Siria, storie di famiglie curde in fuga dal conflitto

di Federica Ramacci

Dall’inizio della guerra in Siria la citta’ di Nusaybin, nel Kurdistan turco, ha accolto migliaia di rifugiati curdi in fuga dalla guerra.
Situata lungo il confine tra Turchia e Siria e separata dalla citta’ curda siriana di Qamishlo da poche decine di metri e da una recinzione di filo spinato e mine, Nusaybin, ha garantito un tetto e condizioni di vita dignitose ai profughi.
Non ci sono tendopoli in citta’ e nei dintorni. Ai rifugiati la municipalita’ ha offerto supporto economico, una casa e la solidarieta’ della popolazione che sente come prioritaria l’unita’ del popolo curdo.
A Nusaybin abbiamo incontrato due famiglie di curdi siriani che ci hanno accolto nelle loro case e raccontato le loro storie.

 

Hena e suo  figlio Baxos

Hena e’ arrivata a Nusaybin sei mesi fa con suo marito e i suoi tre figli, due maschi e una femmina. E’ fuggita da Qamishlo quando la vita nella citta’ siriana, popolata soprattutto da curdi, era diventata ormai insostenibile.
“La situazione era terribile -racconta- il cibo era poco, l’elettricita’ mancava a volte anche per una settimana intera e non c’erano medicinali. Abbiamo deciso di vendere la macchina e di andare via”.
A Qamishlo ha lasciato un fratello, il padre, la madre, gli amici. Spera di riuscire a farli arrivare a Nusaybin ma il valico e’ chiuso ormai da settimane e l’unico modo per entrare in Turchia e’ superare la frontiera illegalmente. Molti siriani lo fanno, il flusso di clandestini che arrivano a Nusaybin e’ quasi quotidiano ma bisogna conoscere il percorso giusto e il punto in cui si puo’ scavalcare il confine senza saltare sulle mine o venire bloccati dalla polizia di frontiera.
” La mia famiglia mi racconta che la situazione in citta’ ora e’ peggiorata e che il pericolo di attacchi da parte delle milizie di al-Nousra e’ cresciuto anche a Qamishlo. Forse in futuro quando la guerra sara’ finita ci sara’ piu’ democrazia per i curdi anche in Siria – continua Hena- e’ quello che speriamo”.
In Siria molti curdi non avevo diritto ad un documento d’identità. All’inizio del conflitto il governo di Damasco, concentrato nei combattimenti con l’esercito libero siriano, ha cominciato invece a rilasciare documenti ai curdi del nord-est della Siria e a concedere maggiore controllo sul Kurdistan occidentale al Pyd (partito curdo siriano) che a Qamishlo ha creato una rete di comitati e associazioni per garantire stabilita’ e sicurezza alla popolazione.
“Nelle scuole gestite dal Pyd – spiega Hena – oggi si insegna la lingua curda oltre a quella araba e la difesa della popolazione e’ nelle mani dello Ypg (unita’ di difesa popolare composti da uomini e donne). Dove non ci sono i i rischi di attacchi sono piu’ alti”. Anche se la situazione a Nusaybin oggi e’ tranquilla per loro, Hena non ha dubbi: ” Quando questa guerra sara’ finita, noi vogliamo tornare a casa”.

Adnan, Sadya ed i loro due figli

E’ arrivato a Nusaybin undici mesi fa scappando da Damasco. Adnan ha portato con se’  la moglie Sadya e due figli. Il viaggio e’ stato lungo e per niente semplice.
A Damasco lavorava come cantante nei locali. Una canzone in curdo gli e’ costata l’arresto e due anni di carcere. E’ uscito su cauzione ma le pressioni del regime e la necessita’ di garantire sicurezza alla sua famiglia lo hanno convinto ad andare via. Prima ad Aleppo poi l’ingresso in territorio turco e l’arrivo ad Istanbul dove la vita era pero’ troppo cara. A Nusaybin spiegano di aver trovato “accoglienza e l’aiuto delle altre famiglie della zona”.
“Bashar e’ un dittatore – spiega Adnan- ma e’ sempre meglio lui delle brigate di al-Nousra (milizie jihadiste che combattono contro Assad in territorio siriano). Quelli tagliano le teste ai bambini. Al-Nousra non c’entra niente con l’Esercito Libero Siriano. Sono pachistani, afghani non certo siriani. Ma l’Esercito Libero non fa niente per proteggere la popolazione”.
Come le altre famiglie curde fuggite dalla Siria e’ convinto dell’importanza delle Unita’ di Difesa Popolare (Ypg) che “sono diverse dalle altre parti in campo. Non controllano militarmente il territorio ma si preoccupano di difendere la popolazione. Dove c’e’ lo Ypg non ci sono le violenze di al-Nousra”.
Alla domanda se ha mai pensato di prendere le armi e’ la moglie a rispondere subito: “Se fossi rimasta lì io avrei combattuto con lo Ypg”.
La vita a Nusaybin e’ piu sicura ma non e’ semplice. Adnan riesce a lavorare solo saltuariamente e la speranza e’ di poter tornare presto in Siria. “Voglio tornare, non importa se a Damasco o a Qamishlo. Per me e’ sempre Siria, io sono siriano e voglio tornare in Siria”.

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