cultura che ritiene razzista e pericolosa.
Questa cosa che fa Lucano, questa lotta, si chiama convenzionalmente “disobbedienza civile”.

E’ una cosa internazionalmente ritenuta buona, perché esclude l’uso della violenza e delle armi. La disobbedienza civile – per comodità tolgo le virgolette – porta con se sempre la conseguenza del commettere un qualche reato. Essendo disobbedienza – cioè contravviene a una qualche norma – ha quella inevitabile coda. Da sempre, da parte di chiunque. Faccio degli esempi, per capirci:

– Commetteva un reato Marco “Giacinto” Pannella ogni volta che fumava uno spinello in pubblico per chiedere la liberalizzazione degli stupefacenti. E’ morto santificato dal mondo, considerato un esempio inarrivabile di democrazia e civiltà.
– Commetteva un reato Bossi ogni volta che attaccava il Tricolore nazionale. Si chiama “vilipendio alla bandiera” e lui lo faceva, perché invocava la libertà e la sovranità della Padania. La cosa buffa, è che faceva tutto questo con l’approvazione di Matteo Salvini, allora militante del Carroccio. Oggi difende quello stesso Tricolore come ministro dell’Interno e come leader politico che parla di “diritti prima agli italiani”.
– Commetteva un reato – o almeno incitava a commetterlo – chi nel Nord Est degli anni ’90 incitava all’evasione fiscale per protestare contro uno Stato che – diceva – vessava le imprese. Nessuno è stato arrestato per questo. Pochi, a dire il vero, sono stati
– Commetteva un reato Gandhi ogni volta che invitava milioni di indiani a non pagare tasse ingiuste agli inglesi o a marciare per bloccare il monopolio sul sale.
Ho citato solo alcuni casi. Il “caso Mimmo Lucano” è forse meno nobile, ma è grave proprio per come viene trattato. Lucano è un sindaco – quindi uno eletto dalla sua gente – che da anni lotta per affermare il principio dell’accoglienza. In un Paese come il nostro, che da almeno vent’anni questo diritto – dovere non lo riconosce – in Italia non si può venire – un’idea del genere è quanto meno bizzarra. I governi precedenti lo hanno tollerato. Questo ha deciso che è ora di finirla con il caso di un sindaco che vuole dimostrare che l’integrazione è possibile, anzi utile.

Così, lo arrestano, dimostrando una volta in più che in Italia la partita immigrazione è sempre e solo legata alle questioni di ordine pubblico, di sicurezza. In realtà, lo hanno arrestato perché Lucano in questa battaglia è stato lasciato solo per troppo tempo. Se ha commesso degli errori, li ha commessi perché se si è soli, si è disperati. Se si è soli, non ci si può confrontare. Se si è soli, è più difficile trovare e vedere soluzioni.

Se oggi arrestano Mimmo Lucano, lo arrestano perché abbiamo sbagliato tutti. Abbiamo sottovalutato quello che stava accadendo, abbiamo dimenticato la sua lotta. Dovevamo fargli da sponda, invece lo abbiamo lasciato lì, a Riace, lontano. Il minimo da fare ora è non abbandonarlo di nuovo. La cosa che possiamo fare è capire cosa davvero è successo e trasformare la sua lotta nella lotta di tutti, ovunque. Una lotta civile, capace di disobbedire senza violenza. A noi buonisti, in fondo, ci piace così.

* Direttore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo

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