Thailandia, virus e libertà d’espressione

Nel regno asiatico il Covid19 raggiunge picchi senza precedenti. Ma è a rischio anche il diritto di dire quello che si pensa sul web. Un tribunale dà ragione a chi ha fatto ricorso contro la censura

La situazione della pandemia da Coronavirus nel Sudest asiatico continua a peggiorare. Colpisce un’area del Mondo che, durante la prima ondata, aveva potuto vantare una virtuosa risposta al virus. Una situazione che ha peggiorato anche le libertà individuali e che ha visto crescere le pressioni dei governi sul mondo dell’informazione.

La terza ondata non ha risparmiato nessuno, anche se sono soprattutto due i Paesi che stanno pagando il prezzo più altro: Thailandia e Indonesia. Quest’ultima ha raggiunto il suo primato più drammatico di aumento dei casi e delle vittime con una crescita rapidissima dei picchi che mercoledì scorso le ha fatto superare il triste traguardo di oltre 100mila morti per Covid. Ieri il totale era di 104mila vittime – 1.635 in più rispetto a giovedi – con 39mila nuovi casi.

Quanto al regno asiatico, Bangkok, l’hub del turismo per eccellenza ora sigillato, ha messo in isolamento domiciliare in città quasi 100mila pazienti mentre, secondo il ministero della Sanità, gli ospedali provinciali si stanno prendendo cura di altri 100mila trasferiti dalla capitale. A livello nazionale sarebbero già occupati 156.189 posti letto, ovvero il 73,49% di tutti quelli ospedalieri, esclusi quelli di Bangkok. Situazione, dicono al ministero “sotto controllo” perché ci sarebbero ancora altri 41.185 posti letto disponibili. La Thailandia ha registrato giovedì un record di 20.920 nuovi casi giornalieri e 160 decessi e ieri oltre 21mila nuovi casi e 191 vittime, su un totale di 5.854 morti da inizio pandemia. Numeri non altissimi nei decessi ma preoccupanti per la crescita dei contagi. Ieri il servizio sanitario nazionale ha anche modificato le norme per consentire al pubblico di acquistare kit di test antigenici (Atk) per l’autotest, cui è stato destinato un miliardo di baht per acquistarne 8,5 milioni.

Sul fronte economico, le perdite per la Thailandia – un Paese che registrava ogni anno diversi milioni di turisti occidentali e asiatici – rischiano di essere enormi e si rifletteranno anche su altre destinazioni, visto che la maggior parte dei voli per l’area passano comunque da Bangkok. Ma è grave la situazione anche nel campo delle libertà di espressione. Ieri però un tribunale civile si è pronunciato a favore di una richiesta della Human Rights Lawyer Alliance e di una dozzina di società editoriali che avevano chiesto la revoca di un regolamento che autorizza la National Broadcasting and Telecommunications Commission (Nbtc) a tagliare l’accesso a Internet agli utenti dei social media che pubblicano contenuti ritenuti allarmistici. Secondo i magistrati, il regolamento, promosso dal premier Prayut Chan-o-cha, limita la libertà di parola e minaccia quella di espressione sul web.

(Red/Est)

In copertina: Bangkok (foto atlanteguerre)

 

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