Perù elezioni: il voto di un Paese in crisi

La nazione andina  è ora maglia nera per morti per Covid19. Castillo e la Fujimori: scontro totale sul rame tra  due candidati forti  alla presidenza

Ieri sera i primi conteggi non ufficiali delle elezioni presidenziali peruviane mostravano i due candidati favoriti  separati da un margine sottilissimo. Un primo rapido conteggio dei voti con un margine di errore dell’1% metterebbe  il candidato presidenziale di sinistra Pedro Castillo avanti di 0,4 punti percentuali.

di Maurizio Sacchi

Ieri 6 giugno si è votato in Perù per la presidenza, in una contesa che vede il confronto fra la neoliberista populista Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto (1990-2000),  e Pedro Castillo, ex maestro di scuola  di sinistra e ecologista Pedro Castillo. I seggi si sono aperti alle 7 del mattino locale, negli 11.700 seggi del Paese andino e chiudono quando in Italia sara l’alba di oggi lunedì 7 giugno. Castillo è stato dato in vantaggio nei sondaggi, ma si segnala una ripresa della Fujimori nelle ultime ore.Queste  elezioni cadono in un momento cruciale; Il Perù ha infatti annunciato un forte aumento del suo numero di morti per Covid19, dando alla nazione sudamericana il peggior tasso di mortalità pro capite legato al Coronavirus al Mondo.

Secondo un annuncio della presidenza del 30 maggio, il paese ora sarebbero  più di 180.000 i morti da registrare  dall’inizio della pandemia, mentre i dati precedenti  indicavano in 69.342 i peruviani morti a causa del coronavirus.  “(…) un numero significativo di decessi non è stato classificato come causato dal Covid-19“, ha detto il ministro della Salute Oscar Ugarte, aggiungendo che i criteri per assegnare il nuovo coronavirus come causa di morte erano stati modificati..Dopo questo aggiustamento, tra i Paesi dell’America Latina, solo Brasile e Messico hanno riportato un numero complessivo di morti più elevato rispetto al Perù. Tuttavia, il numero di morti pro-capite del Perù è ora il più alto del mondo, e più del doppio di quello del Brasile, secondo i dati della Johns Hopkins University. Il tasso di mortalità del Perù ora è di oltre 500 morti ogni 100mila abitanti.

Un cavallo di battaglia di Castillo è l’aumento delle tasse sui profitti delle aziende minerarie, per finanziare sanità e istruzione pubblica.  Il programma del candidato prende di mira gli accordi di stabilità fiscale delle aziende minerarie del rame, che congelano i dazi almeno fino al 2030. Il Perù è il secondo produttore mondiale del metallo, la cui richiesta è esplosa a seguito del boom delle auto elettriche. per rinegoziare accordi fiscali di lunga data con i governi precedenti. Ha parlato di raddoppiare la quota dello Stato sui profitti minerari, portandola al 70 per cento. 

Questo desta allarme nelle multinazionali, specie nella cinese Aluminum Corp of China (Chinalco),  e sul timore che una rottura degli accordi firmati causi una fuga di capitali e di investitori ha giocato Keiko Fujimori, che agita lo spauracchio di un isolamento del Perù dai mercati internazionali, e la crisi economica che ne seguirebbe. Il Perù è quindi l’ulteriore campo di scontro fra due modelli di sviluppo, e si aggiunge al Cile,  alla Colombia e all’Ecuador, che vivono uno scontro aperto sugli stessi temi. Mentre la sfida si riproporrà l’anno prossimo in Brasile, quando un Bolsonaro in crisi dovrà affrontare un Lula riabilitato. La novità è che, anche grazie al cambio di rotta degli Stati uniti, questa volta l’esito del confronto è tutto da giocare.

 Nell’immagine, una foto di Carlos Ruiz Huaman per Unsplash

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