Strage in Camerun

Lo scontro tra esercito e movimento separatista provoca ventidue vittime ma secondo le forze governative si è trattato di uno "sfortunato incidente" causato da un'esplosione di carburante

Una strage senza precedenti si è verificata in Camerun venerdì scorso nel villaggio di villaggio di Ntumbo, nel Nord-Ovest del Paese, una delle due Regioni di lingua inglese alle prese con la spinta secessionista dall’ottobre 2017. A perdere la vita, secondo il bilancio reso noto da James Nunan, capo dell’Ufficio di coordinamento di Ocha (l’Agenzia Onu per gli affari umanitari) per il Nord-Ovest e il Nord-Est, sarebbero state almeno 22 persone, fra cui 14 bambini. “La maggior parte di loro – ha riferito – è stata uccisa con armi da fuoco e i loro corpi poi bruciati nelle case date alle fiamme. Una delle donne era incinta. Una seconda donna in gravidanza è rimasta ferita da colpi d’arma da fuoco. Per fortuna è ancora viva. È stata ricoverata e si trova in condizioni critiche. Purtroppo, ha perso il bambino”. L’attacco è avvenuto in pieno giorno.

Il Movimento per la Rinascita del Camerun, uno dei principali partiti d’opposizione, ha diffuso un comunicato nel quale, condannando il massacro, afferma esplicitamente: “Il regime dittatoriale e il capo supremo delle forze di sicurezza e di difesa sono i primi responsabili di questi crimini”. Il portavoce del governo ha subito smentito ogni illazione. I partiti di opposizione avevano da subito accusato l’esercito di orchestrare un massacro, ma il portavoce dell’esercito colonnello Cyrille Atonfack Guemo aveva prontamente respinto le accuse.

Nella giornata di ieri l’esercito del Camerun è tornato sull’episodio descrivendolo come uno “sfortunato incidente” causato da un’esplosione di carburante durante uno scontro a fuoco. Da un’indagine dell’esercito, sarebbe infatti emerso che le morti sono avvenute dopo che il carburante è stato dato alle fiamme durante uno scontro a fuoco con i separatisti anglofoni. “È stato semplicemente uno sfortunato incidente, il risultato collaterale delle operazioni di sicurezza nella regione”, ha dichiarato Atonfack in una nota. Il capo di stato maggiore della difesa, il tenente generale René Claude Meke, ha dichiarato all’emittente di stato CRTV che l’esercito è stato professionale nella sua lotta contro i separatisti. “Abbiamo bisogno del sostegno della popolazione in questi momenti difficili”, ha detto. “Dovrebbero venire da noi, informarci e rispettare rigorosamente gli ordini e i consigli che forniamo loro in modo che questa crisi possa finire.”

Samuel Ikome Sako, che si definisce presidente ad interim della Repubblica di Ambazonia, lo stato rivendicato dai separatisti, ha incolpato i militari per la morte di civili. “La nostra gente vive in foreste come animali”, ha detto. “Questa è malvagità, questo è genocidio in corso. Ne stiamo perdendo centinaia al giorno”. Anche una figura chiave del movimento separatista, l’avvocato Felix Agbor Mballa, in un post su Facebook ha accusato le “forze di difesa dello stato” di aver compiuto gli omicidi.

Nelle due Regioni del Paese la violenza arriva sia dai separatisti che dall’esercito governativo. Human Right Watch ha denunciato che solo dal 17 al 20 gennaio le forze di sicurezza hanno condotto un’operazione militare distruggendo oltre 50 case e uccidendo parecchi civili, incluse due persone con disabilità mentale. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha dichiarato giovedì che quasi 8mila persone sono fuggite in Nigeria dal Camerun nelle due settimane precedenti alla strage del 14 febbraio per sfuggire ai combattimenti, portando il numero di rifugiati a quasi 60mila.  Circa 800mila bambini hanno dovuto abbandonare la scuola.

In questo contesto un elemento che non aiuta è la politica interna ancora dominata dall’87 enne Paul Biya, al potere dal 1982 e sempre riconfermato in elezioni spesso contestate. Il 9 febbraio si è votato per le amministrative e legislative. Gli esiti saranno proclamati alla fine del mese, ma ci sono già circa quaranta ricorsi che ne chiedono l’annullamento.

*In copertina una foto del villaggio colpito tratta da Twitter

di Red/Al.Pi.

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