Stupri per ‘cambiare il sangue’ nel Tigray

Da quando è scoppiata la guerra tra il Fronte popolare di liberazione e il Governo, la violenza sessuale è all'ordine del giorno

Violenze sessuali e stupri di gruppo sono all’ordine del giorno nella Regione del Tigray in Etiopia, da quando, nel novembre 2020, è iniziata la guerra tra il Fronte popolare di liberazione (Tplf) e il Governo.

Nei giorni scorsi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rilasciato la prima dichiarazione congiunta sulla crisi in corso, esprimendo “profonda preoccupazione” per le accuse di violazioni dei diritti umani, comprese le denunce di violenza sessuale contro donne e ragazze.

Alcuni osservatori Onu hanno anche chiesto “una risposta umanitaria più ampia e un accesso umanitario senza restrizioni” per affrontare le esigenze umanitarie e la sempre più diffusa insicurezza alimentare. Il Consiglio di sicurezza aveva, nel corso di questi mesi, discusso più volte la situazione in Tigray, ma non era mai riuscito a concordare una dichiarazione congiunta.

Anche la rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulle violenze sessuali nei conflitti, Pramila Patten, si era detta nel mese di gennaio “molto preoccupata” per le gravi accuse di violenza sessuale nella regione del Tigray e nella capitale Macallé.

“Chiedo – scriveva Patten – a tutte le parti coinvolte nelle ostilità nella regione del Tigray di impegnarsi in una politica di tolleranza zero per i crimini di violenza sessuale, in linea con i rispettivi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”. “Chiedo al governo dell’Etiopia di esercitare ulteriormente i suoi obblighi per proteggere tutti i civili da atti sessuali e di altro tipo di violenza, indipendentemente dalla loro origine etnica e dagli sfollati a causa del conflitto, e per consentire prontamente un’indagine indipendente su tutte le accuse di violenza sessuale e altre forme di violenza, per accertare i fatti e ritenere i responsabili responsabili, fornire risarcimento alle vittime e prevenire ulteriori gravi violazioni”.

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Notizie sugli stupri usati come armi di guerra si susseguono da mesi. A raccontarli nel mese di marzo erano stati, tra gli altri, la Cnn, il New Tork Times e il quotidiano britannico Telegraph. I reportage raccontano che i soldati colpiscono le donne della Regione “per impedire loro di far nascere nuovi tigrini”.

L’obiettivo di tali abusi sarebbe infatti quello di “cambiare il sangue” delle donne tigrine, cancellandone una discendenza. Difficile stabilire quante donne abbiano perso la vita a causa delle violenze. Quello che invece è più chiaro, secondo le testimonianze è che a compiere gli stupri sono uomini in divisa.

Molte donne scelgono di non recarsi negli ospedali dal momento che possono essere rintracciate dagli stessi soldati. Molti sono poi i casi di medici che decidono di non registrare i casi di stupro nel timore di ritorsioni da parte di militari. Nel mese di marzo la vicedirettrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari per la regione dell’Africa orientale e meridionale, Wafaa Said, aveva riferito che più di 500 donne etiopi avevano denunciato di aver subito violenze sessuali presso cinque ospedali nel Tigray. Una cifra sicuramente al ribasso, visto lo stigma associato allo stupro e la mancanza di denunce.

La commissione per i diritti umani nominata dallo stato dell’Etiopia e l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno annunciato alla fine di marzo di aver accettato di condurre un’indagine congiunta “sulle violazioni dei diritti umani e sugli abusi presumibilmente commessi da tutte le parti” nel Tigray. Il governo etiope ha istituito una task force per indagare sulle denunce di violenza sessuale.

Un altro aspetto preoccupante del conflitto è l’alto numero di sfollati che la crisi ha provocato in pochi mesi. Secondo il Displacement Tracking Matrix (DTM) dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), oltre 1milione di persone sono sfollate nella regione del Tigray in Etiopia e nei vicini Afar e Amhara. I dati suggeriscono che gli sfollati interni stanno fuggendo verso paesi e città per cercare assistenza umanitaria e ottenere l’accesso ai servizi essenziali. La più alta concentrazione di sfollati interni si trova a Shire, dove 445.309 sfollati interni risiedono in rifugi collettivi sovraffollati, comprese le scuole, all’interno della comunità ospitante e in spazi aperti. La maggior parte di loro proviene dal Tigray Occidentale e Nordoccidentale.

di Red/Al.Pi.

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